Il cielo non mente, e vi mostro attraverso le immagini satellitari della Nasa un bubbone che l’uomo coltiva sulla faccia della Terra: lo sfruttamento delle sabbie bituminose dell’Alberta, in Canada.
La Nasa ha pubblicato oggi un’ampia documentazione. Equivale a prendere scientificamente Obama a sberloni: egli infatti vuole dissetare gli Usa propro con il petrolio canadese. Con quel petrolio canadese, ottenuto attraverso un’operazione che è stata definita la più distruttiva del mondo.
Le sabbie bituminose costituiscono un giacimento ricchissimo e non convenzionale di petrolio: si scava la crosta della terra, si lava la sabbia con acqua calda e si ricava il petrolio. Un barile di petrolio ogni due tonnellate di sabbia. Se le sabbie bituminose giacciono in profondità, si inietta acqua calda sottoterra.
Non è solo un problema locale di foresta boreale abbattuta e di materiali di risulta variamente velenosi e variamente smaltiti.
Per via del procedimento complesso ed energivoro, l’estrazione di un barile di petrolio dalle sabbie bituminose – così scrive la Nasa a commento delle immagini – comporta l’emissione in atmosfera di 86-103 chili di anidride carbonica, il principale gas serra.
L’estrazione di un barile di petrolio convenzionale comporta l’emissione “solo” di 27-58 chili di anidride carbonica. Più, in tutti e due i casi, i gas serra derivanti dalla successiva combustione del petrolio.
In questi giorni gli Usa devono decidere se approvvigionarsi del petrolio estratto dalle sabbie bituminose canadesi attraverso la costruzione del contestatissimo oleodotto Keystone XL (un nome, una garanzia), che porterebbe il greggio fino alle raffinerie del Texas.
Oggi l’Earth Observatory, uno dei siti della Nasa, pubblica scomode e inoppugnabili verità sulle sabbie bituminose. Come dire: la scienza ha fatto una scelta di campo.
L’Earth Observatory ricostruisce, attraverso l’animazione delle immagini satellitari, lo sviluppo del bubbone a partire dal 1984: vertiginosa accelerazione col nuovo secolo e con l’aumento del prezzo del petrolio, che ha reso profittevole l’estrazione.
Le due foto qui affiancate riassumono il punto di partenza e il punto di arrivo. In fondo c’è il link per risalire alle immagini originali, molto più grandi, e all’animazione. La righina bianca in basso a sinistra equivale a quattro chilometri.
La Nasa scrive che l’Alberta custodisce 174,5 miliardi di barili di petrolio: o almeno, questa è la stima. Gli Stati Uniti consumano 18,8 milioni di barili all’anno. Se succhiassero le sabbie bituminose canadesi per un po’ non avrebbero pensieri. Ma a quale prezzo per l’ambiente?
Le chiazze grige delle foto sono le miniere a cielo aperto, che hanno spazzato via 663 chilometri quadrato di foresta boreale (circa la metà del petrolio viene però prodotto iniettando acqua nel sottosuolo, dove le sabbie bituminose sono troppo profonde per essere raggiunte con lo scavo) e i materiale di scarto, che contengono varie tossine.
L’estrazione del petrolio dalle sabbie bituminose canadesi comporta il rilascio in atmosfera di composto di zolfo, ossidi di azoto (piogge acide, effetto serra), idrocarburi, polveri.
In mezzo a tutto questo scempio scorre il fiume Athabasca, quello dei famosi pesci deformi: e siccome il fenomeno si verifica ma non è stato scientificamente sviscerato in tutte le sue pieghe, la Nasa non lo cita nemmeno.
La progettata costruzione dell’oleodotto Keystone XL ha suscitato oceaniche azioni di disobbedienza civile, durante le quali si sono fatti arrestare vari vip, compreso il climatologo James Hansen, capo del Goddard Institute della Nasa.
Secondo le ultime notizie la Casa Bianca, pressata dalle proteste, intende proporre un tracciato alternativo per l’oleodotto, ferme restando la partenza in Canada e l’arrivo in Texas. Di stracciare il progetto, però, non si parla.
Alla faccia delle speranze verdi riposte a suo tempo in Obama. Sì, le foto di oggi sul sito della Nasa non equivalgono solo ad una scelta di campo, ma anche ad uno sberlone.
Sull’Earth Observatory della Nasa immagine del giorno: le sabbie bituminose del Canada
Sull’Associated Press cambiare percorso all’oleodotto potrebbe aprire nuovi problemi
La prima foto è di Sky Truth, le altre dell’Earth Observatory Nasa










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