Oggi è un giorno vittorioso per le battaglie ambientaliste. Dopo il no della Bulgaria al fracking, a ore è atteso il no del presidente Usa Obama all’oleodotto Keystone XL – l’elefante degli oleodotti – pensato per consentire agli Stati Uniti di raffinare ed usare il petrolio proveniente dalle sabbie bituminose del Canada.
L’oleodotto Keystone renderebbe gli Stati Uniti, per così dire, complici morali dei problemi legati allo sfruttamento delle sabbie bituminose, definito l’operazione più distruttiva del mondo: il petrolio non si trova in un giacimento convenzionale, bensì impregna il terreno più o meno come l’acqua può impregnare una spugna.
Ho scritto: vittoria per le battaglie ambientaliste, ma forse sarebbe meglio parlare, nel caso dell’oleodotto, di una vittoria per la scienza. Addirittura la Nasa poche settimane fa ha preso scientificamente a sberle Obama a proposito della tentazione di usare le sabbie bituminose. Sberle implicite, certo, ma nette e sonore.
Bloomberg. Reuters, Wall Street Journal: le maggiori testate concordano nel dare per praticamente certo e imminente il no di Obama. Non un no all’oleodotto in sè, ma al suo tracciato: con la possibilità dunque di sceglierne un altro e di riaprire un domani la discussione.
Di fatto, si tratta di uno stop al progetto, destinato (salvo sorprese) a fare effetto per un tempo non esattamente brevissimo.
L’oleodotto Keystone XL doveva allungarsi per 2.700 chilometri dal Canada alle raffinerie del Texas, trasportando ogni giorni 500.000 barili di petrolio. Costo previsto, 7 miliardi di dollari.
Il dibattito sull’approvazione o meno dell’opera si è concentrato sul suo impatto in territorio americano, sulla possibilità di perdite eccetera: più implicito, ma pur tuttavia prepotente, il pensiero relativo alle modalità di estrazione del petrolio in Canada.
Bisogna abbattere la foresta, scavare la crosta terrestre, estrarre la sabbia< e "lavarla" con acqua calda per strizzare fuori il petrolio di cui è impregnata: un barile di petrolio ogni due tonnellate di sabbia. Se le sabbie bituminose giacciono in profondità, si inietta acqua calda sottoterra. E poi bisogna gestire materiali di risulta variamente velenosi.
Per via del procedimento complesso ed energivoro, l’estrazione di un barile di petrolio dalle sabbie bituminose comporta l’emissione in atmosfera di 86-103 chili di anidride carbonica, il principale gas serra. L’estrazione di un barile di petrolio convenzionale comporta l’emissione “solo” di 27-58 chili di anidride carbonica. Più, in tutti e due i casi, i gas serra derivanti dalla successiva combustione del petrolio.
Su Reuters Obama sta per dire di no all’oleodotto Keystone. Idem su Bloomberg e sul Wall Street Journal
Foto Steve Rhods









Ogni tanto qualcosa di buono lo combina, dopo tutto, sempre che la notizia venga confermata e non prevalgano gli interessi delle lobbies o, in alternativa, che si scelga un altro itinerario vanificando di fatto il no.
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