I rifiuti spaziali non smettono di pioverci in testa. Arrivato Uars senza fare danni, un altro satellite fuori controllo si appresta a tornare a Terra: una probabilità su 2000 che qualcuno si faccia male mentre per Uars era stata calcolata una probabilità su 3.200.
Il satellite prossimo venturo si chiama Rosat; entrerà nell’atmosfera in una data imprecisabile situata fra i primi di ottobre e i primi di dicembre; la zona del possibile impatto esclude praticamente solo i ghiacci artici e antartici; è munito di un grande specchio concepito apposta per resistere al calore che – si presume – andrà in pezzi solo nel momento in cui toccherà il suolo. Specchi rotti portano guai…
Dedico spazio a Rosat perchè i rifiuti spaziali rappresentano il tipico esempio di un problema creato dal genere umano che lo stesso genere umano non è in grado di risolvere.
Del resto, compiere un’azione – in questo caso lanciare satelliti – senza calcolare le conseguenze future è esattamente l’atteggiamento che ci ha portato a rovinare la Terra.
Rosat sta per Röntgen Satellite. Fu lanciato nel 1990 dalla Nasa e costruito dai tedeschi, per la precisione dalla Bundesministerium fuer Forschung und Tecnnologie dell’allora Repubblica Federale Tedesca.
Ha portato nello spazio un sofisticato telescopio a raggi X capace di catturare immagini, ed è rimasto in funzione fino al 1999. Pesa 2,4 tonnellate.
Secondo il Dlr (il centro aerospaziale tedesco), tornerà a Terra ai primi di novembre, con un anticipo o un ritardo di cinque settimane: in pratica, fra l’inizio di ottobre e l’inizio di dicembre; col passare del tempo le indicazioni diventeranno più precise.
Ci si attende che Rosat rientri nell’atmosfera alla velocità di circa 28.000 chilometri all’ora, andando in pezzi che in gran parte bruceranno per l’estremo calore.
Tuttavia qualcosa sopravviverà: secondo i calcoli, potranno raggiungere la Terra fino a 30 frammenti del peso totale di 1,6 tonnellate. Il più grande sarà probabilmente lo specchio del telescopio.
Secondo i dati più aggiornati, i rifiuti spaziali che attorniano il pianeta sono costituiti da decine di milioni di particelle più grandi di un millimetro e 500.000 oggetti e frammenti più grandi di un centimetro.
L’immondizia continua a moltiplicarsi: ultimamente, è vero, si lanciano meno satelliti e li si dota di una riserva di carburante da utilizzare per controllare il rientro. Però i rottami spaziali si scontrano fra di loro, frammentandosi ulteriormente.
I piccoli frammenti in genere non costituiscono un problema per la Terra: bruciano al rientro nell’atmosfera.
Rappresentano però un problema serio per i voli spaziali: viaggiano ad una velocità tale che anche detriti minuscoli possono provocare danni gravi a un satellite o a una navicella.
Più sono piccoli – va da sè – più sono difficili da individuare e scansare: e nessuno riesce ad immaginare come sia possibile passare l’aspirapolvere nello spazo.
Sul Dlr il rientro di Rosat
Sulla Nasa il Rosat
Sulla Nasa la missione Rosat: 1990-1999
Foto Nasa









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che vergogna quelli scienziati della NASA sono anche pagati per dirci queste cose adesso…
Ma visti anche cosa sta succedendo a L’Aquila, relativamente alla comunicazione del terremoto, mi chiedo cosa sia giusto fare: comunicare il rischio o no?
L’altro giorno col satellite che cadeva, non so voi, ma ho vissuto veri e propri momenti di terrore. Poi non è successo niente. Ma ha creato panico, credo.
Ciò ci induce anche a riflettere sull’importanza della comunicazione scientifica che sembra essere anche una professione in crescita!
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