E poi si lagnano delle culle vuote. Densità della popolazione nel mondo e in Italia

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Altro che lagnarsi per le culle vuote. Pochi mesi fa è nato il bambino con il quale la popolazione planetaria è salita a 7 miliardi di individui: e ormai siamo anche un po’ oltre.

Siamo tanti, eh? E siamo tanti soprattutto in Italia, una delle aree più fittamente popolate del mondo. Ma se guardate la mappa mondiale della densità della popolazione (a sinistra un particolare), l’Italia rappresenta un’eccezione insieme alla Germania, al Giappone e a poche altre zone dell’Occidente. Zone, non Paesi.

Un’eccezione perchè gli occidentali sono quelli che mungono alla Terra molto più di quanto essa possa dare, ma di regola abitano in Paesi poco popolati. Guardate.

La mappa con la distribuzione della popolazione mondiale si deve al sito Fathom. E’ la riduzione on line di un poster in vendita a 30 dollari negli Stati Uniti.

E’ intuitivo: l’arancio e il giallo rappresentano la più fitta densità di popolazione (con un ingrandimento si vedrebbe probabilmente il rosso delle megalopoli); il nero, il grigio e il viola la densità più bassa.

Le sfumature di colore dal giallo in su tappezzano Paesi come la Cina e l’India, che non navigano esattamente nell’oro; nei Paesi cosiddetti sviluppati compaiono solo a macchioline, con l’eccezione del Giappone e di parte della nostra cara, vecchia Europa.

Però se non altro gli altri scialacquatori planetari a casa loro stanno larghi. Noi italiani, neanche quello: ci comportiamo come se avessimo cinque ettari di spazio a testa, mentre l’Italia ce ne offre uno solo.

Il grafico è di Fooprint Network; la linea rossa rappresenta la quantità di spazio che sarebbe necessaria per soddisfare i consumi dell’italiano medio senza intaccare la capacità del pianeta di generare anche in futuro i suoi servizi naturali; la linea verde segnala la quantità di spazio di cui l’italiano medio dispone in Italia.

Questo è l’omologo grafico (ma attenzione!, la scala è diversa) per il cittadino medio degli Usa, che pure è il più sprecone del mondo: si comporta come se possedesse 8 ettari di suolo. Però è il gap fra quanto gli possono offrire gli Usa e quanto egli effettivamente consuma è molto più ridotto che in Italia.

Morale? Quando sentite uno che si lamenta perchè in Italia le culle sono vuote, diffidate. Diffidate fortemente. Ci vuol portare tutti a sbattere contro il muro.

Su Fathom la mappa mondiale della densità della popolazione (via e foto Treehugger)

Uno dei database di Global footprint network dal quale sono tratti i due grafici

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26 risposte a E poi si lagnano delle culle vuote. Densità della popolazione nel mondo e in Italia

  1. C.Zecca scrive:

    Siamo stipati come sardine e ancora è assolutamente un tabù anche solo dirlo.
    Le risorse disponibili nel ns paese potrebbero mantenere diciamo al più 20 / 25M milioni di Homo. E invece siamo anche recentemente passati da 57M a 60M senza contare i vari milioni di immigrati irregolari che, peraltro, portano con sé un potenziale consumististico completamente insoddisfatto.
    Ma anche 25M di italiani non farebbero una grande vita. Già ai tempi del fascismo il tentativo di autarchia a quel livello di popolazione ne vedeva buona parte a livelli di sussitenza, di vita grama.
    Immaginatevi come sarebbe meravigliosa l’Italia con 6M di persone.
    Ampissime zone di selvatico, di boschi, pinete, colline, praterie, via le orribili e spaventosamente orripilanti conurbazioni edilizio-capannonistiche-infrastrutturali, ampi margini di sicurezza per risorse come cibo, acqua, energia.
    Ad esempio ora in Romagna sono a rischio di chiusura acquedotti per la terribile siccità che imperversa da mesi.
    Se i romagnoli fossero un decimo degli attuali impianti come il bacino di Ridracoli garantirebbero ampissime garanzie e margini e semplicemente, per il consumo umano la siccità NON esisterebbe.
    Anche negli ambienti “sensibili” e favorevoli alla decrescita c’è il tabù assoluto della decrescita demografica.
    L’aritmetica della torta che è quella che è e delle fette che diventano più piccole all’aumentare del numero viene – in malafede! – ignorata e contrastata.

  2. robertok06 scrive:

    OK, mi avete convinto. Buttatevi dalla finestra e lasciatemi piu’ spazio… oppure sono gli altri che si devono buttare e voi restate?
    Giuro che non capisco cosa diavolo voglia dire questo articolo… come se i paesi o le aree fossero a compartimenti stagni, ed ognuno dovesse, rigorosamente, soddisfare tutti i suoi bisogni: energia, cibo, foreste, etc…
    Ma perche’? Ma chi l’ha detto?

    Mah….

