Ecologia ed economia sono due facce della stessa medaglia, il petrolio è il sangue che scorre nelle vene dell’economia e, visto che si fa un gran parlare di sanzioni europee all’Iran, vi propongo il punto di vista russo, situato per molti versi al di fuori della mischia: l’Europa deve scegliere fra l’embargo al petrolio iraniano e il default.
Infatti le esportazioni di petrolio iraniano in Europa sono diretta soprattutto verso Grecia, Spagna, Italia: i Paesi più in difficoltà che rischiano da un momento all’altro di far precipitare nel baratro delle difficoltà tutti gli altri.
Per anticipare in due parole le conclusioni, secondo i russi sarebbe lungo, complicato e anzi quasi impossibile trovare vie alternative di approvvigionamento: checchè ne dicano i leader europei. E anche l’Iran sarebbe in grave difficoltà a trovare altri clienti.
Traduzone: l’Europa si sta comportando come quel marito che, per far dispetto alla moglie, si tagliò gli zebedei.
L’analisi delle ripercussioni sull’Europa dell’embargo all’Iran viene da Ria Novosti, praticamente un’agenzia ufficiale visto che le sue fonti principali di informazione diretta sono le istituzioni.
Il quadro di fondo è noto: nella convinzione che il programma iraniano per l’energia nucleare celi la preparazione di armi nucleari, Usa ed Europa hanno varato sanzioni contro le esportazioni iraniane di petrolio. L’Unione Europea non acquisterà più greggio iraniano a partire dal primo luglio, data ovviamente scelta per consentire una riorganizzazione.
L’Iran ha risposto interrompendo subito le esportazioni di petrolio verso Francia e Gran Bretagna (che però sono poca cosa) e minacciando di chiudere subito anche gli altri rubinetti rubinetti, compresi quelli verso l’Italia. E qui cominciano le grane.
Nel 2011, scrive Ria Novosti, l’ Unione Europea ha importato in media 600.000 barili di petrolio iraniano al giorno, per il 68% diretto verso Grecia, Spagna e Italia. Il 35% del petrolio utilizzato dalla Grecia viene dall’Iran.
Ria Novosti ha intervistato Konstantin Simonov, direttore del fondo nazionale per l’energia. Secondo lui, in sintesi, con l’eventuale venir meno del petrolio iraniano la crisi in Grecia precipiterà e la Grecia dovrà uscire dall’euro. Con conseguenti reazioni a catena sull’economia degli altri Paesi.
Oltre a questo, la parte più interessante dell’articolo secondo me è quella che esamina i possibili canali alternativi di approvvigionamento per l’Europa.
Monti, in un’intervista di qualche giorno fa a Sky, ha detto a proposito dell’embargo “Crediamo di aver trovato fonti alternative di approvvigionamento dell’energia”. Ma si può certo importare con (relativa) facilità più energia elettrica: il problema è che le auto vanno a petrolio, anzi a benzina, e secondo i russi praticamente nessuno è in grado di venire in soccorso agli europei.
Sempre in sintesi: la Russia non ha petrolio da dar via. L’Arabia Saudita l’ha promesso, ma è pressochè inutile perchè le raffinerie europee non sono adatte a trattare il greggio saudita. La Libia è tornata ai livelli di produzione pre-bellici, ma probabilmente ha già il tutto esaurito di contratti da onorare. Gli altri Paesi africani potrebbero aumentare solo di poco le esportazioni verso l’Europa.
Su Ria Novosti l’Europa deve scegliere fra embargo al petrolio iraniano e default
Su Petrolio Iran news, con le cifre dell’esportazione verso Italia, Spagna e Grecia
Su T-Mag l’intervista di Monti a Sky









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