E’ Fukushima? Foche e trichechi malati, la radioattività fra le possibile cause

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Foche e trichechi sono vittime di una misteriosa malattia nel Pacifico settentrionale. Sarà Fukushima? Non è pura speculazione: l’amministrazione Usa sta prendendo in considerazione, insieme ad altre, anche la pista delle radiazioni.

Il vocabolo “Fukushima” non viene citato nel comunicato stampa, ma l’accostamento sorge – come si suol dire – spontaneo: anche perchè moltissima acqua radioattiva di Fukushima è finita nel Pacifico.

La morìa va avanti dalla metà di luglio, e tutte le analisi finora non hanno cavato un ragno dal buco: appurato solo che non si tratta di un virus. Ora sulle foche vengono effettuati anche i test relativi alla radioattività (nessuna variazione registrata nelle acque americane): i risultati arriveranno fra diverse settimane.

Vi faccio vedere le foto delle foche malate diffuse dal Noaa (National Oceanic and Atmospheric Administration): gli animali mostrano (poveretti!) lesioni e irritazioni alla pelle, talora con sanguinamento, e chiazze prive di pelliccia: e altro è emerso dalle autopsie.

La foto qui a lato mostra come è ridotta la pelle delle pinne posteriori in un animale malato.

Il Noaa ha dichiarato un “unusual mortality event” per le foche dell’Alaska: significa che un alto numero di animali è morto in modo inaspettato, e che è necessario trovare il modo di fronteggiare l’evento.

Al Noaa è in corso la procedura per dichiarare un “unusual mortality event” anche per i trichechi dell’Alaska: ma le foche e trichechi sono malati anche sulle coste della Russia e del Canada, il che – dice il Noaa – suggerisce una malattia trasmissibile o una causa ambientale comune.

Accanto, le lesioni sul muso di una foca. Dalla metà di luglio in Alaska si sono trovati più di 60 foche morte (perlopiù foche dagli anelli) e 75 foche malate, e le segnalazioni continuano ad affluire.

Alcuni degli animali malati hanno il respiro affannoso e appaiono letargici. Autopsie e esami di laboratorio hanno individuato fluidi nei polmoni, macchie bianche sul fegato, escrescenze anomale del cervello.

Per ora, nessun caso di contagio agli uomini (nelle piccole comunità dell’Alaska è diffusa la caccia alle foche, che rappresentano un’importante fonte di sostentamento), ma non si sa con certezza se la malattia è trasmissibile.

Visto che non si tratta di un virus, le ipotesi sulla causa della malattia riguardano, oltre alla radioattività, problemi al sistema immunitario (a volte i linfonodi sono infatti più piccoli del dovuto), micosi, biotossine prodotte da attività umane, stress legato ai cambiamenti climatici. Se ci saranno aggiornamenti, lo saprete.

Il comunicato stampa di Noaa Alaska mortalità inusuale fra le foche e l’approfondimento

Su Reuters le foche malate dell’Alaska sottoposte a test per la radioattività

Foto, foto

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10 risposte a E’ Fukushima? Foche e trichechi malati, la radioattività fra le possibile cause

  1. Boldrini Stefano NATO MODENA IL 09/05/1968 scrive:

    avendo preso visione di tali anomali
    (( richiedo da semplice studioso))
    ((((( se da tali lacerazioni biancastre in particolare = esce del liquido odoroso di similare candida femminile )))))) il tutto per definire al meglio se tali cause non siano da
    ricercare in altro ” quindi non inerenti al disastro che oggi è sotto controllo per fortuna, grazie alla tepco e altri U.S.A. ECC… ”

    POI PER IL FATTO
    dello stato sindrome dormiente = semi letargo = le cause sono dovute a alteramento delle sostanze nutritive di cui si nutrono ” carenza o abbondanza = ?????? ”

    ma con la solita pridenza io chiederei
    di visionare i fegati di tali animali che presentano tali sintomi, e se l’apparato uditivo ecc…. mostra anomalie “”"” altre “”"”"

    tali informative
    se è possibile
    spedirle alla imail obamadue@yahoo.it
    grazie

    ciao..

  2. silviuccio berluschino scrive:

    Un po’ fuori tema ma spero che Maria me lo conceda…
    Mi sono perso qualche commento di un gran maleducato (a cui probabilmente rode terribilmente che il blog di Maria vengano indicizzati molto più dei suoi da Google), in risposta ai miei, che penso meriti qualche considerazione.

