Quintino Sella & Mario Monti. I risvolti ambientali della manovra economica

dic  11
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La manovra economica approvata ieri dal Governo (l’ennesimo nostro brandello di carne e sangue immolato sull’altare dei mercati) ha a che fare, per diversi aspetti, anche con l’ambiente.

Introduce infatti accise sui carburanti per ovviare ai tagli sul trasporto pubblico locale, conferma permanentemente le detrazioni fiscali al 55% in caso di ristrutturazione energetica degli edifici e le estende alla ricostruzione degli edifici nelle aree colpite da calamità naturali.

Prima di dirci sopra due parole, devo togliermi un sassolino dalla scarpa. Una manovra che contempla l’eventuale aumento dell’Iva sui generi di prima necessità e non aumenta l’Irpef sui redditi alti equivale esattamente alla tassa sul macinato con cui Quintino Sella ottenne il pareggio del bilancio nell’Italia post unitaria, e che (ricordate?) è giustamente vituperata su tutti i manuali di storia ad uso dei licei.

Intatti l’acquisto dei beni essenziali (la farina e il pane, nell’Italia di fine Ottocento) assorbe gran parte delle spese sostenute dai poveri, e solo una piccola parte delle spese sostenute dai ricchi. Però poveri e ricchi la pagano nello stesso modo. Detto questo, vediamo i dettagli ambientali della manovra di Quintino Monti.

Non sarò certo io a piangere sull’introduzione di un’accisa regionale (un’altra…) che aumenta il prezzo carburanti per compensare i sanguinosi tagli al trasporto pubblico locale che costituiscono uno degli ultimi regali di Berlusconi.

Noto però con rammarico che – per quanto se ne sa ora e in attesa del testo definitivo – è passata totalmente in cavalleria la mozione parlamentare in base alla quale il rifinanziamento ai trasporti pubblici locali doveva passare anche eventualmente attraverso la riduzione dei finanziamenti al ponte di Messina.

A suo tempo ne scrissi facendo notare che l’ “anche eventualmente” era davvero un po’ pochino, e sarebbe stato decisamente meglio tirare un tratto di penna sulle grandi opere inutili e spendere quei soldi per l’autentico bene dell’Italia.

Adesso mi tocca rimpiangere un “anche eventualmente”. E’ proprio vero che al peggio non c’è mai fine.

Incontra pienamente i miei gusti, invece, la decisione di rendere permanenti le detrazioni fiscali per chi ristruttura edifici all’insegna del risparmio energetico. Deo gratias. Peraltro è un atto di lungimiranza, e non solo di attenzione per l’ambiente: è stato dimostrato che le detrazioni giovano al bilancio dello Stato, e non solo alla collettività.

Sono un po’ perplessa invece sull’estensione delle detrazioni fiscali alla ricostruzione degli edifici colpiti da calamità naturali.

Vediamo il caso delle alluvioni. Il ministro dell’Ambiente Clini aveva detto chiaro e tondo che secondo lui bisogna abbandonare le aree in dissesto idrogeologico. Abbandonare: e invece incentiva a ricostruire.

Ok, ok, l’abbandono (secondo me) è cosa buona e giusta solo in casi estremi, che peraltro in questa nostra disgraziata Italia non vanno cercati neanche tanto col lanternino.

Per il resto, riedificare va benissimo: a patto però di mettere contestualmente in piedi interventi per il riassetto idrogeologico del territorio, così da scongiurare, o almeno ridurre, il rischio che l’alluvione torni dove ha già colpito.

Ma siffatti interventi, nella manovra, risultano non pervenuti.

Il comunicato stampa del Governo italiano il Consiglio dei ministri del 4 dicembre 2011

Su Quale Energia energia e sostenibilità nella manovra

La tassa sul macinato e Quintino Sella su Wikipedia

La caricatura di Mario Monti è di aeneastudio

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