Estrazione di petrolio, avvelenamento del delta del Niger. L’Onu accusa la Shell

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Inquinamento del delta del Niger legato all’estrazione di petrolio, l’Onu in un rapporto pubblicato ieri mette sotto accusa la Shell. Certifica che terra e acqua sono impregnate di veleno. Dice che, per bonificare l’ambiente, ci vorrebbero un miliardo di dollari e decine di anni: sarebbe la più massiccia operazione del genere mai effettuata.

E attenzione. Il rapporto si limita a prendere in esame l’Ogoniland, una regione di appena 1000 chilometri quadrati: ma l’intero delta del Niger è traboccante di pozzi e idrocarburi.

Come se non bastasse, in Ogoniland il petrolio non viene più estratto dal 1993, anche se la zona è tuttora attraversata a un oleodotto che – come dice l’Onu – perde a causa di vandalismo (ma probabilmente il vocabolo più corretto sarebbe sabotaggi) e mancanza di manutenzione.

La situazione nel resto del Delta? Possiamo immaginarla anche in assenza di rilievi scientifici completi come quelli effettuati in Ogoniland. Vi faccio vedere innanzitutto la cartina della zona, per avere un’idea dello spazio che essa occupa all’interno del Delta. E poi continuiamo.

Questo è uno screenshot, ma cliccandoci sopra si arriva alla mappa originale interattiva pubblicata dall’Onu.

Il rapporto è stato pubblicato dall’Unep, il programma dell’Onu per la protezione dell’ambiente, e si intitola “UNEP Ogoniland Oil Assessment Reveals Extent of Environmental Contamination and Threats to Human Health”. In fondo il link.

Dice che l’inquinamento legato all’estrazione di idrocarburi è più vasto di quanto si pensasse, ed è penetrato più in profondità del previsto. Il sottosuolo è avvelenato anche in zone che in superficie sembrano pulite.

Almeno 10 comunità locali bevono acqua contaminata da idrocarburi; in un caso la concentrazione del benzene (cancerogeno) supera di 900 volte quella massima raccomandata dall’organizzazione mondiale della sanità.

Gli scienziati hanno trovato uno strato di petrolio alto 8 centimetri sull’acqua di falda. Pare che sia legato alla perdita di un oleodotto avvenuta anni fa. Contaminata anche l’acqua di superficie (non in parte: il rapporto parla di acqua contaminata e basta), sulla quale si vedono veli o strati di idrocarburi.

La manutenzione e il controllo delle infrastrutture legate ai campi petroliferi erano e sono inadeguate, dice il rapporto, e non sono state applicate le procedure fatte proprie dalla Shell; questo ha creato problemi di salute pubblica e di sicurezza.

Pochi giorni fa la Shell ha ammesso la propria responsabilità in due gravi fuoriuscite di petrolio nel delta del Niger, avvenute nel 2008 e 2009, aggiungendo che una comunità della regione, i Bodo, può chiedere un indennizzo in una corte britannica.

Il comunicato stampa sul sito dell’Unep rapporto sull’inqinamento da petrolio in Ogoniland

La pagina dell’Unep da cui è possibile scaricare l’intero rapporto e tutti gli allegati

Sul Wall Street Journal Nigeria, tanto petrolio e tante vittime

Su Euronews in Nigeria la Shell risarcirà i Bodo

Foto Unep

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