    Dunque, punto 1) “[…] gli ‘esperti’ come Gundersen, che aveva previsto i disastri peggiori a causa del ‘pericolosissimo MOX’… di plutonio NEANCHE L’OMBRA […]” dice il (grandissimo) maleducato.
    Beh, mi dispiace per questi personaggi (squallidi) ma l’”ombra” del plutonio c’è eccome!
    Potrei citare l’articolo pubblicato sullo ‘US National Library of Medicine’ (J Environ Radioact. 2011 Dec 27. 
Radionuclides from the Fukushima accident in the air over Lithuania: measurement and modelling approaches.
Lujanienė G, Byčenkienė S, Povinec PP, Gera M.
Environmental Research Department, SRI Center for Physical Sciences and Technology, Savanoriu 231, 02300 Vilnius, Lithuania.) in cui si parla di tracce di plutonio trovato in aerosol in Lituania, ma il maleducato obietterebbe che si tratta solo di tracce o che qualche “ambientalista” possa averne spruzzato un po’ con una bomboletta tanto per dare la colpa a Fukushima.
    Ma non ci sono solo le “tracce” in Lituania, ce n’è ben più che in tracce a Itate-mura, ed è la stessa NISA a comunicarlo ufficialmente: al 6 giugno, a 38 km da Fukushima, ci sono 3,2 GBq di Pu-239 e 76 TBq di Nettunio-239 (non è specificato se per metroquadro, chilometroquadro, chilogrammo o qualsiasi altra unità di superficie/volume/massa. Perché la NISA non lo dice?).
    E c’è anche il Nettunio-239 (simbolo chimico: Np-239)! Che significa? 
Il Nettunio-239 non esiste in natura, è un prodotto del decadimento dall’Uranio-239 (altro isotopo inesistente in natura). Se consideriamo che l’U-239 ha una emivita (tempo in cui la sua radioattività si dimezza) di soli 23 minuti e che l’Np-239 di soli 2,4 giorni, si possono dedurre solo due fatti (qualcuno più competente del supermaleducato mi corregga se sbaglio): o c’è qualcuno che a distanza di 80 giorni circa (da15/3 al 6/6) sta ancora spruzzando Uranio-239 dal cielo oppure il nettunio è finito li, a Itate-mura, sin dai primi giorni dell’incidente, e doveva essere una quantità ben maggiore (fate un po’ voi i calcoli usando la formula
    AttivitàIniziale = AttivitàAl6Giugno*e^(-(ln(0,5)/EmivitaNettunio)*t) ponendo t=80 giorni, EmivitaNettunio=2,4 e trascurando l’emivita dell’U-239).
    Punto 2 (sulla “diluizione istantanea e immediata” delle perdite di materiale radioattivo nell’oceano).
    Secondo la logica del maleducato che vorrebbe che qualsiasi quantità di porcherie (radioattive o no che siano) si diluirebbe a piacimento nell’enorme massa d’acqua rappresentata dall’oceano, allora la compagnia di navigazione che ha affondato FRAUDOLENTEMENTE la Jolly Rosso e la Jolly Giallo, navi cariche di scorie RADIOATTIVE, al largo delle coste tirreniche e ioniche italiane, se non ha fatto proprio bene poco ci manca. Magari si direbbe che se non ci fossero dei limiti così “stringenti” la compagnia della Jolly Rosso non avrebbe avuto interesse a frodare l’assicurazione e lo stato italiano. Avrebbe scaricato i rifiuti direttamente in mare, alla luce del giorno e davanti a tutti. (È molto probabile tuttavia che il maleducato non sappia proprio niente di questa vicenda, così come non sapeva niente della doppia esplosione al reattore 3)
    E sempre in tema di “buttiamo porcherie in mare tanto non fa niente” (perché lo dice qualcuno su Science, Lancet o che) mi pare valga appena appena citare questo articolo (http://www.pnas.org/content/100/9/5057.full.pdf ma ce ne sono altri) della PNAS (Proceedings of the National Academy of Scientists degli Stati Uniti, pubblicazione americana “peer review” per chi ci tiene). Gli autori dimostrano come l’efficienza del meccanismo di riparazione delle rotture di tipo Double-Strand-Break del DNA, le più significative dal punto di vista dell’insorgenza di malattie tumorali e genetiche, causate dai raggi X decresce con il decrescere dell’intensità della dose assorbita. Si dice in parole povere che se la dose di radiazione assorbita dalle cellule è molto bassa, queste non riescono più a riparare il DNA!
    Sulla stessa linea il “Canadian Medical Association Jounal” (altra rivista “per review” visto che c’è chi ci tiene tanto!) che in questo articolo (Public health fallout from Japanese quake Lauren Vogel, CMAJ, with files from Barbara Sibbald, CMAJ December 21, 2011) va vicinissimo a dare apertamente del “criminale” al governo giapponese: “A ‘culture of coverup’ and inadequate cleanup efforts have combined to leave Japanese people exposed to “unconscionable” health risks…” “Una cultura del complotto (cover-up = complotto, insabbiamento, copertura) e inadeguati sforzi di decontaminazione si sono combinati nel lasciare la popolazione giapponese esposta a rischi per la salute da incoscienti.

