I politici credono alle favole e chiedono di uccidere il lupo cattivo

lug  11
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I politici credono al lupo cattivo delle favole. E chiedono di ammazzarlo. Ieri, durante una conferenza stampa, è stato presentata l’indagine conoscitiva effettuata dalla Commissione Agricoltura della Camera sui danni causati dagli animali selvatici.

Trovate il testo linkato in fondo. In sostanza, chiede l’abbattimento di animali protetti (lupi, orsi, aquile) per prevenire (sì, prevenire!) “danni importanti al bestiame” o “nell’interesse della sicurezza pubblica” qualora un’altra soluzione soddisfacente sia impossibile.

Santocielo, qui siamo ai livelli dei leghisti che in Trentino organizzano banchetti a base di carne d’orso perchè “meglio mangiarli che incontrarli affamati”, anche se gli orsi in Italia non hanno mai ammazzato nessuno da almeno 150 anni a questa parte.

Che le aquile rapiscano i neonati e i lupi mangino i bambini, poi, era vero 200 anni fa, quando i pastorelli salivano da soli all’alpeggio e le contadine portavano con sè le culle nei campi. Informo gli onorevoli che non succede più da un bel pezzo.

Del resto, di asinate belle e buone nel testo ce ne sono anche altre. Durante l’audizione di fronte alla Commissione, un ignoto esponente della Coldiretti ha affermato che il lupo, alcuni decenni fa pressochè estinto in Italia, si è rifatto vivo “a seguito degli interventi di ripopolamento”: e anche questo è inserito senza smentite nel testo finale.

Mi sganascio dalle risate. Il lupo non è mai (ripeto: mai) stato oggetto di reintroduzione in Italia. Ha semplicemente riconquistato territori che un tempo erano suoi e dai quali l’uomo – suo mortale nemico – si è recentemente ritirato. La Coldiretti ha mai sentito parlare di abbandono delle campagne?

Dal testo si evince un fatto tragicomico, e non so come chiamarlo altrimenti. Non esistono dati nazionali sui danni provocati all’agricoltura dagli animali selvatici: eppure se ne parla spessissimo e sono oggetto di polemiche e interminabili diatribe.

Si sa solo che sono ingenti, e che vengono causati perlopiù dai cinghiali. Ma vengono pagati da vari enti pubblici periferici, sulla base di criteri che variano da luogo a luogo.

I cinghiali sì che sono stati reintrodotti per scopi venatori. Lo dice papale papale il testo dell’indagine, e del resto lo si sapeva da un pezzo: sono molto numerosi; appartengono a varietà non italiane; spesso sono incrociati coi maiali; vivono in aree che non hanno niente a che fare con le zone di diffusione “storica” dei cinghiali; li si riconosce perchè la silhouette della coscia è “a prosciutto”, e non esile come nel vero cinghiale purosangue.

Dunque i contadini devono ringraziare i cacciatori – desidererei sottolinearlo e metterlo in chiaro – per le recinzioni degli orti fracassate, i campi di patate “arati” col grugno, il mais devastato.

Secondo fatto tragicomico che si evince dal testo: i ripopolamenti di cinghiali a scopi venatori, ebbene sì, sono tuttora in corso. Mancano tuttavia dati nazionali, della cosa si occupano le amministrazioni locali.

Significa che denaro pubblico viene speso per acquistare cinghiali, e altro denaro pubblico viene speso per rifondere i danni.

Ma c’è un terzo fatto buttato lì in una riga nel testo della commissione e di fronte al quale non so se ridere o piangere. Si invoca il divieto di “fornire alimentazione a terra destinata ai cinghiali”.

Significa che i cacciatori ora possono farlo e lo fanno, in modo che questi animali prosperino e loro abbiano carne da carniere e sappiano anche dove andarsela a cercare.

Complimenti vivissimi ai cacciatori. Andare a sparare ai cinghiali nei luoghi in cui l’uomo li attira e li nutre è come entrare in un pollaio, fare pum! col fucile e poi vantarsi della preda.

Dal sito della Camera indagine conoscitiva sul fenomeno dei danni causati dalla fauna selvatica alle produzioni agricole e zootecniche, il testo approvato il 20 luglio scorso (lo si trova a partire da pagina 135 del verbale)

Su Agenda Parlamentare l’annuncio della conferenza stampa per la presentazione, ieri, dell’indagine

L’etologo Danilo Mainardi sul Corriere della Sera il lupo torna ad essere una preda ma i fucili sono un errore

Un opuscolo sul lupo pubblicato dal Parco Nazionale del Gran Paradiso, con la conferma (se mai ce ne fosse bisogno) che non è mai stato oggetto di reintroduzione

Foto Tambako the Jaguar

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