    Roberto

    P.S.: comunque, mappe di questo genere, che “strizzano” o “allargano” i paesi in rapporto alla loro popolazione e altri parametri, si trovano su questo sito, e secondo me sono piu’ carine ed intuitive di quelle nella foto qui sopra:

    http://www.worldmapper.org/

  3. C.Zecca scrive:

    Sebbene le soluzione cruente rientrino negli scenari possibili
    (ci sono vari studi estremamente rigorosi come quelli di Jared Diamond che ha studiato il collasso e i fattori di collasso – 5 dei quali uno è la iperdemografia rispetto alle risorse disponibili – di molte società del passato nei quali i collassi sono sempre stati non molto gradevoli) se l’Homo fosse Sapiens Sapiens e non Stupidus Stupidus cercherebbe di evitare di arrivare ad essi.
    Prevenire è MEGLIO che curare, no!?

    Un figlio massimo per donna per tre o quattro generazioni e la popolazione mondiale rientrerebbe in valori sostenibili.
    Si può decrescere demograficamente e farlo in maniera dolce.
    Se non fosse che c’è un condizionamento inculturale, pseudo religioso, ideologico, speculativo, militare, egemonico bla bla bla che prevede la crescita esponenziale illimitata anche in campo demografico e la apologizza.

    Un altro fattore di crisi studiato da Diamon è anche l’interindipendenza.
    Tra i fondamenti di strategia militare c’è la sovranità alimentare delle nazioni.
    E’ ovvio che una nazione che per magna’ dipende da altri è vulnerabile e ciò vale per tutte le risorse fondamentali (ad esempio anche acqua ed energia).
    Sono concetti estremamente elementari, più sei indipendente ed hai risorse più sei forte ovvero meno vulnerabile e meno a rischio in caso di variazioni repentine nella disponibilità di risorse essenziali.
    E’ un concetto anche di ingegneria dei sistemi: se hai complessità elevate devi suddividere il sistema in componenti ben definite con interfacce (dipendenze) ridotte in banda (quantità) e numero (qualità).
    Anche se autonomia e interindipendenza non piacciono a Roberto.
    Ma ciò è noto visto che Roberto è un convinto assertore del nucleare che è uno dei peggiori risultati dell’ideologia tumorale accrescitiva.

  4. robertok06 scrive:

    @C.Zecca:

    “Ma ciò è noto visto che Roberto è un convinto assertore del nucleare che è uno dei peggiori risultati dell’ideologia tumorale accrescitiva.”

    ——–
    A dire il vero, il paese che mi ospita da 14 anni produce il 75% della sua energia elettrica, che e’ il 50% maggiore di quella che consumate voi in Italia, rigettando nell’ambiente ZERO CO2, metalli pesanti, arsenico, NOx, SOx, e compagnia bella.
    Alla TV negli ultimi giorni hanno cominciato a fare pubblicita’ delle vetture Renault elettriche, che potranno caricarsi le batterie sfruttando la sopracitata eletticita’ pulita…. il giorno che lo farete in Italia generete l’elettricita’ bruciando gas russo/algerino, se va bene e non e’ carbone o derivati del petrolio… a proposito, hanno levato il blocco del traffico a Milano? :-)

    Notare come 19 centrali con 58 reattori che generano 63 GW “on demand” 24h/24 abbiano molte, infinitamente meno, interfacce, bandwidth e numero di componenti rispetto ad un ipotetico sistema (che non funzionera’ mai) basato su FV e eolico che per produrre la stessa energia dovrebbe avere decine di migliaia di turbine eoliche, e migliaia/milioni di impianti FV che producono quando e quanto vogliono loro senza alcun controllo… il vero incubo dal punto di vista dei controlli del sistema complessivo… per te che sei/sembri ingegnere, da come scrivi, potrei consigliarti una dovizia di articoli seri che discutono del problema, nel caso ti interessasse.

    A me l’autonomia piace, quello che non piace sono le balle basate sul nulla, sul vuoto cosmico, su menzogne inventate o applicazione diretta dell’ignoranza.
    L’interdipendenza la adoro, tra l’altro, lavorando da decenni in un ambiente dove la riuscita del tutto dipende dall’ottimizzazione delle interfacce e dal lavoro d’equipe.

    Ciao, e attento alle fobie irrazionali… sono pericolose.

    Roberto

  5. C.Zecca scrive:

    > rigettando nell’ambiente ZERO CO2, metalli pesanti, arsenico, NOx, SOx, e compagnia bella

    Il che è falso.
    La filiera del nucleare ha grosse produzioni di inquinanti e di rifiuti.
    Anzi, il tema dei rifiuti prodotti dal nucleare è IL problema senza soluzione.
    Ma ora non voglio entrare in valutazioni tecniche ipersettoriali, ottimizzare i passi e farli bene non ha senso se stai proseguendo verso il baratro.
    Il nucleare è conseguenza e concausa del paradigma profondamente malato della crescita esponenziale.
    L’avvitarsi senza fine in una spirale patologica di aumento della demografia che aumenta i consumi che richiedono nuove fonti di risorse che producono un aumento della demografia e dei consumi.

    Se in Italia ci fossero 6M di persone NON ci sarebbe alcuna necessità di importare alcunché né di produrre energia creando problemi irrisolvibili (come il nucleare ad esempio).

