In Canada hanno pompato nel sottosuolo anidride carbonica, il gas dell’effetto serra, per contrastare il riscaldamento globale. Un progetto pilota internazionale da 85 milioni di dollari. Ma adesso in superficie l’acqua è diventata gasata e l’anidride carbonica sta uscendo da quella che doveva essere la sua tomba.
Lo sostiene una perizia commissionata dai proprietari del terreno. I quali oltretutto riferiscono la morte di piccoli animali che si avvicinano all’acqua.
Dovrebbero così andare in crisi i plurimiliardari progetti per il Ccs (Carbon capture and storage), detto anche sequestro geologico o stoccaggio sotterraneo dell’anidride carbonica, un sistema costoso e già bollato come rischioso e-o inutile dagli esperti. Anche l’Unione Europea e l’Italia hanno imboccato la strada del Ccs, al quale si vuol dare sostegno con pubblico denaro.
I progetti dovrebbero andare in crisi: ma non è detto che ci vadano. Perchè quanto sta succedendo nel remoto paesino canadese ha scomodato i pezzi da 90: addirittura Scientific American e il New York Times, scesi in campo con tutto il suo peso per difendere il Ccs.
La vicenda ha per teatro Saskatchewan, una provincia del Canada centro occidentale. Qui il colosso petrolifero Cenovus possiede il giacimento chiamato Weyburn.
Cenovus a partire dal 2000 ha iniettato nel giacimento, a 1,5 chilometri di profondità, 16-18 milioni di tonnellate di anidride carbonica, costruendo a questo fine addirittura una conduttura destinata al trasporto. Oltre ai (presunti) benefici per l’ambiente, la procedura consente di sfruttare il giacimento fino all’ultima goccia. Del resto, stiamo raschiando il fondo del barile e per estrarre petrolio si fa di tutto. Ma questa è un’altra storia.
Sta di fatto – per tagliar corto – che dal 2005 un pozzo in una cava di ghiaia ha cominciato a comportarsi come una bottiglia di Coca Cola che viene stappata dopo essere stata ben ben agitata. I proprietari del terreno hanno fatto fare una perizia.
Il perito ha trovato nel terreno concentrazioni di anidride carbonica enormemente superiori a quelle normali. In base a una serie di analisi relative alle caratteristiche di questa stessa anidride carbonica, ha messo nero su bianco che si tratta proprio di quella iniettata nel giacimento di Weyburn.
Solo una piccolissima parte del gas è riuscita ad aprirsi una strada verso la superficie, sottolinea il perito: il resto è ancora lì sotto.
Ma sono ovvie due constatazioni. Primo, sono passati solo pochi anni: e spendere stramiliardi per mettere sottoterra l’anidride carbonica è assolutamente insensato se poi il gas riesce comunque a tornare nell’atmosfera. Secondo, l’anidride carbonica è inodore (ovvero: inavvertibile) e ad alte concentrazioni è letale, come dimostrano i piccoli animali morti. Immaginate se dovesse prodursi una fuga appena un minimo consistente.
Ma per difendere il Ccs – un affare multimiliardario – si sono mossi i colossi, e non solo la società Cenovus direttamente toccata dalla questione. Scientific American e il New York Times intervistano esperti secondo i quali la perizia è giunta conclusioni errate.
Semplifico anche qui, ma il succo è: se anche dal terreno esce anidride carbonica con le stesse caratteristiche di quella che è stata iniettata nel sottosuolo, questo non significa automaticamente che stia uscendo quella stessa anidride carbonica, e poi le analisi sono incomplete e anzi effettuandole sono stati commessi degli errori.
Adesso faranno prevedibilmente la solita battaglia di perizie e controperizie. Ma secondo voi – visto che oltretutto si tratta dei nostri soldi – col Ccs vale la pena di rischiare?
Si Winnipeg Free Press l’acqua è diventata frizzante, una perizia dice che l’anidride carbonica iniettata nel sottosuolo sta uscendo
Su Scientific American gli esperti criticano l’affermazione che si è prodotta una fuga di anidride carbonica
Sul blog Green del New York Times l’anidride carbonica sta uscendo dal sottosuolo? Non è detto
Il progetto pilota per il Ccs a Weyburn









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Centrali a carbone anche riconvertito: nooooo!
Dopotutto questa energia proveniente dal carbone non è nemmeno così efficiente. Tutte le centrali a carbone presenti in Italia producono solo il 14% di energia elettrica complessiva, ma al contempo producono anche il 30% delle emissioni di anidride carbonica dell’intero settore elettrico. Vien da sè che non è molto efficiente. L’unico interesse per convertire questa, ma anche le future centrali, non è quindi ambientale, ma come al solito economico, per favorire le solite lobby inquinanti.
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