E’ meglio vivere come loro? Sono arrivate le foto di un’altra tribù dell’Amazzonia mai venuta in contatto con l’Occidente. Dunque esistono, su questo pianeta, varie piccolissime schegge di civiltà completamente diverse dalla nostra.
Le foto sono state scattate da un aereo al confine fra Perù e Brasile. Le hanno diffuse Survival International (l’organizzazione che si batte in difesa dei popoli tribali) e il Governo brasiliano, con lo scopo di far pressione sul Perù – che ha aperto allo sfruttamento il 70% della sua foresta amazzonica – affinchè difenda il territorio dall’infiltrazione del disboscamento illegale: sarebbe distruttivo per gli indigeni.
Di mio aggiungo che nella distruzione dell’Amazzonia non sono assolutamente senza peccato nè il Governo brasiliano nè l’Europa e l’Occidente tutto. Ed eccola, questa tribù. Appare fiorente e niente affatto entusiasta di essere stata scoperta.
Guardate l’atteggiamento di questo gruppo di persone nei confronti dell’aereo che le sorvola. Le armi in pugno: minacciose (giustamente, direi) più che spaventate.
Un particolare ingrandito di questa stessa immagine illumina il loro modo di vivere. Nelll’immagine qui sotto, a sinistra ci sono delle provviste: banane, manoica, un cesto di papaya. Coltivano la terra (poi arriverà anche la foto di uno dei loro orti). E in primo piano, in basso, un recipiente di metallo, come di metallo è il grosso coltello impugnato dal giovane sulla destra. Si suppone che si siano procurati questi oggetti attraverso scambi con altre tribù.
Ed ecco l’immagine di un orto con piante di banane e di annatto: da queste ultime si ricava fra l’altro un colorante rosso, con il quale si suppone che l’uomo al centro si sia dipinto il corpo.
L’ultima immagine mostra un gruppetto di tre persone, anch’esse con il corpo tinto di rosso. Osservano l’aereo che le sta fotografando.
Dicevo: preferiremmo vivere come loro? Conoscono l’agricoltura e il commercio, vivono direi quasi in simbiosi con l’ambiente che li circonda e che fornisce loro il necessario. Non sono stressati dal traffico, non devono entrare puntuali al lavoro ogni giorno…
Ah, mi direte, ma le comodità della vita moderna! Ma la medicina che ci consente di campare bene fino ad ottant’anni, e spesso anche più! Questi sono tutti giovani: non c’è nessun vecchio fra di di loro.
Vero. In questa tribù io sarei una Matusalemme e mi mancherebbero moltissimo i libri, internet, la doccia calda e simili cosette. Però, dicono gli antropologi, in civiltà come queste il lavoro – il tiranno che espropria il nostro tempo – occupa pochissimo spazio, e il grosso dell’esistenza è speso nelle relazioni sociali e nelle attività ritenute significative e piacevoli dall’individuo: le attività che noi ci centelliniamo nel cosiddetto “tempo libero”.
Alla fine dei conti, credo che un trentenne di questi “uomini rossi” abbia vissuto momenti soggettivamente significativi e piacevoli per una quantità di tempo pari a quella di un occidentale ottantenne.
Di qui in poi, il dibattito sulla convenienza o meno di fare cambio con loro è amplissimo ed aperto. In ogni caso, questa tribù può continuare a vivere come sempre ha vissuto solo a patto che nessuno danneggi il suo territorio ed imponga un contatto indesiderato con l’Occidente.
Survival International propone per questo una petizione diretta al Governo peruviano. A mio parere, preservare questi “uomini rossi” non serve solo a loro. Serve anche a noi, per sapere che un altro modo di vivere è possibile.
Il comunicato stampa di Survival International le straordinarie immagini di una delle ultime tribù mai venute in contatto con l’Occidente. La medesima pagina offre la possibilità di firmare la petizione diretta al Perù.













Complimenti per l’articolo…la penso ank’io così…
Grazie dei complimenti, Andrea
molto meglio vivere come loro nel rispetto della natura…i popoli CIVILIZZATI in nome del DENARO ci stanno AVVELENANDO ma morendo a loro volta cosa ne fanno della loro ricchezza ??????
Grazie a tutti! Ce l’abbiamo fatta. Il Ministro degli esteri peruviano ha chiamato le autorità brasiliane per collaborare e fermare l’invasione delle terre dei popoli incontattati in tutta l’area di confine tra i due paesi. Ora continueremo a lottare perchè agicano subito e con efficacia e urgenza. Riconoscere e proteggere il diritto alla proprietà della terra dei popoli indigeni, inclusi quelli incontattati, è la chiave della loro sopravvivenza. Solo così potranno mantenere il controllo delle loro vite e decidere autonomamente del loro futuro. Se e come interagire con il mondo esterno è una decisione che spetta solo a loro. Survival lavora perché questo diventi realtà. Non possiamo cambiare il passato ma, tutti insieme, possiamo certamente evitare che la storia si ripeta. http://www.survival.it/notizie/6962
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