    D’altra parte c’è una componente psicologica ed esistenziale – peraltro saggiamente sfruttata sociologicamente per far funzionare la piramide “della percolazione di potere e risorse verso il vertice” – per le quali il grosso degli Homo si trova in una sorta di condizionamento, di plagio per le quali le PEGGIORI PRATICHE vengono considerate la via migliore.

    La tecnologia (peraltro spesso le più rozze teconologie) sono nello spazio del problema, non delle soluzioni.
    Nello spazio delle soluzioni c’è, ad esempio, la filosofia.
    La domanda, una sorta di meditazione laica, un koan laico, è: perché per vivere bene tu [impersonale qui, NdCZ] CREDI che sia necessario aumentare i numeri della fisica (più figli, più auto, auto più grosse, più capi, capi più firmati, più tecnologia più rapidamente obsolescente, più viaggi (apparentemente) più veloci, più energia, più auto elettriche, più TAV, più offerte speciali, più ogegtti pattume USA&getta, …)?

    In questo quadro la decrescita demografica è forse una chimera, un’utopia morale quanto la decrescita del consumismo becero.
    Solo che…
    C’è l’aritmetica della torta, il checksum finale.
    La torta è quella. Il 90% degli Homo vuole la propria fetta sempre più grossa, il 90% degli Homo contribuisce all’aumento esponenziale del numero di Homo.
    Non può funzionare.

    Ecco, il comportamento collettivo che diventa eccellente propellente per l’aumento della velocità verso il collasso.
    Con le condizioni attuali possiamo pure continuare così, cullandoci colla follia collettiva dell’adorazione feticistica dell’(a crescita) esponenziale in (eco)sistemi finiti ad andamento sinusoidale.

    E ora, nel 2011, l’iperdemografia è la causa di crisi principale.

  6. Simone Martini scrive:

    Non vorrei sbagliare, ma credo la superficie pro-capite italiana sia di 0,5 Ha, non 1.
    0,33 Ha pro-capite di superficie produttiva (istat), 0,27 Ha pro-capite l’impronta alimentare (ecoalfabeta).
    Secondo me l’ideale sarebbe stabilizzare lo sviluppo demografico fra i 20 e i 40 M di ab. Sotto una certa soglia diventerebbe impossibile tenere in piedi FS, collegamenti stradali, comunicazioni, etc..

  7. C.Zecca scrive:

    In Norvegia o in Svezia in cui sono (ancora) pochi milioni hanno eccellenti reti di trasporto, sono all’avanguardia su molte forme di telecomunicazioni.

  8. robertok06 scrive:

    @C.Zecca scrive:
    13 dicembre 2011 alle 10:58

    > rigettando nell’ambiente ZERO CO2, metalli pesanti, arsenico, NOx, SOx, e compagnia bella

    Il che è falso.
    La filiera del nucleare ha grosse produzioni di inquinanti e di rifiuti.
    Anzi, il tema dei rifiuti prodotti dal nucleare è IL problema senza soluzione.
    ——————-
    Cominci malissimo: la filiera nucleare e’ quella che ha il minor impatto ambientale.
    Basta andare su questo sito

    http://www.vattenfall.com/en/environmental-reports.htm

    clicca su uno degli Environmental Product Declaration per eolico, idroelettrico, nucleare di Vattenfall, studi fatti secondo norme chiare e definite (e uguali fra di loro). Tratta tutte le emissioni e consumi energetici per produrre “1 kWh” da fonti diverse. Prova, confronta le tabelle, uso del territorio, delle materie prime, le emissioni in aria e acqua…

    Roberto

  9. robertok06 scrive:

    @C.Zecca scrive: 13 dicembre 2011 alle 10:58

    Il nucleare è conseguenza e concausa del paradigma profondamente malato della crescita esponenziale.
    L’avvitarsi senza fine in una spirale patologica di aumento della demografia che aumenta i consumi che richiedono nuove fonti di risorse che producono un aumento della demografia e dei consumi.
    —————-
    Non so chi te l’ha detta questa scemenza, ma e’ una scemenza. I paesi “nuclearizzati” storici… USA, Francia, Germania, Giappone… hanno (salvo gli USA, per via dell’immigrazione massiccia) tassi di crescita demografica nulli o quasi, da anni.
    Il nucleare e’ solo una forma di produzione di energia elettrica, non vuol dire che devi produrne e/o consumarne di piu’. Secondo te sarebbe meglio se la Francia producesse i 3/4 di quello che consuma bruciando gas naturale o carbone?
    Mah…

    Roberto

  10. robertok06 scrive:

    @C.Zecca:

