Il suolo è avvelenato, o comunque ha qualcosa di non meglio specificato che non va bene. L’Asl invita la gente di Portoscuso (costa occidentale della Sardegna) a non dare da mangiare tutti i giorni ai bambini piccoli la frutta e la verdura coltivate sul posto.
Inoltre, pur senza affermarlo, lascia intendere in modo abbastanza trasparente che probabilmente arriveranno ulteriori provvedimenti.
Il problema – non citato direttamente dall’Asl – è il polo industriale in disarmo di Portovesme: il lavoro se ne sta andando ma l’inquinamento rimane.
Portovesme è, o era, il polo industriale più grande della Sardegna: fra gli altri gli stabilimenti Eurallumina, ex-Ila, Alcoa, ultimamente protagonisti della cronaca per le proteste dei lavoratori disperati.
L’inquinamento della zona è noto da un pezzo. I piani di disinquinamento hanno ormai vent’anni e, come come il Gruppo di intervento giuridico, ne hanno “in gran parte beneficiato economicamente le medesime industrie responsabili dello stato di inquinamento dell’area”. E l’inquinamento è ancora lì, come dimostrano le analisi dell’Arpa Sardegna: il link in fondo.
Così sul sito internet dell’Asl di Carbonia, tre giorni fa, è comparso un comunicato. Dice che il 20 gennaio si sono incontrati il sindaco di Portoscuso e i massimi funzionari locali competenti in materia di salute e prevenzione.
Nel corso della riunione si è esaminata la relazione finale della valutazione del rischio sanitario dei suoli del territorio comunale di Portoscuso, eseguita dall’Istituto Superiore di Sanità e acquisita dal Ministero dell’Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare al prot. 35428/TRI/DI del 22.11.2011.
Notare la data. La relazione finale è pronta da novembre, eppure il suo contenuto è sconosciuto, tranne che al gruppetto dei partecipanti alla riunione. Essi tuttavia (nonostante le sollecitazioni) non si sono sbottonati coi giornalisti. Comunque il sindaco e i funzionari l’hanno letta e
A tal proposito si ritiene necessario informare la popolazione di Portoscuso di fare in modo di differenziare la provenienza dei prodotti ortofrutticoli da consumare per la fascia di età dei bambini da 0 a 3 anni. Occorre perciò fare in modo che in questa fascia di età non siano consumati esclusivamente prodotti ortofrutticoli provenienti dai terreni ubicati nel Comune di Portoscuso.
Non date da mangiare tutti i giorni ai bambini piccoli la frutta e la verdura che crescono qui: ma perchè, cosa c’è che non va? E poi: frutta e verdura no, ma latte locale sì? E come devono regolarsi le donne in gravidanza o in allattamento? Non lo si dice. E poi c’è l’ultima frase:
Si rimane comunque in attesa del verbale della conferenza decisoria per conoscere quali ulteriori provvedimenti adottare
Non sono riuscita a capire di quale conferenza si tratti, ho capito abbastanza chiaramente che chi ha letto la relazione finale sui suoli di Portoscuso ritiene molto probabili ulteriori provvedimenti.
Se l’Asl non dice che cosa non va nella terra, su Gruppo di intervento giuridico si trova per lo meno il quadro generale: Portoscuso vanta poco lusinghieri record nel campo del deficit cognitivo infantile e del tasso di piombo nel sangue.
La gamma dell’inquinamento locale comprende fumi di acciaieria, bacini di fanghi rossi (come quelli della marea rossa in Ungheria), sversamenti in mare, discariche illecite di rifiuti tossico nocivi, nubi di fluoro.
Il comunicato dell’Asl di Carbonia Portoscuso, differenziare i prodotti ortofrutticoli per i bambini da 0 a 3 anni
Su La Nuova Sardegna la frutta di Portoscuso fa paura
Su Gruppo di intervento giuridico a Portoscuso di mangiano metalli pesanti
Dall’Arpa Sardegna le analisi di terra e acqua a Portoscuso (dati 2009)
Un vecchio articolo di Panorama allarme fanghi tossici. In Ungheria? No, in Sardegna
Su Adn Kronos le proteste dei sindaci e dei lavoratori del Sulcis
Su Ansa la marcia degli operai e dei sindaci del Sulcis per il lavoro
Foto alecani









Notare queste industrie hanno ricevuto una montagna di soldi sia direttamente che indettamente!!!
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Se gli stessi soldi li avessero dati ad ogni lavoratore sarebbero ancora vivendo gratis, senza faticare e senza i problemi dell’inquinamento.
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In Italia esiste una marea d’aziende che con la scusa di “licenziare il povero lavoratore” e “dare lavoro” hanno depredato le casse dello Stato.
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Ciao
anno rovinato tutto il territorio poi non ti fanno costruire neppure una cappanna perchè devono tuttellare il territtorio dagli scempi. vergognaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa.
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