Il Times ha pubblicato la tredicesima edizione del suo prestigioso Atlante, che evidenzia la nuova normalità instauratasi nel mondo durante gli ultimi tre anni.
Si sono modificati confini politici e amministrativi, certo, ma anche gli ambienti naturali. L’Atlante del Mondo fra l’altro prende nota che alcuni tratti di (ex) grandi fiumi come il Tigri, il Colorado, il Fiume Giallo e il Rio Grande ora sono secchi per parte dell’anno e che accanto alla Groenlandia il ritiro dei ghiacci ha evidenziato una nuova isola, chiamata Uunartoq Qeqertaq, “Isola del Riscaldamento” in lingua Inuit.
Per la verità l’isola è comparsa nel 2006, così come la portata dei grandi fiumi si è modificata lentamente: ma secondo i redattori dell’Atlante ormai questi cambiamenti sono da considerare definitivi.
E definitivo – secondo loro – è anche il fatto che la Groenlandia ha perso rispetto al 2008 il 15% dei ghiacci: ora quest’area non va più colorata di bianco, bensì di marrone e di verde. Cosa, qualcuno sta dicendo “Era così anche al tempo dei Vichinghi“? Ah, come è dura a morire la balla dell’ “isola verde”.
La calotta di ghiaccio che copre la maggior parte della Groenlandia è vecchia di 100.000 anni e spessa circa 3.500 metri. Non c’è alcuna possibilità che mille anni fa l’isola fosse verdeggiante e magari coperta di boschi. Eppure il suo nome significa “terra verde”.
Glie lo diede Erik il Rosso, che dalla Norvegia, causa omicidi, fu esiliato prima in Islanda e poi intorno al 982 in quella che ancora oggi chiamiamo Groenlandia.
Perchè scelse proprio quel nome? Ricostruisco la vicenda attraverso il resoconto stenografico di un’audizione, nel 2007, del presidente della Società meteorologica italiana, Luca Mercalli, di fronte alla Commissione Ambiente del Senato. In Groenlandia Erik il Rosso
restò tre anni sulla costa Sud che è addirittura a latitudini più meridionali rispetto all’Islanda. Su quella costa effettivamente c’è un po’ di erba, come c’è tuttora, e si può quindi praticare una modestissima agricoltura e un po’ di allevamento. Lì, Erik il Rosso decise di fondare una colonia.
Ritornò quindi in Islanda e disse la prima bugia pubblicitaria documentata: ribattezzò la Groenlandia, che si chiamava in realtà “Terra nostra”, il toponimo originale degli Inuit, con il nome di Greenland, “Terra verde”, semplicemente per attirare coloni, in modo da avere più forza lavoro per fondare la colonia che poi in effetti si insediò.
Da questa storiella di un migliaio di anni fa nasce l’idea che la Groenlandia avesse un clima molto più favorevole di quello che ha oggi, cosa che non risponde a verità
La Groenlandia diventa verde soltanto ora. Il mondo ci cambia sotto gli occhi – lo stiamo cambiando noi umani – rapidamente quando impercettibilmente: nel senso che abbiamo tempo di abituarci alla “nuova normalità” man mano che essa si produce. L’Atlante ne prende nota e ce ne restituisce la consapevolezza.
La nuova edizione dell’Atlante del Mondo
Sul Guardian il nuovo atlante mostra l’estensione dei cambiamenti climatici
La calotta glaciale della Groenlandia su English Wikipedia
Erik il Rosso su Wikipedia
Dal sito del Senato l’audizione di Mercalli davanti alla Commissione Ambiente nel 2007
Foto Ludovic Hirlimann









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prima di utilizzare per i soliti scopi eco-terroristici la notizia, andate a vedere la smentita ufficiale degli scienziati veri. L’editore ha dovuto ammettere l’errore nella nuova cartina. Non il 15%, ma solo lo 0,1%: una bella differenza eh? Se il GW ha bisogno di queste menzogne per essere creduto, poveri noi…
Il sig. Mercalli, poi, non è un ricercatore climatologo e le sue idee sulla Groenlandia del tutto personali. Nessuno ha mai detto che era completamente verde, ma se ha permesso il viaggio fino al Nord America, vuol dire che il ghiaccio era ben minore di oggi…
Vogliamo finalmente parlare tra scienziati e non fare propaganda per i governi e le loto tasse ecologiche?
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