Prevenire frane e alluvioni costa 6,8 miliardi. Darebbe lavoro a 44.000 persone

feb  12
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Curare la manutenzione del territorio per prevenire le frane e le alluvioni che provocano vittime e danni: 5 miliardi solo negli ultimi due anni. Ne ho parlato spesso, e adesso arriva il capillare piano delle piccole opere necessarie per raggiungere questo obiettivo.

Lo ha presentato ieri l’Anbi (Associazione nazionale delle bonifiche, delle irrigazioni e dei miglioramenti fondiari), aggiornando il documento che ha redatto per la prima volta nel 2010.

Per togliersi il pensiero bisognerebbe spendere 6,8 miliardi di euro, creando contemporaneamente 44.000 posti di lavoro.

Quando a casa tua il tetto è marcio e il conto in banca non è un pozzo senza fondo cosa fai, preferisci ripararlo o comprare il Suv? Opere come quelle proposte dall’Anbi mettono l’Italia di fronte ad una scelta del genere. Qualsiasi persona di buon senso riparerebbe il tetto. L’Italia invece compra il Suv, cioè corre dietro alla Tav.

In Italia – e anche questo l’ho scritto tante volte – il paesaggio naturale non esiste praticamente più, nel senso che l’intero territorio e l’assetto dei corsi d’acqua sono stati trasformati dalla millenaria opera umana.

Al posto degli equilibri naturali e stabili si sono creati degli equilibri artificiali e precari, che possono – che potrebbero – reggersi solo grazie alla costante manutenzione.

Pensate ai terrazzamenti dei pendii, ai canali di scolo e di irrigazione dei campi: ma ci sono anche le opere di ingegneria idraulica del passato per creare canali navigabili (prima della costruzione della rete ferroviaria le merci viaggiavano lungo le vie d’acqua) e per azionare mulini.

Mulini e vie d’acqua non servono più: nella migliore delle ipotesi i corrispondenti canali sono stati lasciati al loro destino, e nella peggiore adesso sono intombati nel cemento. Inoltre si si è verificato l’abbandono delle aree agricole marginali: nessuno si prende più cura di terrazzamenti e scoli.

Il territorio ha così perso anche l’equilibrio artificiale creato dall’uomo: e in attesa che trovi un nuovo equilibrio naturale, ecco le frane e le alluvioni che solo l’anno scorso, dice l’Anbi, hanno provocato danni economici per oltre 2 miliardi di euro; nel 2010 i danni furono ancor più alti, 3 miliardi.

L’antidoto proposto dall’Anbi è un pulviscolo di 2.943 interventi sui argini e canali, per una spesa complessiva appunto di 6,8 miliardi: più alta di quella calcolata due anni fa, ma comunque rapidamente ammortizzabile attraverso la riduzione dei danni da frane e alluvioni.

Il comunicato stampa dell’Anbi la proposta di piano per ridurre il rischio idrogeologico e la tabella degli interventi divisi per regione

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