Figuratevi se mi metto a difendere i benzinai. Ma sono pronta a scommettere anche qualcosa in più del solito caffè – diciamo pure che stavolta scommetto addirittura cappuccino e brioche – sul fatto che la ventilata borsa carburanti, se mai vedrà la luce nel Decreto Sviluppo in fase di dolorosa gestazione governativa, non servirà ad una beneamata fava e non farà ribassare il prezzo della benzina.
Sarà l’ennesima dimostrazione che l’apoteosi della libera concorrenza come panacea dei mali di noi consumatori è un’operazione solo di facciata e non muta la sostanza delle cose.
Come faccio a dire che la borsa carburanti non farà ridurre il prezzo alla pompa? La risposta sta nell’indice Platts, ovvero nel meccanismo che presiede alla formazione del prezzo della benzina.
Notoriamente, in Italia più della metà del prezzo della benzina è dovuto a balzelli vari: le accise (con cui continuiamo a finanziare cose come la guerra in Abissinia del 1935, ci costa tuttora un centesimo al litro) e l’Iva, che si applica anche sulle accise. Una tassa sulle tasse, insomma.
Ma l’altra metà? La base di questa “fetta” del prezzo della benzina è evidentemente il prezzo del petrolio sui mercati internazionali. Ma poi bisogna raffinarlo. E quanto costa la raffinazione?
Dagli Anni 80 in poi, in tutto il mondo il prezzo all’ingrosso dei prodotti petroliferi raffinati fa riferimento all’indice Platts.
Certo, ci sono il trasporto, il guadagno del gestore e simili: ma i margini su cui davvero la libera concorrenza si dà battaglia sono decisamente limitati: e anche i risultati – le differenze di prezzo fra le varie marche – sono minimi.
E chi è Platts, come redige il suo indice? Antica di oltre un secolo e rispettatissima, Platts si occupa di analisi di mercato, ricerche sui prezzi e simili.
E’ una divisione di The McGraw-Hill Companies, società americana che si occupa di editoria e servizi finanziari, ed è “sorella” – tanto per dire – di Standard & Poor’s, società che realizza ricerche finanziarie e analisi su titoli azionari e obbligazioni e che è fra le prime tre agenzie di rating al mondo: quelle che recentemente hanno abbassato il rating dell’Italia.
Non venite a chiedere a me come Platts calcoli il suo indice dei prezzi dei carburanti raffinati. E’ una società privata, tiene conto della domanda e dell’offerta, e se è legata a società che hanno interessi speculativi sulla variazione dei prezzi è un altro paio di maniche: sono le leggi del libero mercato.
Quello stesso libero mercato che, secondo i suoi estimatori, dovrebbe assicurare ad ogni essere umano la maggior quantità di merci al minor prezzo, e dunque dovrebbe condurrebbe tutti verso un prospero avvenire.
Proprio in nome del libero mercato l’Italia vorrebbe fare la borsa carburanti. Massì, scateniamo contro Platts le truppe corazzate dell’Istat.
Sul Sole 24 ore nella bozza di decreto sviluppo c’è il mercato all’ingrosso dei carburanti
Su Blitz Quotidiano cos’è l’indice Platts
Platts su English Wikipedia
Foto rogimmi









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