La voce di Action Aid (un’organizzazione non governativa che si batte per un mondo libero da povertà e ingiustizia) si aggiunge a tutte quelle che sollecitano all’azione i 192 Paesi riuniti a Durban per la conferenza sul clima e sul contenimento delle emissioni di gas serra.
Action Aid mette in luce un aspetto solitamente trascurato della crisi climatica: perlopiù si pensa all’estinzione degli orsi polari, alla necessità di alzare il condizionatore e di abbassare termosifoni, o di rottamare il cappotto a beneficio della maglietta.
Invece no: il punto dolente, dolentissimo, è il cibo; lottare contro i cambiamenti climatici significa lottare contro la fame.
Ecologia è economia, nel senso che tutte le attività umane dipendono dall’ambiente e dalle risorse naturali: vale innanzitutto per la produzione delle derrate alimentari. Queste ultime, poi, subiscono per prime gli effetti del caos climatico: alluvioni, ondate di calore, siccità eccetera.
Ora siamo nelle condizioni del contadino medievale che guarda preoccupato i nuvoloni neri mentre si addensano sul suo unico campo: cadrà la grandine, ci sarà carestia?
Le differenze sono che il campo, per via della globalizzazione, si è ampliato fino ad essere grande quanto la Terra – resta però uno e uno solo – e che nel Medio Evo i ricchi non causavano i cambiamenti climatici: ora sì. Eppure, come allora, i ricchi sono gli ultimi a subire gli effetti di una minore produzione di cibo.
La campagna di Action Aid guarda in particolar modo ai piccoli contadini del Sud del mondo – alle donne contadine del Sud del mondo – cui si deve la metà della produzione globale di cibo.
La pagina di Action Aid contro i cambiamenti climatici e la fame contiene i rimandi a varie iniziative, on line e non. Su Youtube, cliccando sull’icona “cc”, è possibile guardare il video con sottotitoli in italiano.









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