    “La domanda, una sorta di meditazione laica, un koan laico, è: perché per vivere bene tu [impersonale qui, NdCZ] CREDI che sia necessario aumentare i numeri della fisica (più figli, più auto, auto più grosse, più capi, capi più firmati, più tecnologia più rapidamente obsolescente, più viaggi (apparentemente) più veloci, più energia, più auto elettriche, più TAV, più offerte speciali, più ogegtti pattume USA&getta, …)?”
    ————————
    Lo chiedi a me? Io no credo assolutamente che tutto quanto tu hai scritto sia necessario. Daltronde, nessuno mi/ti/ci obbliga a cambiare macchina ogni due anni, vivere in case piu’ grandi, sprecare… e’ una scelta personale, e guarda un po’… e’ la scelta preferita dalla stragrande maggioranza della popolazione mondiale, appena possono cercano di uscire da baracche per entrare in case con acqua corrente, energia elettrica, etc…
    Tra l’altro, c’e’ una relazione inversa a quella che suggerisci tu, i paesi piu’ ricchi fanno MENO figli di quelli poveri, quindi se il problema demografico vuoi risolverlo a tutti i costi la prima cosa da fare e’ di innalzare il livello di vita della gente.
    Nota che questa non e’ una mia opinione basata sul nulla, non sono considerazioni filosofiche, sono dati di fatto.

    Ripijate.

    Roberto

  11. robertok06 scrive:

    @C.Zecca:

    “E ora, nel 2011, l’iperdemografia è la causa di crisi principale.”

    Ma neanche per idea! Il problema e’ solo politico.
    Sulla terra c’e’ abbastanza acqua, cibo e energia per tutti, e’ solo una questione, politica, ripeto, di voler dare da mangiare, da bere, casa, copertura sanitaria, scuole, etc… a tutti.

    50 anni fa eravamo meno della meta’ sulla terra, e non si stava certo meglio.

    Roberto

  12. robertok06 scrive:

    @C.Zecca scrive: 13 dicembre 2011 alle 17:20

    “In Norvegia o in Svezia in cui sono (ancora) pochi milioni hanno eccellenti reti di trasporto, sono all’avanguardia su molte forme di telecomunicazioni.”

    Non sequitur: il Sudan ha una densita’ di popolazione ben piu’ bassa di Svezia e Norvegia, eppure non hanno ne’ trasporto, ne’ telecomunicazioni, ne’ sono all’avanguardia.
    In Giappone sono stivati come sardine e hanno tutto.

    Guarda questa mappa

    http://en.wikipedia.org/wiki/File:World_population_density_1994.png

    e dimmi se riesci a vedere una correlazione fra bassa densita’ e felicita’ o avanzamento sociale/economico dei vari paesi. Ci riesci? Io no…

    Non c’e’ logica nel tuo discorso. Troppa filosofia e poca ciccia, come si dice.

    Roberto

  13. Simone Martini scrive:

    Resta il fatto che sotto una certa soglia diventa impossibile tenere in piedi FS, reti di collegamento, comunicazioni, difesa, etc.; quale sia questa soglia non saprei…
    Se per questi servizi si spendessero 20 G di euro all’anno, sparo una cifra… diviso 40 M di ab. sono 500 euro; su 6 M di ab. invece sono più di 3000 euro. Cambia…
    Svezia e Norvegia hanno un debito al 40% del PIL, rispettivamente, di 16’000 e 30’000 euro pro-capite… non è che navighino nell’oro.

  14. C.Zecca scrive:

    Roberto
    L’iperdemografia è ottimamente e precisamente misurata dall’impronta ecologica di Wackernagel e compagnia.
    L’Europa, il Giappone, gli USA, la Cina, l’India, il Pachistan (ora quasi tutti i paesi sono sovrapopolati) prendono risorse altrove per poter campare.
    L’Italia importa quasi tutto.
    Ad esempio è il 4° importatore del mondo di frumento, in caso di tensioni internazionali o di conflitti rischieremo prima di tutto di… morire di fame!!
    Importa la stragrande maggioranza dell’energia che usa (e con il nucleare aumenterebbe pure questo disavanzo energetico aggiungendo l’importazione di uranio a quella dei combustibili fossili).
    Importa rame, alluminio, argilla, bovini, legname, coltan, olio di palma, alluminio, pasta di vetro bianca, soia, mais …
    In altre parole la popolazione con i suoi consumi piglia risorse per altre 3 italie e rotti altrove.
    Il Giappone (e ora la Cina) sono anch’essi depredatori di risorse.
    E’ vero che i paesi ricchi fanno meno figli ma sono già da decenni (diciamo un paio di secoli) sovrapopolati (poi c’è l’immigrazione dai paesi del 2° e 3° mondo che purtroppo non permette la decrescita demografica, anzi, che causa una ulteriore crescita demografia).
    La biocapacità di questi paesi richiederebbe popolazioni molto inferiori. Ad esempio l’Italia ai consumi attuali potrebbe sostenere diciamo 20M di Homo.
    Tutti i paesi arabi sono iperpopolati rispetto non all’estensione ma alla loro biocapacità e questa è LA CAUSA dei loro disordini.

    La correlazione certa è tra iperdemografia e povertà. Tutti i paesi più poveri sono iperpopolati (rispetto alle loro risorse).
    Il Giappone che tu citi si permette un alto tenore di vita prendendo altrove le risorse necessarie per esso, semplicemente non potrebbe campare senza quelle risorse.
    Ci sono alcuni paesi ricchi che sono sovrapopolati (io osservo che sono tutti sovrapopolati). Ok.
    Ma tutti i paesi più poveri sono iperpopolati. Questa è la correlazione abbastanza ovvia sottolineata anche da Diamond.

