Non si conosce il motivo ma il fatto è evidente: le api esposte a dosi sub letali di imidacloprid, un insetticida neonicotinoide, sono più colpite dal nosema, un parassita che costituisce uno dei crucci degli apicoltori.
E’, in estrema sintesi, il risultato di una ricerca appena pubblicata sulla rivista scientifica tedesca in lingua inglese Naturwissenschaften.
L’imidacloprid è ampiamente usato anche in Italia. Ancora per qualche mese e per motivi precauzionali, ne è vietato l’impiego nella concia della semente del mais.
Blogeko dedica una particolare attenzione al fatto che le api stano morendo in tutto il mondo (o almeno in tutto l’Occidente), un fatto che finora non ha trovato una spiegazione univoca. Lo fa per due motivi.
Il primo è che dall’impollinazione effettuata dalle api dipende un terzo dei raccolti: un terzo dei cibi che noi mangiamo.
E poi – secondo motivo – ci accorgiamo che le api muoiono perchè sono domestiche. E’ lecito pensare che muoiano anche tutti gli altri insetti. E con loro spariscono gli insettivori: i rospi, tanti uccelli. E poi gli aironi che mangiano le rane e i rapaci che si nutrono di uccelli. Eccetera: infatti tante specie fino a poco tempo fa comuni sono ora introvabili, la campagna diventa un deserto.
Lo studio su api e imidacloprid è stato coordinato da Jeffery Pettis, del Bee Laboratory istituito presso il Dipartimento per l’Agricoltura degli Stati Uniti.
Per diverse settimane il gruppo di lavoro ha offerto alle api dosi di cibo addizionato a piccolissime quantità di imidacloprid: dosi sub letali, e inferiori alla concentrazione oltre la quale sono dimostrati effetti sulla longevità delle api e sulla loro capacità di procurare cibo.
Durante l’esperimento, un primo gruppo di apriari ha ricevuto l’imidacloprid alla dose di 5 parti per miliardo, un secondo gruppo alla dose di 20 parti per miliardo. Il terzo gruppo, quello di di controllo, ha ricevuto lo stesso cibo ma non l’insetticida.
Poi gli individui nati nei tre gruppi di apiari sono stati esposti al nosema, un parassita unicellulare che si localizza nell’intestino.
Risultato. Negli insetti provenienti da apiari nutriti con cibo addizionato al pesticida non si è trovata traccia del pesticida stesso ma si è reso evidente un incremento molto marcato delle spore di nosema.
Invece negli insetti provenienti da apiari che non avevano ricevuto l’insetticida l’infezione da nosema era ridotta.
Il motivo di tutto questo non è stato individuato; appare però chiaro – scrivono i ricercatori – che l’interazione fra agenti patogeni e pesticidi può giocare un ruolo di primo piano nell’accresciuta mortalità api.
E’ noto infatti che per tentare di spiegarla è stata chiamata in causa anche la, diciamo, notevole virulenza con cui ultimamente si manifestano malattie come varroa e nosema, per altro note da tempo.
Su Naturwissenschaften esposizione ai pesticidi delle api e infestazione da nosema
Nosema su Wikipedia
Imidacloprid su Wikipedia
Via Oca Sapiens
Foto Energetic Spirit








