Fukushima, muore un altro operaio. E’ il terzo. Lavorano in condizioni bestiali

ott  11
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A Fukushima è morto un altro lavoratore – il terzo – impiegato nelle operazioni di contenimento del disastro nucleare.

La Tepco, proprietaria dell’impianto, dice che il decesso non è collegabile alla radioattività. Aveva affermato la stessa cosa per gli altri due morti.

Radioattività o no, sta di fatto che a Fukushima si lavora in condizioni semplicemente bestiali

Adesso le persone che prestano la loro opera a Fukushima sono fino a 3.000 al giorno: lo afferma il quotidiano tedesco Spiegel che, poche settimane fa, ha dedicato loro un servizio. All’inizio erano poche decine.

Tre morti in sette mesi (dall’inizio cioè della catastrofe) mi sembrano un po’ tanti. Non vi pare?

Secondo quanto riferito dalla Tepco, ieri un lavoratore sulla cinquantina si è sentito male durante il raduno mattutino. E’ stato portato in ospedale, ed è morto per cause che sono in via di accertamento. Il suo nome non è stato reso noto.

Aveva lavorato per 46 giorni, tre ore al giorno, all’impianto di decontaminazione dell’acqua, ed era stato esposto complessivamente a 2,02 millisievert di radioattività, contro i 100 millisievert annui che rappresentano la soglia ufficiale oltre la quale è comprovato l’aumento di possibilità di ammalarsi di cancro.

Gli altri due a Fukushima erano morti per infarto e per leucemia acuta, non imputabile – secondo la Tepco – all’esposizione alla radioattività.

Quando i lavoratori di Fukushima hanno ricevuto la dose massima ammissibile di radiazioni, vengono scartati come si fa con gli stracci e le scarpe sfondate. Non importa se non hanno altri mezzi per sbarcare il lunario, non importa se il rischio che essi hanno corso diminuisce il rischio cui va soggetto l’intero genere umano.

Vanno a lavorare lì perchè, si legge, non hanno scelta se vogliono portare a casa la pagnotta: ma fanno un favore, un favore enorme a tutti, e non solo ai giapponesi.

Andrebbero coccolati, trattati con tutti gli onori e portati in palma di mano. Invece sono sottoposti a quotidiani, metaforici calci sui denti: molto si è parlato dei pasti scadenti e – ho letto oggi – non sono neanche dotati di indumenti sufficientemente caldi, ora che arriva l’autunno.

Non sono dipendenti della Tepco: lavorano per appaltatori e subappaltatori; a volte non hanno neanche un contratto scritto; ciascuno di loro costa alla Tepco anche mille euro al giorno, ma riceve una paga di 100 euro. Per rischiare la vita. Il resto lo pappano gli intermediari.

Troppe, insopportabili offese alla dignità umana. Ricevi il mio omaggio, anonimo terzo morto di Fukushima.

Sul Telegraph morto un alro lavoratore a Fukushima

Un articolo dello Spiegel (edizione inglese) i lavoratori di Fukishima affrontano la radioattività per sfamare le famiglie

Un articolo di marzo dello Yomiuri (edizione inglese) i lavoratori di Fukushima sfidano la morte e ricevono pochissimo cibo

Su Ex-Skf terzo morto a Fukushima, e i lavoratori non hanno neanche abiti caldi

foto antjeverena

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