    Il problema non è politico, è sistemico, ecologico.
    Non ci sono risorse per questa popolazione e per i consumi che essa ha.
    Però se tu voi manterere la tua visione antropocentrica, fai pure.
    Ogni 6 mesi si parla di un nuovo picco (dell’acqua, del rame, dell’elio, del riso, del petrolio, del carbone…) e tu dici che è un problema politico (c’è una parte di verità, la torta è quella che è e le fette non sono uguali, ci sono pochi tizi che hanno fette enormi, che prendono la metà o più della torta… l’iniquità PEGGIORA il problema dell’accesso alle risorse, in nessun modo agendo su essa si potrebbe aumentare la torta).
    Prego.

    Simone, ci sono paesi come l’Austria o la Finlandia etc. che hanno popolazioni (relativamente) ridotte o ottime reti tecnologiche.
    Non congetturare sulla soglia minima a base di decine di milioni di persone sotto la quale tutto ciò non potrebbe funzionare.
    In questi paesi i servizi (tecnologici) funzionano molto meglio della costipata Italia.
    Non ho scritto funzioneranno, ho scritto funzionano.

  15. C.Zecca scrive:

    Biocapacità.

    Una parola descrive tutto, è molto semplice, Roberto.
    Inutile avere milioni di ettari di deserto oppure un orto felice affollato da milioni di persone (v. il caso nostrano delle costipazioni ombarde o campane).

    Alla fine, anche supposto pure che tu abbia gli “indispensabilissimi” banda larga, i-quest e i-quell, TAV, la nuova BMW X18, il wi-fi in municipio o in casa…
    devi respirare, fare la cacca, avere acqua per pulirti il sedere dopo e acqua pulita da bere, scaldarti e mangiare del cibo, zucchine, lenticchie, zampone, avena e acciughe
    hai bisogno di una passeggiata sulle rive di un lago per rilassarti e ricaricarti
    (e non in un merdoso mall, iperquest o autlet quell).

    Biocapacità e ha (anzi, ebbe) un massimo.
    E’ limitata, è finita.
    E’ semplice anche se non piace, anzi, anche se irrita.

    Biocapacità.

  16. Simone Martini scrive:

    Zecca, due dati:
    1) 20’000’000 Ha la superficie produttiva (istat) – 0,33 Ha pro-capite
    2) 0,27 Ha pro-capite l’impronta alimentare italiana (M.P. ecoalfabeta)
    Se è questa la situazione (semmai l’impronta alimentare andrebbe verificata) l’Italia oggi potrebbe essere ancora indipendente da un punto di vista alimentare. E’ chiaro che a questo punto non possiamo permetterci un ulteriore crescita della popolazione, e nemmeno una diminuzione della produttività (nel 1861, quando eravamo 20 M, la produttività era circa 1/3 di quella attuale).
    Se lo sviluppo demografico si stabilizzasse a 40 M di ab. noi avremmo 0,5 Ha pro-capite di superficie agricola e forestale. Mantenendo la produzione costante potremmo non soltanto garantirci l’indipendenza alimentare, ma anche coltivare legname come materiale da costruzione e in una certa misura anche come combustibile, tanto più se servisse al riscaldamento di edifici ben coibentati, e potremmo anche permetterci di aumentare la superficie delle aree protette, quindi garantire la conservazione delle specie.
    Se ci stabilizzassimo sui 20 M potremmo permetterci il dimezzamento delle rese agricole. Un scenario, questo del calo delle rese agricole, che potrebbe anche avverarsi entro la fine del secolo, a causa dei cambiamenti climatici.
    Dipende tutto da questo. Se la produttività dei campi restasse invariata non avremmo motivo di stabilizzare la popolazione sotto i 40 o i 20 M di ab., anzi, sarebbe controproducente, perché, come dicevo prima, i servizi a disposizione della collettività verrebbero a gravare sempre di più sui contribuenti.

  17. C.Zecca scrive:

    La produttività quantitativa ora è artificiosamente pompata dalle disponibilità energetica, chimica (concimi di sintesi, antiparassitari e altri veleni) e logistica garantite dal petrolio.
    La produttività è destinata sensibilmente a calare non solo per il picco del petrolio ma anche per altri fattori.
    Ad esempio, intere zone d’Italia sono definitivamente distrutte dal punto di vista della biocapacità.
    Ad esempio la salinificazione dei territori (si è consumata acqua fossile, è entrata acqua di mare, si è irrigato con acqua salata, mi viene in mente il caso della penisola di Piombino / Venturina).
    La Campania Felix, uno dei territori più fertili e con più acqua ha intere province (NA e CA in particolare) che sono costruite e irreversibilmente inquinate da versamenti di rifiuti tossici, da diossine, da ogni roba.
    La Liguria ha il 45% del territorio distrutto dall’edilizia.

