Il futuro del cibo – sfamare sette miliardi di bocche – secondo me è il nodo fondamentale del futuro prossimo, e anzi già del presente: le rivolte nel mondo arabo e in Nord Africa hanno una lunga serie di cause, ma l’Egitto è un grandissimo importatore di generi alimentari, i cui prezzi sono al massimo storico.
Il rapporto “The future of food and farming”, pubblicato in questi giorni dal Department for Business Innovation & Skills del governo inglese, sottolinea proprio l’importanza di questo nodo ecologico ed economico.
Dice in sostanza: molti sistemi di produzione del cibo attualmente in uso non sono sostenibili. Ovvero, danneggiano l’ambiente e se si va avanti così la produzione non può che diminuire. Occorre modificarli e ripensare il sistema alimentare: non basta (anche se è doveroso) eliminare gli sprechi, razionalizzare eccetera.
Non viene detto spesso che gli attuali sistemi di produzione del cibo ci conducono a tutta velocità verso un muro. E anzi, so benissimo che la stragrande maggioranza delle persone, di fronte ad un’affermazione del genere, sbuffa, scuote le spalle, dice: soliti catastrofisti, i campi continueranno ad esistere, grano ed erba continueranno a crescere, il mondo andrà avanti come sempre è andato.
In realtà, nota il rapporto inglese, ci troviamo a fronteggiare l’erosione del suolo agricolo, l’impoverimento dello strato superficiale e fertile dei campi, lo sfruttamento eccessivo delle falde sotterranee d’acqua.
L’agricoltura utilizza il 70% di tutta l’acqua che serve ai bisogni umani e quest’acqua è in larga misura prelevata dal sottosuolo, dove essa continua sì ad accumularsi ma a ritmi enormemente inferiori rispetto a quelli dell’estrazione. In alcune zone le falde sono ormai alle corde.
E poi (sono sempre i concetti chiave del rapporto inglese) la pesca eccessiva sta svuotando i mari di tutto il mondo (il pesce è un’importantissima risorsa per una buona fetta dell’umanità) e la produzione di cibo dipende strettamente dai combustibili fossili (il solito picco del petrolio) per la sintesi dei concimi azotati e dei pesticidi, senza i quali i campi possono darci solo una piccola parte di quanto siamo abituati a raccogliere.
Aggiungiamo i cambiamenti climatici e il riscaldamento globale (anch’essi citati dal rapporto inglese) e il quadro è completo.
E dunque? I politici devono ripensare completamente il sistema alimentare, scrive il rapporto. Devono indirizzare la produzione alimentare verso metodi sostenibili. Contenere la domanda di alimenti la cui produzione richiede una maggior quantità di risorse. Mia traduzione: diminuire il consumo di carne e di altri cibi animali.
Raccomandazioni con poco sugo nuovo, direte. Può essere. Ma mi sembra notevole che un Governo europeo componga finalmente un puzzle organico (i cui pezzi peraltro sono da tempo ampiamente disponibili) su un tema così importante.
Sul sito del Department for Business Innovation & Skills del governo inglese The future of food and farming









L’Egitto e quasi tutti i paesi islamici sono anche in esplosione demografica.
Nessuno tocca mai la questione dell’elefante nella stanza.
http://www.paulchefurka.ca/Population.html
Ovvio che sette miliardi di persone consumino 10 volte di più di 700 milioni di persone.
In questa follia generale (quasi sempre sostenuta con pervicacia dal clero delle varie religioni patriarcali) si omette (con malafede!) la semplice aritmetica.
Siamo solo all’inizio.
I mantra ripetuti ossessivamente sulla crescita, sullo sviluppo, in primis quello demografico continuano.
Homo Stupidus Stupidus come lo chiama Giovanni Sartori.
Hai ragione, c’è un elefante nella stanza. Ma l’elefante, a mio avviso, non è tanto la crescita demografica. E’ piuttosto un’altra cosa: in Occidente ogni coppia fa un paio di figli ciascuno dei quali mangia per 10: e dunque ogni coppia occupa 20 posti alla tavola del futuro. Contemporaneamente l’Occidente chiede di fare meno figli a coppie che ne ne mettono al mondo tanti (ma comunque meno di 20) ciascuno dei quali mangia per uno solo…
Post scriptum. Sull’Homo stupidus stupidus non ho nulla da eccepire
Partiamo da casa nostra. L’Europa è super popolata e l’Italia in Europa è uno dei paesi a densità maggiore.
Il nostro tenore di vita è elevato.
Noi preleviamo risorse da tutto il resto del mondo, le portiamo qui, le trasformiamo in rifiuti, spesso riportati nei paesi del secondo e terzo mondo.
Questo approccio è pessimo.
L’impronta ecologica dell’Italia è ca. 2.4.
Significa che ci vorrebbe quasi un’altra Italia e mezza per sostenere questa popolazione a questi consumi.
E significa che prendiamo risorse altrove per un’italia e mezza.
Quindi la prima necessità è di decrescere sia in consumi ma, soprattutto, in numero, questo è terribile, è insopportabile, è il grande Tabù, sconvolge quanto detto dai sacerdoti delle religioni patriarcali e delle nuovi ismi (sviluppismo, liberismo, capitalismo, tecnologismo…) che ne sono gli scarti ideologici.
60M / 2.4 = 25M
Alla fine del secondo conflitto mondiale eravamo 30M ca e in regime di autarchia abbastanza spinto eravamo già a livelli terribili per quanto riguarda la sostenibilità.
Faccio un esempio: quasi tutto l’Appennino era pesantemente coltivato a seminativo,
Riserve forestali quasi a zero (Appennini pelati, boschi ridotti al minimo, fauna selvatica azzerata per moltissime specie)
Arature sconsiderate in posti a rischio di dissesto. Dissesto idrogeologico, vita grama, miseria, emigrazione.
Erosioni, frane, perdita dello strato fertile.
Erano gli anni 40.
Già quel livello era a rischio.
Ora è peggio (3.5Mha di terreno agricolo distrutto per cementificazione per sempre, ca. 1/3 del paese), popolazione raddoppiata, etc. il rincoglionimento da petrolio finirà come una sbornia, corpo a pezzi, intossicato, etc. .
Quindi, la prima cosa sensata è diminuire qui senza se e ma.
In generale in questo mondo impazzito deve entrare nella crapa delle persone che ogni popolazione deve essere compatibile in numero e consumi con il territorio che la ospita,
Non c’è alcun diritto ad andare a prendere risorse altrove, in termini di emigrazioni o di prelievo di risorse. Sono atti violenti a danno di altre persone. L’autobus è stipato, non c’è più posto.
Tutta questa mentalità patriarcale espansiva, insostenibile, sviluppista oltre a essere negli effetti estremamente violento è foriera di catastrofi.
Comunque, nulla di nuovo, è dal 1972 che si sa tutto (MIT, Peccei, etc.)
Il mondo è finito ed è incompatibile con ogni curva esponenziale, in primis quella della crescita della specie Homo.
E’ così elementare che è semplicemente irritante per gli psicopatici ossessionati di crescita e sviluppo.
Si sa tutto ma non si vuole sapere.
Vedrete cosa succederà nei paesi a deficit (in primis alimentare) quando non potranno più importare cereali dal resto del mondo. Oltre all’Italia ne abbiamo una sfilza qui vicino (praticamente tutti i paesi del Maghreb, quelli arabi, etc.).
Non sarà gradevole e non lo sarà neppure qui.