Fra tagli, ritagli e frattaglie, la manovra economica appena approvata dal Parlamento prevede la riduzione a bonsai dei finanziamenti per i trasporti locali. Non subito, percarità, vuoi mica che la gente scenda in piazza a botta calda coi forconi? Ma dal gennaio 2012 i soldi per far funzionare autobus e treni si ridurranno del 75%.
O triplicare i prezzi di biglietti e abbonamenti, o ridurre il numero delle corse a meno della metà.
L’aspetto ambientale è evidente: un mezzo di trasporto collettivo è molto meno inquinante delle corrispondenti auto private. Oltretutto se per i pendolari l’alternativa meno brutale sarà usare l’auto, aumenterà la marmellata di traffico, che produce più inquinamento rispetto al traffico scorrevole.
Per il resto, pensate al portafoglio, a quanto costa la benzina e a quanto costeranno gli abbonamenti. Oppure pensate al costo immateriale legato all’eventuale decisione di non effettuare rincari: meno corse, più scomodità, altre ore sottratte a quel che resta della vita dopo aver lavorato.
E pensate anche a chi non ha scelta perchè non può permettersi l’auto: i più deboli saranno – tanto per cambiare – i più puniti.
Alla radice di tutto ci sono i tagli dei finanziamenti dello Stato agli enti locali previsti dalla manovra economica. Il presidente della Conferenza Stato-Regioni Vasco Errani, che è anche presidente della Regione Emilia Romagna, ha pubblicato ieri un intervento preoccupato sul suo sito
Ormai non parliamo più di timori, ma di realtà (…) Un taglio del 75 per cento (…) dal gennaio 2012 renderà impossibile la gestione del trasporto pubblico locale.
(…)Il rischio di un default per le aziende di trasporto è sempre più vicino, e già si cominciano a fare i conti sui pesantissimi riflessi occupazionali che una simile condizione inevitabilmente causerà. A ciò si aggiunga l’ingestibilità dei servizi, il cui deficit causato dal taglio nei trasferimenti non potrà essere compensato da aumenti di tariffe o piani di riduzione: nessun palliativo potrebbe compensare uno squilibrio come quello che si prospetta.
Comincia dunque a manifestarsi il peso di una manovra (…) tutta a carico delle autonomie locali e delle Regioni che ormai non saranno più in grado di garantire le funzioni di governo. Ed è solo il primo dei grandi capitoli di crisi che si apriranno a breve: i tagli già previsti per il biennio 2013-14 metteranno in seria difficoltà l’intero sistema di protezione sociale e sanitaria.
Legambiente ha calcolato le conseguenze di questa situazione per i treni pendolari. In sintesi, le Regioni potrebbero evitare di aumentare i prezzi di biglietti e abbonamenti solo cancellando tutti i treni locali prima delle 6 e dopo le 21, e cancellare anche la metà delle corse durante il resto della giornata.
Per mantenere gli attuali livelli bisognerebbe invece, in linea generale, triplicare i prezzi di biglietti e abbonamenti. La situazione tuttavia varia da luogo a luogo: in fondo c’è il link che conduce alla tabella in cui Legambiente ha riassunto la situazione in ogni Regione.
Secondo Legambiente, se ne può uscire solo finanziando i trasporti locali attraverso un’accisa sulla benzina pari a 3 centesimi al litro.
Comunque, non si scappa. La manovra non è stata effettuata per aumentare il debito pubblico, ma per pagare i crescenti interessi sui debiti.
Che gli interessi sul debito pubblico italiano debbano crescere, l’hanno deciso i mercati, che quest’estate hanno già sbafato (a nostre spese) manovre, contromanovre e correttivi. Così abbiamo perso (fra l’altro) i treni. Ma a me pare che l’Italia stia perdendo soprattutto la testa.
Dal sito di Vasco Errani trasporto pubblico, carte in tavola
Su Legambiente le conseguenze dei tagli al trasporto pubblico locale
Su Legambiente le conseguenze dei tagli sui treni locali, con la tabella dei presumibili rincari nelle varie Regioni
Foto alexliev 3010









pero’ potremo andare da Torino a Parigi in 4 ore invece che 5 – fra 20 anni – e i pescatori di Messina potranno portare il pesce da vendere al mercato di Reggio in furgone invece che in barca – fra 20 anni. Anche Bersani e’ d’accordo con TAV e Ponte. Non siamo mica qui a smacchiare i treni pendolari.
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