E’ difficile rendersi conto del consumo d’acqua legato alla produzione di cibi, bevande e oggetti di uso comune. Eppure è enorme, e non fa bene al pianeta: le riserve utilizzabili d’acqua dolce sono limitate, le falde sotterranee si svuotano rapidamente.
Per ottenere un chilo di pomodori freschi ci vogliono 156 litri d’acqua, l’avreste mai detto?, di cui solo il 15% piovana. La metà – circa 78 litri – è acqua che viene inquinata durante il processo.
Ma come fa un pomodoro a consumare tutta questa acqua, come fa ad inquinare? Appunto, è difficile rendersene conto: eppure avviene. Adesso ve lo spiego.
Per far crescere i pomodori non basta innaffiarli. Ci vogliono concimi e pesticidi: vanno prodotti attraverso un processo che comporta l’uso di un grande volume di acqua per diluire le sostanze inquinanti affunchè la qualità delle acque di scarico rispetti gli standard. E’ questa la cosiddetta “acqua grigia”.
Dei 78 litri di acqua che vengono inquinati per produrre un chilo di pomodori freschi, circa 60 sono assorbiti dai pesticidi; gli altri 18 dai concimi.
E poi, appunto, i pomodori bisogna innaffiarli, dal momento che l’acqua piovana non basta. Un chilo di pomodori freschi “incorpora” circa 24 litri di acqua piovana e ben 55 litri di acqua superficiale o di falda impiegata per l’irrigazione.
Tutte queste cifre sono arrotondate eliminando gli zerovirgola, ma il risultato complessivo è quello che citavo all’inizio: un chilo di pomodori freschi, 156 litri d’acqua.
Il calcolo è stato effettuato dal Wwf per Mutti, che ha voluto conoscere l’ “impronta idrica” dei suoi prodotti: e ci vuole altra acqua – ovviamente – per fabbricare i contenitori in cui vengono venduti i preparati a base di pomodoro.
Andando al succo, e senza tediarvi con ulteriori cifre: 720 grammi di passata in un vasetto di vetro “incorporano” 172,66 litri d’acqua; 400 grammi di polpa in lattina “incorporano” 423 litri d’acqua.
Il comunicato stampa del Wwf quanta acqua serve ai pomodori?
Foto talkoftomatoes









Bell’articolo, va ad integrare quanto già sapevo dal sito “water footprint”.
Mi è venuto un dubbio, ed è questo: l’acqua usata per irrigare un campo (di pomodori, in questo caso) va conteggiata anche se solo una piccola parte viene effettivamente trattenuta dalle piante? La maggior parte non torna nel ciclo naturale?
Esempio: se pesco dalla falda 200 litri d’acqua per irrigare il mio campo, io penso che la stragrande parte di quell’acqua filtri attraverso la terra e torni in falda, mentre un’altra parte evapori e solo una minima quantità venga assorbita dalle piante.
Eliminando quindi dal conteggio l’acqua piovana (24 L) e quella di falda (o di superficie, altri 55 L), la quota si riduce a 77 L, che è acqua sporcata per produrre pesticidi e fertilizzanti.
Da ciò la mia conclusione: il biologico risulterebbe ad impatto zero!
Considerazioni interessanti, Michele, ma non mi convincono completamente.
Acqua piovana a parte, quella per l’irrigazione è comunque sottratta al suo ciclo naturale. Certamente una parte (non so quale) scenderà nella falda: però quanto tempo impiegherà? Le falde sotterranee continuano ininterrottamente a riempirsi, ma lo fanno con un ritmo molto, molto più lento rispetto all’estrazione effettuata dall’uomo. E quindi tendono ad esaurirsi.
Personalmente cerco di acquistare il più possibile prodotti biologici. Però li considero ad impatto ridotto, e non ad impatto zero. Anche quelli hanno bisogno di concimi e pesticidi, che vengono prodotti impiegando acqua eccetera: la differenza è che nell’agricoltura biologica non vengono usati prodotti chimici di sintesi, ovvero derivati dal petrolio