Classifica Salvaleforeste degli editori italiani. I libri stampati su carta riciclata e sostenibile

libri sull'alberoDa dove viene la carta dei libri? Greenpeace ha diffuso la classifica Salvaleforeste, con gli editori che usano carta riciclata o certificata e quelli che non lo fanno. Cioè i più numerosi e i più noti del panorama italiano.

In quest’ultimo caso, c’è poco da stare allegri: l’Italia, dice Greenpeace, è il più importante acquirente di carta proveniente dall’Indonesia – dove la deforestazione galoppa – e il maggior cliente europeo di APP, Asian Pulp and Paper, il campione della deforestazione.

La classifica Salvaleforeste è stata diffusa in occasione del Salone del Libro di Torino, inaugurato ieri, ed è stata compilata sulla base di un questionario inviato da Greenpeace agli editori.

Soltanto il 18% degli editori italiani usa alte percentuali di carta riciclata unita a fibre vergini certificate Fsc, cioè provenienti da un uso sostenibile delle foreste. Fra questi Bompiani, Edizioni Ambiente, Fandango, Hacca e Gaffi.

Alcuni editori usano fibre certificate Fsc, ma secondo Greenpeace devono impegnarsi ad aumentare l’impiego di carta riciclata: sono pochi, e fra essi spicca Marsilio.

Di qui in poi, le dolenti note: la classifica incontra il gruppone degli editori italiani più importanti e più noti. Essi, dice Greenpeace, pur avendo risposto al questionario e pur avendo dimostrato sensibilità al problema usano solo una minima percentuale di carta certificata Fsc, e poca o niente carta riciclata. Sono in questa situazione Mondadori, RCS Libri, Gruppo Giunti, Gruppo Mauri Spagnol, Adelphi, Fabbri..

In fondo alla classifica, un altro 20% degli editori italiani. Essi, dice Greenpeace, non hanno fornito nessuna informazione utile per valutare la sostenibilità della propria carta, “dimostrando poca trasparenza e nessuna volontà di escludere dalla propria filiera carta proveniente dalla deforestazione”. Tra questi Feltrinelli, che da solo controlla quasi il 4% del mercato librario.

La classifica Salvaleforeste di Greenpeace

Foto Flickr

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