  3. silviuccio berluschino scrive:

    Scusa Stefano, perché non richiedi il materiale che ti interessa direttamente alla Noaa (questi sono gli indirizzi e-mail outreach@noaa.gov oppure ben.sherman@noaa.gov) visto che sono stati loro a diffondere il comunicato stampa e che stanno portando avanti le analisi?

  4. robertok06 scrive:

    @silviuccio berluscino:

    ciao grande educato… vorrrei solo farti notare, se Maria non mi taglia anche questa risposta, che l’articolo da te citato di PNAS conclude ESATTAMENTE L’OPPOSTO di quanto dici tu.

    ULtimo paragrafo, da “Currently risk estimates… ” fino alla fine, ultima pagina.

    Se non fosse cosi’ non ci sarebbe vita sulla terra, dato che quando la vita si e’ formata, centinaia di milioni di anni fa’, la radioattivita’ naturale era molto piu’ alta di adesso. E’ evidente a tutti, e questo studio lo conferma, che il DNA ha delle capacita’ di auto-riparazione o apoptosi che correggono i danni generati da tutti i possibili attacchi al DNA stesso, di qualsiasi origine (fisica, chimica, termica, etc…).

    Roberto

  5. robertok06 scrive:

    @Maria:

    come dici giustamente tu, quelli del NOAA non parlano di possibile connessione con le emissioni di Fukushima, e sai perche’? Perche’ essendo esperti di oceani, e relative correnti, sanno che della radioattivita’ rigettata nel Pacifico dai reattori e le piscine di Fukushima nulla e’ arrivato in Alaska, o vicino alle coste dell’Alaska, dove vivono le foche malate…

    http://www.nersc.no/data/ocean-tracer-simulations

    … dato che come puoi vedere cliccando sul grafico, la simulazione mostra il percorso delle correnti, che non si avvicinano proprio all’Alaska.

    Riprova, sarai piu’ fortunata. :-)

    Roberto

  6. robertok06 scrive:

    @silviuccio berluschino:

    ah… dimenticavo… il Canadiam Medial Journal…

    Il CMJ NON dice nulla di quanto da te riportato. Il CMJ riporta le affermazioni di due rappresentanti di associazioni anti-nucleari, niente di piu’.

    Riprova ancora una volta, questa ti e’ andata come le precedenti: male.

    Roberto

  7. silviuccio berluschino scrive:

    … ma non aveva detto che non mi calcolava proprio? Allora perché sta sempre a li a rispondere ai miei commenti?
    … va bene, chiedo scusa, era una provocazione e con certa gente è meglio evitare, non si sa mai (e chiedo scusa anche a Maria, non avevo letto il suo commento in cui dice di avere cancellato. In effetti c’è un limite a tutto, chissà cosa avrà scritto…)

