A volte, e menomale, le proteste ambientali raggiungono lo scopo. Dopo le manifestazioni dello scorso fine settimana, in Bulgaria il Governo ha ritirato il permesso di cercare idrocarburi con tecniche non convenzionali che era stato accordato alla Chevron l’anno scorso. Traduzione: addio fracking per estrarre gas metano.
Grazie al fracking ora gli Stati Uniti nuotano nel gas. Ma si tratta di una tecnica con pesantissimo impatto: il gas intrappolato nelle rocce viene liberato fratturando le rocce stesse con iniezioni di acqua addizionata a sostanze chimiche che sono anche tossiche e cancerogene.
Al fracking sono legati terremoti in aree non sismiche e l’inquinamento dei pozzi e delle falde d’acqua.
Nel giugno scorso, il Governo ha accordato alla Chevron un permesso di ricerca dello shale gas (il gas racchiuso nelle rocce, da estrarre col fracking) nella zona di Novi Pazar, nel Nord Est del Paese.
In base alle caratteristiche delle rocce del tipo di quelle che si trovano nell’area, la Chevron stimava che Novi Pazar (4.400 chilometri quadrati) contenesse potenziali riserve di gas pari come minimo a 300 miliardi di metri cubi, e come massimo a un trilione di metri cubi: e il Governo sperava che venisse così a ridursi la pressochè totale dpendenza della Bulgaria dal gas russo.
I bulgari però hanno preso decisamente male la prospettiva dell’estrazione dello shale gas. Lo scorso fine settimana, ormai imminente l’inizio delle ricerche sul campo, ci sono state proteste in molte città.
Il ritiro – in pratica – del permesso alla Chevron non è l’unico risultato ottenuto dai manifestanti.
Oggi il Parlamento bulgaro discute il divieto di praticare il fracking su tutto il Paese e sulle acque nazionali del Mar Nero. Ci si attende che venga approvato, dal momento che la proposta è stata presentata dal Gerb (Cittadini per lo Sviluppo Europeo della Bulgaria), il partito conservatore attualmente al governo.
Su Reuters la Bulgaria cancella il permesso della Chevron per lo shale gas
Foto Darth Ambiguous









Pingback: Obama dirà no a Keystone, l’elefante degli oleodotti nutrito dalle sabbie bituminose « Blog dei Genitori di Spresiano
Pingback: Colossale fuga dalla piattaforma Elgin. La Gran Bretagna non riesce a chiudere il gas | STAMPA LIBERA