Devo ahimè moderare i miei entusiasmi di fronte alla decisione dell’Unione Europea di adottare, per le importazioni alimentari provenienti dal Giappone, gli stessi limiti di tolleranza della radioattività che sono in vigore nel Giappone stesso da Fukushima in poi, e che sono particolarmente severi.
Sono severi finchè non cambiano, notavo. E infatti il Giappone ha già innalzato considerevolmente la soglia per il pesce: ora 2000 Becquerels di iodio al chilo, lo stesso valore tollerato negli ortaggi.
Ne approfitto per sottolineare una cosa che mi era sfuggita. Il Giappone non ha fissato limiti per il mangime destinato agli animali. Ovvio che se, ad esempio. una mucca di nutre di granaglie radioattive diventano radioattivi anche la sua carne e il suo latte.
La vecchia legislazione europea rottamata in nome dell’uniformità con le regole giapponesi prevedeva per i mangimi animali le stesse soglie di tolleranza stabiliti per i cibi.
Su Bloomberg via SFgate il Giappone aumenta la soglia di tolleranza per lo iodio radioattivo nel pesce
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Salve:
la dose efficace dello I-131 per ingestione e’ (dati IRSN) di 2.2E-8 (Sv/Bq) per gli adulti, e di 1.8E-7 (Sv/Bq) per i bambini fino a 2 anni.
Cio’ significa che un adulto che mangiasse 1 Kg di pesce al giorno per un anno intero, con contaminazione di 2000 Bq/kg, assorbirebbe in un anno una dose di 16 mSv (0.044 mSv/kg di pesce).
Saluti,
Roberto
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