Ancora Fukushima. La rivista dell’European Geosciences Union pubblica oggi uno studio di scienziati giapponesi e cinesi secondo il quale il terremoto di magnitudo 9 dell’11 marzo scorso – quello che ha innescato la crisi nucleare – ha attivato due faglie, una delle quali passa proprio a Fukushima: e dunque adesso bisogna aspettarsi un forte terremoto con epicentro proprio lì.
L’epicentro dell’11 marzo era in mare, a 160 chilometri da Fukushima: è evidenziato dalla stella viola nell’immagine. La stella rossa è l’epicentro di un terremoto di magnitudo 7 prodotto in aprile dall’altra faglia riattivatasi l’11 marzo. Il quadratino rosso è la centrale nucleare di Fukushima. Nonchè il luogo dove passa la faglia riattivata che deve ancora produrre un forte terremoto.
I sismologi scongiurano il Governo giapponese di mettere la centrale nucleare di Fukushima in condizione di sopportare il sisma che essi attendono in un futuro ovviamente non meglio specificato ma – lasciano intendere – non remoto.
Avete idea di quali sarebbero i problemi provocati da un forte terremoto proprio a Fukushima? Incrociate le dita, ecco la situazione.
Nessuno sa dove siano e in che condizioni si trovino i noccioli fusi che sono usciti dai tre reattori di Fukushima e si sono aperti una strada verso il basso.
Recuperarli, metterli in sicurezza? Questione di decenni, non di anni: sempre che il “big one” atteso dagli scienziati sia così gentile da lasciare il tempo…
Ma ci sono altri fronti di crisi su cui forse è possibile intervenire più rapidamente. Le piscine con le barre di combustibile esausto sono all’ultimo piano degli edifici che ospitano i reattori, o meglio ciò che resta. Le barre sono ancora radioattive e hanno bisogno di essere costantemente coperte dall’acqua di raffreddamento.
Le strutture portanti hanno già dovuto fare i conti con il terremoto dell’11 marzo e con le esplosioni di idrogeno verificatesi all’inizio della crisi nucleare. Se almeno le piscine fossero vuote, le conseguenze di un altro forte scossone farebbero meno paura.
E poi c’è l’acqua, tutta l’enorme quantità di acqua enormemente radioattiva che è stata versata sui reattori e nei reattori per raffreddarli e che si è accumulata negli scantinati degli edifici. La sua presenza non contribuisce certo alla stabilità delle costruzioni.
Un forte terremoto potrebbe aprire delle falle nelle pareti, che già non sono ermetiche. Se Fukushima fosse alleggerita dall’acqua si potrebbe tirare un sospiro di sollievo.
Infine c’è Fukushima Daini, l’ “altra” Fukushima, la centrale nucleare gemella di quella della crisi nucleare che si trova a una decina di chilometri di distanza.
Anch’essa l’11 marzo ha avuto molti problemi, però è stato possibile riportarla sotto controllo. Di solito non ci si pensa più. Però è ancora lì, con tutti i suoi reattori: ed è il posto più facile da cui cominciare a prevenire i danni di un nuovo terremoto.
Il comunicato stampa di European Geosciences Union aumentato il rischio di terremoti a Fukushima, da cui è tratta anche la foto









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