    Durante la crisi del 1929 in molte città d’Italia furono realizzati molti orti urbani che permisero alla popolazione di mangiare.
    Ora le superfici biodistrutte sono decuplicate, per (decine di) km non ci sono campi e semplicemente non è più possibile ora rifare orti urbani (in una situaazione in cui la popolazione è m volte quella del 1929) perché non c’è più terra.

    Paul Chefurka e altri demografi convengono che la popolazione sostenibile senza petrolio (in realtà la stima è ottimistica perché non conta l’esaurimento di altre risorse come l’acqua, il terreno biocapace, la salinificazione, la perdita di humus…) è ca 1G Homo con un 20% in + o in -.
    Non sarà molto gradevole passare da 8-12G (le projezioni variano) del 2040/50 a 1G del 2100 (il taso di mortaliltà dovrà essere almeno 100M all’anno, si consideri che durante l’ultimo conflitto mondiale si arrivò a 10M all’anno).

    La cosa che nessuno considera è che la biocapacità del pianeta non è costante ma in sensibile diminuzione da almeno 4 decenni.
    Quindi non solo c’è un’esplosione esponenziale di popolazione e di consumi ma la biocapacità cala.

    Jared Diamond ha studiato le dinamiche del collasso delel società
    (qui un video della National Geographic, consiglio la lettura del libro che è un’opera scientifica e rigorosa non edulcorata a scopi massmediatici)

    E’ noto, non possiamo dire “non lo sapevamo”, lo aveva intuito Malthus, poi MIT con Donella Meadows e Club di Roma e mille altri. E’ una questione elementare, è sufficiente l’aritmetica.
    Solo che continuamo a ignorare i limiti allo sviluppo e i sintomi sempre più evidenti di una crisi globale e sistemica (che si manifesta ANCHE sociopoliticamente).

  18. C.Zecca scrive:

    Simone, dimenticavo…
    Un altro fattore di rischio dei 5 principali (1° è la siccità / cambiamenti climatici, 2° la sovrapopolazione) è la relazione con i popoli vicini.
    Se l’Italia diminuisse a 20M verrebbe invasa dalle decine di milioni di nordadfricani etc.
    L’Egitto con una popolazione di 80M homo è già ora una bomba enorme con la miccia già accesa, visto che la sua biocapacità sostiene alcuni milioni di homo e non alcune decine di milioni di homo e questo è IL problema non solo del Maghreb ma della totalità dei paesi del vicino e medio oriente e del corno d’africa.
    Quanti decine di milioni di africani arriveranno in Europa?

    Diamond ha studiato come la colonia “orientale” (in realtà meridionale) dei vichinghi in Groenlandia collassò definitivamente per l’arrivo dei profughi della colonia “occidentale” (in realtà settentrionale).

  19. robertok06 scrive:

    @C.Zecca:

    … sull’Italia…

    “Importa la stragrande maggioranza dell’energia che usa (e con il nucleare aumenterebbe pure questo disavanzo energetico aggiungendo l’importazione di uranio a quella dei combustibili fossili).”
    —————
    Nonsense al 100%… hai una logica che non e’ logica.
    Eventuali centrali nucleari dovrebbero andare a rimpiazzare centrali a gas/carbone, per produrre la stessa quantita’ di energia elettrica in maniera pulita.
    Ci guadagnerebbe il bilancio commerciale (esempio, un EPR produce 12 TWh/anno, cioe’ l’equivalente di qualche miliardo di metri cubi di metano importato), ed il bilancio “ecologico” (5-7 milioni di tonnellate di CO2 di meno nell’atmosfera, senza contare altro). Il tutto con 50 tonnellate di combustibile.

    Roberto

  20. robertok06 scrive:

    @C.Zecca scrive: 14 dicembre 2011 alle 11:55

    “Biocapacità.

    Una parola descrive tutto, è molto semplice, Roberto.”
    ——————-
    Guarda che con me sfondi una porta aperta: ho costruito casa, nel 2000, progettandola da me. In legno, consumi energetici bassissimi (per l’epoca), mi sposto in moto (proprio perche’ trovo stupido usare 1 tonnellata e mezza di vettura per portare 1 persona al lavoro e ritorno a casa), ho i pochi cotillons tecnologici che mi servono per vivere e lavorare, mangio verdure del mio orto, e se non ne ho abbastanza compro al mercatino locale, odio i centri commerciali e se posso li evito, mangio pochissima carne, etc…. etc…
    Sono l’incarnazione del perfetto ambientalista… l’unico difetto (per voi) e’ che sono pro-nucleare. :-)