    Comunque, vorrei cortesemente far notare, che ognuno legge le cose a modo suo, in base alle proprio testardaggini e alle proprie debolezze. Da questo giudizio non intendo escludere il sottoscritto ma mi sia comunque consentito di fare notare che “qualcuno” ha letto male il paragrafo citato (“Currently, risk estimates…”).
    Se quel “qualcuno” avesse letto con attenzione, non avrebbe obiettato quello che ha obiettato. Il paragrafo dice, a rafforzamento del mio “riassunto”, che i rischi per la salute attualmente stimati (“Currently, risk estimates…”) sono basati su di una estrapolazione lineare a partire dai valori misurati alle ALTE dosi e che questo studio dimostra come questo livello di rischio possa per questo motivo essere grandemente sottostimato (“…a linear extrapolation model significantly underestimates the risk…”). “DSB Repair After Very Low Doses Is Substantially Compromised” oppure “The observation that cells exposed to very low doses fail to repair the DSBs induced provides the opportunity to distinguish exposed from unexposed cell populations…” che vuol dire?
    Quello a cui probabilmente il signor peakoil si riferisce è l’ipotesi, citata nel paragrafo in questione, che le cellule danneggiate da un’esposizione al di sotto di una certa soglia, preferiscono “lasciarsi morire”, piuttosto che “tentare” di riparare il proprio DNA, esponendo così l’organismo al rischio di un riassemblamento errato. Questa però non è una “conclusione”, come lei sostiene, professore: “…without an evaluation of the mutagenic potential of very low IR doses, this idea must remain speculative.” “…questa idea è da ritenersi speculativa“!
    E guardi peakoil che le affermazioni contenute in questo articolo non sono affatto in contraddizione con l’ipotesi della vita che si adatta ai livelli di radiazione in cui trova il suo habitat”. Quello che lo studio citato (o gli studi, perché ovviamente non è l’unico) sembra voler suggerire è che, contrariamente all’ipotesi dell’ormesi in cui si sostiene che c’è una soglia al di sotto della quale l’esposizione alle radiazioni “fa bene”, c’è una soglia al di sopra della quale le cellule, piuttosto che lasciarsi morire, cominciano a tentare di riparare il DNA e che da questo punto in poi l’incidenza dei danni causati dall’esposizione cresce con progressione lineare.
    In sostanza, nel corso dei millenni, ci siamo “abituati” ad un certo livello di irraggiamento e che variazioni, piccole o grandi che siano, possono fare danni fino a quando non ci “riabitueremo”, nel corso delle generazioni future, al nuovo livello. E tutto questo senza voler NULLA togliere ai danni fatti da petrolio, carbone, ecc. ecc.
    Allora? C’è qualcuno disposto a scarificarsi per la causa?

  8. silviuccio berluschino scrive:

    (a proposito del CMAJ) invece le uniche posizioni attendibili sono quelle FILOnucleariste, vero professore… No, caro “professore”, io ho riportato TESTUALMENTE quanto scritto nell’articolo. Che poi lei voglia negare per puro spirito di contraddizione, non sarò certo io a trattenerla. Faccia pure.

  9. robertok06 scrive:

    @silviuccio berluschino:

    eh no, amico mio… tu non hai riportato TESTUALMENTE proprio per niente!
    L’articolo del CMJ cita chiaramente i nomi delle due persone, e la loro affiliazione a enti/organizzazioni dichiaratamente anti-nucleari, e riporta fra virgolette le loro parole (quelle che hai riassunto, malamente, tu). E’ cosa diversa dal dire “il CMJ dice questo”… e “il CMJ riporta queste cose dette da X e Y”. Se non vedi la differenza fra le due cose posso consigliarti un buon ottico! :-)

    Non e’ vero quello che dico? Smentiscimi con un estratto, copy-paste, dall’articolo!… e’ semplice.

    Come ho gia’ detto: riprova, sarai piu’ fortunato.

    Roberto

    Roberto

  10. silviuccio berluschino scrive:

    Per la miseria! “Affiliazione a enti/organizzazioni dichiaratamente ANTI nucleariste”!
    Non sapevo fossero state messe all’indice dalla “santa” inquisizione!

    Va bene, “professor” PeakOil, non si arrabbi. Facciamo così:

    Questo è il paragrafo di apertura:

    “A “culture of coverup” and inadequate cleanup efforts have combined to leave Japanese people exposed to “unconscionable” health risks nine months after last year’s meltdown of nuclear reactors at the Fukushima Dai-ichi power plant, health experts say.”

    (la traduzione la tralascio volutamente!)

    Questo è il link all’articolo originale:
    http://www.cmaj.ca/site/earlyreleases/21dec11_public-health-fallout-from-japanese-quake.xhtml

    Così chi vuole può verificare e decidere pacatamente (cosa che lei invece proprio non riesce a fare) cosa pensare di una rivista “Peer Review” che decide di pubblicare una intervista ad “affiliati di associazioni/organizzazioni dichiaratamente ANTi-nucleari”.

    Buona fortuna, prof.

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