Potevano mancare su Wikileaks rivelazioni relative al picco del petrolio? E infatti ci sono. Il succo: gli Stati Uniti sono avvertiti che l’Arabia Saudita – il principale Paese esportatore di petrolio – non possiede riserve sufficienti a tenere bassi i prezzi.
La notizia è stata pubblicata ieri dal quotidiano britannico Guardian. Ed è quanto mai d’attualità: anche se il prezzo del greggio è lontano dalle vette del 2008, si teme che il precipitare della crisi in Egitto porti alla chiusura del canale di Suez e-o degli oleodotti da cui passa un flusso vitale per l’Occidente.
L’Opec (l’organizzazione dei Paesi produttori di petrolio) ha rassicurato che, se le forniture egiziane si interrompessero, grazie soprattutto all’Arabia Saudita sarebbe possibile aumentare la produzione così da non lasciare sguarnito l’Occidente. Ma ora, appunto, Wikileaks rivela al mondo che non è vero. E che gli Usa lo sanno benissimo.
I dispacci diplomatici resi noti da Wikileaks e pubblicati ieri sul Guardian vengono dall’ambasciata statunitense a Riyad. Raccolgono le confidenze di un geologo ritenuto affidabilissimo, Sadad al-Husseini, ex responsabile di Aramco, la compagnia nazionale saudita di idrocarburi che possiede la quasi totalità delle risorse di idrocarburi del reame.
Nel 2007-09 il geologo spiegò al console americano a Riyad che era possibile che, a partire dal 2012, la capacità produttiva di Aramco non raggiungesse i 12,5 milioni di barili al giorno, cioè la quantità ritenuta necessaria per impedire l’aumento del prezzo del petrolio. Avvertì anche che le stime correnti sulle riserve saudite di petrolio sono gonfiate del 40%.
Sul Guardian Wikileaks, l’Arabia Saudita non può produrre una quantità di petrolio sufficiente a tenere bassi i prezzi
Su Reuters Italia in caso di problemi in Egitto l’Opec e l’Arabia Saudita potrebbero coprire il fabbisogno dell’Occidente








