Ogni italiano ha in media 27 schiavi virtuali – schiavi fatti di petrolio e di energia – che lo trasportano, gli illuminano la casa e glie la riscaldano, svolgono per lui lavori pesanti. Questi 27 schiavi virtuali si aggiungono ai circa 100 schiavi in carne ed ossa che, sempre in media, lavorano per ogni occidentale: persone sottopagate e senza diritti adibite alla produzione dei beni a basso costo su cui si basa il nostro tenore di vita.
E poi si dice dello schiavismo nell’antica Roma o sud degli Usa prima della Guerra di secessione…
Accennavo agli “schiavi di petrolio” nel post della settimana scorsa dedicato essenzialmente agli schiavi umani. Non mi ero spinta a calcolarne il numero perchè san Pitagora, protettore della matematica, non ha mai voluto guardarmi con occhio benigno.
Un amico però mi ha mandato un foglio Excel con tutti i calcoli che, per così dire, “traducono” in schiavi virtuali i nostri consumi di energia.
Il calcolo degli “schiavi petroliferi” al servizio dell’italiano medio parte da questi presupposti:
1) Nel 2010 il consumo di energia dell’Italia è stato pari a 177,7 milioni di Tep, tonnellate equivalenti di petrolio
2) In una tonnellata di petrolio ci sono 42.000.000.000 joule, l’unità di misura dell’energia
3) Un joule equivale a 0,2388459 calorie (e viceversa, una caloria equivale a 4,1867999409 joule)
4) Un uomo che fa un lavoro pesante ha bisogno assumere attraverso il cibo 3.000 chilocalorie al giorno (una chilocaloria equivale a 1000 calorie)
Affidate alla calcolatrice tutte le moltiplicazioni e le divisioni del caso, tenendo conto che in Italia abitano circa 60 milioni di persone e che in un anno ci sono 365 giorni, si arriva appunto al risultato dei 27 “schiavi petroliferi” quotidianamente al servizio dell’italiano medio.
L’aggettivo “petroliferi” che ho attribuito agli schiavi energetici va precisato meglio. Il petrolio (variamente raffinato) viene usato soprattutto come carburante mentre per scaldarsi e cucinare viene perlopiù utilizzato il gas; l’elettricità deriva per una piccolissima parte dal nucleare d’importazione, per il 20% da energie rinnovabili (tra cui l’idroelettrico fa la parte del leone) e per il resto essenzialmente da combustibili fossili: carbone, gas e anche petrolio.
Però per convenzione si “traducono” tutte queste diverse fonti di energia nella corrispondente quantità di petrolio: le Tep, tonnellate equivalenti di petrolio, da cui è partito il calcolo.
Tendiamo a dare per scontato il lavoro dei 27 “schiavi petroliferi” di cui ciascuno di noi dispone. In realtà sono scontate esclusivamente le energie rinnovabili, che “nutrono” solo una piccola parte di questi schiavi.
Tutti gli altri dipendono essenzialmente dai combustibili fossili: risorse che la Terra ha accumulato nel corso delle ere geologiche e sono state praticamente spolpate a partire dalla Rivoluzione industriale. Ci abbiamo messo un paio di secoli, più o meno. Per i tempi della Terra, meno di un respiro.
Su Casa e Clima i consumi di energia in Italia nel 2010
Su Wikipedia tonnellata equivalente di petrolio, joule, caloria e chilocaloria
Foto andres musta
Grazie a Pierluigi che si è dimostrato molto più efficace di san Pitagora









@maria:
nell’articolo linkato hai scritto:
“Mi fermo qui, perchè San Pitagora, protettore della matematica, non mi ha mai guardato con occhio particolarmente benevolo.”
E qui, per una volta, ti do ragione: non hai il dono della matematica.
Siamo 500 milioni nella sola Unione Europea, anche prendendone la sola meta’ ricca, ci aggiungiamo 300 e passa milioni di cittadini USA, 130 milioni di giapponesi, qualche decina di canadesi/australiani… i ricchi sauditi e petrolieri vari te li abbuono… siamo ad almeno 600 milioni. 100 volte questo numero fa 60 miliardi, maria, non i 6 che dovrebbe fare.
Quindi, gli schiavi che dici che tutti noi ricchi abbiamo sono circa 10, non 100, a testa.
Saluti,
Roberto
A proposito delle tue obiezioni al calcolo degli schiavi in carne ed ossa, può darsi che – per una volta – san Pitagora guardi proprio te, Roberto, con occhio molto accigliato.
Bastava che ti prendessi la briga di andare sul sito Slavery Footprint (il link è nel vecchio post) per leggere la metodologia su cui è basato il lavoro: “Your TOTAL SLAVERY FOOTPRINT represents the number of forced laborers that were likely to be involved in creating and manufacturing the products you buy”. Ed essere “coinvolti” non significa “essere addetti a lavorare solo per te senza fare nient’altro”. Tu e io, magari, possiamo “condividere” diversi schiavi ciascuno dei quali rientra come unità sia nel mio calcolo sia nel tuo.
Sì, Pitagora è un santo di cui è molto difficile ottenere i favori. Fortuna che, personalmente, ho molti santi altri abituati a guardarmi con molta benevolenza. Santi della stessa evanescente razza di Pitagora, sia chiaro U_U
@maria:
ho capito, sono schiavi part-time!
Ad ogni modo, guardero’ il sito da te indicato… per il momento l’articolo di Repubblica parla di 27 MILIONI di persone praticamente ridotte in schiavitu’, e su quel numero non avrei proprio nulla da dire, anzi, mi sembra bassino.
Roberto
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