    Roberto

  21. Simone Martini scrive:

    Io penso che in futuro continueremo ad avvalerci della meccanizzazione, ovviamente non alimentata da idrocarburi, ma da fonti rinnovabili. Elettricità accumulata in batterie al litio e al sodio – nickel con cui far muovere trattori elettrici (vedi Ramses) e pompare acqua per irrigare i campi. La materia organica, e quindi anche le deiezioni umane, dovrà essere riciclata. Ecco, in uno scenario del genere sarebbe sufficiente stabilizzarci sui 20 o al massimo i 40 M di ab., a seconda dell’impatto che avrà il riscaldamento globale.
    Noi possiamo contare sui quei 20 milioni di Ha di superficie produttiva… che sono terreni fertili. E’ chiaro che se le cose dovessero andare diversamente…
    A 16 milioni potremmo tornare alla trazione animale. A 12 milioni, oltre alla trazione animale, potremmo permetterci di tornare alle rese agricole del 1861. Si vedrà.
    “Se l’Italia diminuisse a 20 M verrebbe invasa dalle decine di milioni di nordadfricani etc.”. Qui mi dai ragione. Un popolo di 40 milioni di ab. avrebbe più possibilità di contrastare grandi flussi migratori. Ammesso che si possa anche solo pensare di lasciar morir di fame milioni di rifugiati ambientali. Ecco perché sono convinto che la questione demografica, oltre che climatica, debba essere affrontata a livello internazionale, e che si debba fare di tutto per mantenere alta la produttività.

  22. C.Zecca scrive:

    > Eventuali centrali nucleari dovrebbero andare a rimpiazzare centrali a gas/carbone

    Ora, cosa sta succedendo , qui e ora (fatti e non congetture)?
    Che tutti i gW di potenza dovuta a rinnovabili si sono AFFIANCATI alle centrali a combustibili fossili e che in alcuni casi la produzione da eolico, fotovoltaico etc. è stata sacrificata a quella da fossili (ci sono lobby, interessi specifici speculativi, etc.).

    Avete mai sentito di CHIUSURA di ciofeche a nafta o a carbone?
    Macché.
    Sarebbe bello avere qui i nomi e la potenza di centrali a fonti fossili chiuse di recente.

    Anzi, Enel vuole riconvertire a carbione alcune centrali.
    Anzi, nella regione in cui abito ci sono ancora demenziali piani di nuove turbogas (nonostante il PER preveda il contrario).

    Sempre nella logica profondamente malata e patogena della crescita.

    Ad oggi e da come funziona da molto tempo, quindi, il problema senza soluzione, ovvero il nucleare da fissione, andrebbe ad affiancare la robaccia esistente, non a sostituirla.

  23. robertok06 scrive:

    @C.Zecca:

    OK, fatti e non congetture!… finalmente (ma, ti avviso, stiamo scrivendo nel posto sbagliato, per “fatti e non congetture”, qui regna il “congetture e MAI fatti”).

    I GW delle rinnovabili, immagino tu stia parlando di FV e eolico, si sono affiancati a quanto esiste per il semplice fatto che, essendo intermittenti e non prevedibili, il sistema non puo’ funzionare se non continui a tenere in funzione le centrali termiche tradizionali.
    Di FV non viene gettato neanche un W, per l’eolico il problema e’ che, a volte, molto poche in Italia, devono sprecare l’energia generata per il semplice fatto che e’ troppa, e non sanno dove metterla ne’ cosa farne.
    Ciofeche e nafta e carbone ne vengono chiuse di continuo, per fortuna… il problema e’ che ne pianificano di nuove, di continuo, anche se bisogna dire che sono piu’ pulite, quelle moderne, di quelle vecchie.
    Il nucleare da fissione, generando il kWh meno caro di tutti, prenderebbe il posto di kWh piu’ cari, quindi di centrali a combustibili fossili… cioe’ genererebbe elettricita’ senza rigettare nulla nell’ambiente… basta vedere cosa succede in Francia:

    http://www.rte-france.com/fr/developpement-durable/maitriser-sa-consommation-electrique/eco2mix-consommation-production-et-contenu-co2-de-l-electricite-francaise

    in questo momento, 7:30 di mattina, la Francia sta generando 69 GW di potenza, di cui quasi 54 sono da nucleare. Quasi 6.5 GW sono esportati (verso CH, I e DE, principalmente). Tutto questo ambaradan di elettricita’ (l’Italia, al massimo, richiede 53 GW se non ricordo male, qui arrivano a piu’ di 93 nei giorni freddi d’inverno).
    Come puoi vedere nell’ultimo grafico in basso, ai 69 GW di potenza corrispondono sole 4242 Ton/ora di CO2, che sono infinitamente meno di quanto emetta, per esempio, la Spagna, con 20 e passa GW di eolico, o la tanto citata Danimarca (posso fornirti links a pagine simili per ES e DK, non lo faccio perche’ con 2 o piu’ links il messaggio non passa…).
    Ore 8, rete RED spagnola: potenza totale generata 32900 MW, di cui ben 11200 da eolico (ma solo 6500 da nucleare)… emissioni di 6700 ton/ora… pero’ quando c’e’ meno vento (per esempio il 12/12/11) la produzione mancante deve essere integrata da gas/carbone, e le emissioni vanno a 9300 Ton/ora per un totale di 37000 MW).

    Le 4000 e passa ton/ora di CO2 francesi sono dovute, ovviamente, a 1400 MW di carbone, e 2300 MW di gas naturale.
    Se la politica francese futura ridurra’ la quota di nucleare, quello che succedera’ sara’, semplicemente, che per ogni GW nucleare fermato entrera’ in funzione un GW di gas naturale o carbone (soprattutto gas naturale)… non a caso hanno cominciato a fare prospezioni geologiche per estrarre gas di scisto un po’ dappertutto, su terra e mare francesi. Meglio cosi’?

