Il mistero è sempre lì, come la marea nera bis di ignota origine sul Golfo del Messico.
E’ sempre lì, e anzi si infittisce: l’ultimo sorvolo aereo effettuato sulla zona del pozzo Bp Macondo – causa del peggior disastro nella storia dell’industria petrolifera – mostra che in quell’area ci sono nove grandi navi in grado di operare al servizio dell’industria petrolifera: e mostra anche che attorno a loro galleggiano sulle onde “nastri” di petrolio.
Il lavoro di questa flottiglia costa certo caro, alcune imbarcazioni sono equipaggiate con robot subacquei e non si vedono operazioni in corso di svolgimento sulla superficie del mare, scrive la pilota Bonny Schumaker dell’associazione On wings of care, che è stata fra i primi a segnalare il ritorno del petrolio sul Golfo del Messico.
Schumaker ha effettuato nel fine settimana l’ennesimo volo di ricognizione. Ecco cosa ha visto.
Da mesi c’è petrolio fresco sul Golfo del Messico. Ha le stesse identiche caratteristiche chimiche di quello vomitato fuori, un anno fa, dal pozzo Bp Macondo.
Le autorità americane hanno appurato solo che non esce dal pozzo stesso nè dal relitto della piattaforma Deepwater Horizon, il cui incendio innescò il disastro.
Quando un problema è evidente ma mancano informazioni certe sulla sua genesi, non restano che le ipotesi. Vi giro quelle di Stuart Smith, un legale americano impegnato nelle cause contro la Bp per la marea nera 2010.
Secondo lui, tutto questo vasto spiegamento di navi specializzate sul luogo in cui il fantasma della marea nera sta uscendo dalla tomba serve almeno a due scopi: identificare tramite robot muniti di telecamere il luogo da cui esce il petrolio e recuperarlo affinchè non raggiunga la superficie e gli occhi dell’opinione pubblica.
Sono solo ipotesi, certo. Ne avete di migliori?
Da On wings of care la ricognizione aerea del 12 novembre sulla zona del pozzo Macondo
Dal blog di Stuart Smith si infittisce il mistero di Macondo








