Il conte di Cavour buonanima (1810-1861), che diceva “Libera Chiesa in libero Stato”, era un gigante della storia, uno statista con le palle adamantine e quadre rispetto all’attuale Governo il cui motto ultimamente è diventato “Libera trivella in servo Stato”.
All’ordine del giorno del Consiglio dei Ministri che si riunirà domani c’è infatti la deregulation delle ricerche di petrolio e gas in terra e in mare, per compiacere le agenzie di rating che hanno appena declassato l’Italia.
Un giorno sì e l’altro anche i nostri politici presentano le agenzie di rating come una vil razza dannata. Al momento buono però svendono il mare, l’aria e la terra per ingraziarsele e per accarezzare la speranza di risalire le loro classifiche di qualche “+”. Viviamo in un’epoca di omuncoli davvero.
I fatti. Domani mattina alle 10 il Governo si riunirà per varare liberalizzazioni (leggi: deregulation) ritenute utili per uscire (?) dalla crisi economica. E’ dai tempi di Ronald Regan e Margaret Tatcher che si varano deregulation e liberalizzazioni varie, e proprio da allora le cose sono andate di male in peggio. Ma tant’è.
In base a quanto pubblica Il Fatto Quotidiano, la più recente bozza dei provvedimenti contiene disposizioni per rendere più snello e agile il rilascio delle concessioni petrolifere e per realizzare subito “investimenti sviluppo” petroliferi pari a 6 miliardi di euro in Basilicata, già soggetta a trivellazioni per il 65% del territorio.
La produzione nazionale passerebbe così da 80.000 a 104.000 barili al giorno. Peccato che il consumo nazionale (dati 2008) sia pari a 1,7 milioni di barili al giorno. Come vedete, non ne vale neanche la pena.
Soprattutto, l’era del petrolio facile è finita e sarebbe meglio investire quei soldi per imparare a vivere con meno petrolio.
E poi, l’estrazione del petrolio in sè è inquinante, e a maggior ragione quando si tratta di petrolio italiano: è robaccia solforata di scarsa qualità e ha bisogno di varie lavorazioni. Link di approfondimento in fondo.
Non è mica finita qui. Le trivellazioni off shore (ovvero in mare) diventerebbero possibili a partire da 5 miglia dalla costa: non più da 12, con conseguente recupero automatico del petrolio alle Tremiti che fece inorridire un pochino perfino il ministro Prestigiacomo; le 5 miglia non si conterebbero più a partire dalla “linea di base” – un confine ideale che, nel caso di coste frastagliate, può essere tracciato al di là di golfi e insenature – ma dalla “linea di costa“, ovvero dal bagnasciuga.
Tutto questo perchè, è scritto nella bozza,
Si rileva che tra le ragioni che hanno indotto, lo scorso 9 settembre, Standard & Poor’s ad alzare il rating di Israele ad ‘A+’ da ‘A’, c’è stata proprio la decisione del governo israeliano di sviluppare le attività di ricerca e prospezione degli idrocarburi nelle proprie acque territoriali
Su Il Fatto Quotidiano nel decreto liberalizzazioni spunta la norma libera-trivelle
Su Indipendente Lucano inquinamento da estrazione petrolifera
I dati sul consumo di petrolio in Italia vengono da il petrolio. Chi lo produce, chi lo consuma di Quale Energia
Foto Naturaltrun









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Questa non la sapevo. E allora mi devo ricredere anche su questi. Oddio non che pensassi che una massa di ex democristiani fossero sensibili alle questioni ambientali però…….. Ragazzi se qui non si va a votare l’è maiala.
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