    Roberto

  24. C.Zecca scrive:

    Roberto, io non prenderò altro spazio per dimostrare i contro de IL problema senza soluzione (saremmo fuori luogo, questa non è una pagina sul nucleare).
    La latteratura economica, tecnica, sistemica, ecologica, filosofica ed ecologica che smentisce con precisione molte delle tue affermazioni è ampia a rischierei di dover citare una paccata di documenti.

    Riformuliamo:
    tu stai parlando delle meraviglie delle nozze e del matrimonio, stai elencando i migliori ritrovati a sostegno delle coppie sposate, le nuove meraviglie tecniche normative e sociali a favore delle coppie sposate.

    D’altra parte è come se io stessi affermando che non il matrimonio crea una quantità
    elevata di problemi e che non voglio il matrimonio.
    Io qui scrivo che la crescita (compresa quella demografica) ha già creato una quantità spropositata di problemi irrisolvibili (in tempi umani), come osserva Paul Chefurka, usando un’immagine/idioma anglosassone diffuso, ci ha portati ad avere un elefante in una stanza.

    Un Elefante in Una Stanza qualsiasi cosa faccia o non faccia è un problema enorme.
    Se si muove fa disastri, se scoreggia fa disastri, se non si muove sta lì e d ingombra, se non scoreggia aumenta il rischio che possa esplodere, se tentasse di coricarsi sul lato sfonderebbe la parete divisoria, se non si corica si innervosisce dalla stanchezza e poi si potrebbe imbizzarrire…

    La pressione antropica in Italia e in tutti i paesi ricchi è un elefante in una stanza,
    ‘na roba spropositamente grossa ingombrante e distruttiva e medio termine (a lungo non è dato di sapere cosa sarà).
    Tu sostieni il nucleare ovvero come calmare l’elefante oppure come alimentarlo correttamente.
    Qui invece do man forte a Maria a sostenere che l’elefante deve drasticamente diminuire in tempi più veloci possibile.
    Dobbiamo ambire a non avere più ‘sto pachiderma, non a cambiargli il fiocchetto o sforzarci come recuperare più fieno per mantenerlo.

  25. Simone Martini scrive:

    In rete ho trovato qualche indicazione utile per calcolare l’impronta alimentare di un equide. L’altra sera invece su Report ho avuto conferma dell’impronta alim. umana; in Africa, forse in Senegal, non ricordo, con 2000 m2 si riesce a sfamare una persona…
    Riguardo alle rese… secondo me dipendono più dall’irrigazione che non dalla meccanizzazione nella lavorazione dei terreni, e allora… forse per mantenerle ad un livello simile all’attuale basterebbe sfruttare le rinnovabili per irrigare i campi, con pompe alimentate dal solare, l’idrico etc.. Per quanto riguarda la fertilizzazione io sono convinto che si debba, e si possa, tornare a sfruttare le deiezioni umane, dopo un adeguato trattamento. Riguardo invece al clima… bé, sicuramente farà danni, ma mentre alcune regioni diverranno desertiche, altre, come il nord America e le regioni nordiche dell’Eurasia saranno sempre più fertili. Al limite la Groenlandia :-)
    Ad ogni modo, questi i risultati del mio approfonditissimo studio (rese e della sup. produttiva totale costanti):

    POPOLAZIONE OTTIMALE ITALIANA
    Agricoltura bioelettrica: 48 M ab.
    Agr. biologica: 40 M ab.
    Agr. elettrica: 60 M ab.

    POPOLAZIONE OTTIMALE MONDIALE
    Agr. bioelettrica: 3,6 G ab.
    Agr. biologica: 3 G ab.
    Agr. elettrica: 4,5 G ab.

    < Italia: 20 M Ha sup. agricola e forestale (istat)
    < Terra: 1,5 G Ha sup. agricola (wikipedia)
    < Impronta alimentare umana: 2000 – 2700 m2 (Ecoalfabeta)
    < Impronta alimentare cavallo 700 Kg (dovrebbe lavorare 1 Ha): 5000 – 8'000 m2 (answers yahoo)
    < Agricoltura biologica: 0,24 Ha/ab. (la sup. agricola) + 0,18 (1/4 sup. foraggiera) + 0,06 (sup. forestale) + 0,02 (bacini idrici) = 0,5 Ha pro capite
    < Agricoltura elettrica: 0,32 Ha pro capite

  26. Simone Martini scrive:

    Rettifico: la POPOLAZIONE OTTIMALE ITALIANA dovrebbe essere di ~ 25 – 30 M di ab.; tenendo conto della superficie agricola, che è pari a ~ 10 M Ha, e non di quella forestale.
    E mi sbagliavo anche al primo commento, quando scrivevo che la superficie pro capite è di 0,5 e non di 1 Ha; in effetti nel post si parla di biocapacity e non di sup. agricola…

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