Ieri era sono andata a sentire la conferenza di James Hansen, il climatologo statunitense a capo del Goddard Institute for Space Studies della Nasa. Hansen è famoso per i suoi studi sul global warming (riscaldamento globale), l’aumento delle temperature causato dall’anidride carbonica che entra nell’atmosfera in seguito all’uso dei combustibili fossili: petrolio, gas, carbone.
Hansen era a Torino nell’ambito della tournée per presentare il suo libro “Tempeste”, pubblicato in traduzione italiana dalle Edizioni Ambiente.
La serata è stata davvero interessante. Non tanto per quello che ha detto Hansen sui cambiamenti climatici e sull’urgenza di limitare le emissioni. O per lo meno: i lettori di questo blog dovrebbero già essersi fatti un’idea chiara dell’importanza del problema.
Interessante, piuttosto, è stato ascoltare le soluzioni proposte da Hansen e i commenti del pubblico relativi al riscaldamento globale. La gente, semplicemente, rifiuta il pensiero. Comincio di qui.
La conferenza di Hansen era al Circolo dei Lettori: un luogo dove di solito (a parte qualche madama ingioiellata) si incontra l’intellighenzia torinese. Eppure gran parte del pubblico, ahimè, non crede a quel che dice Hansen.
Mica che glie l’abbiano detto in faccia, no no: però al momento di riprendere i cappotti nel guardaroba le frasi ricorrenti erano “Ma cosa c’entra l’uomo, da che mondo è mondo il clima è sempre cambiato”.
Doppio ahimè. Hansen ha spiegato (e con chiarezza, mi è parso) che la concentrazione dell’anidride carbonica nell’atmosfera è variata notevolmente nel corso delle ere geologiche per cause naturali: ma mai e poi mai con la rapidità fulminea che si manifesta ora.
Spero che prima o poi Hansen – o chi per lui – riesca a far breccia in quella che secondo me è una sorta di difesa psicologica. Infatti grazie ai combustibili fossili stiamo vivendo comodi: anche se contemporaneamente prepariamo per noi stessi, e soprattutto per i nostri figli e nipoti, un pianeta ben diverso da quello che conosciamo. E con ogni probabilità molto più inospitale.
Il peso della consapevolezza è difficile da accettare. E quando l’hai fatto, cambia la prospettiva da cui vedi le cose. Donde il rifiuto, donde il “ma cosa c’entra l’uomo?”.
Passo alle tre soluzioni proposte da Hansen, tutte basate sulla necessità di ridurre ai minimi termini l’uso dei combustibili fossili – che causano appunto le emissioni di gas serra – e di usare invece energie pulite: una cosa che deve avvenire (lui dice, e sono in gran parte d’accordo) per effetto scelte precise dei Governi.
Una delle tre soluzioni di Hansen a mio parere è meritevole di considerazione e approfondimento: nelle altre due si rispecchia l’abisso che separa gli Stati Uniti dall’Europa. Queste ultime consistono nell’inondare di lettere i politici e nell’intentare cause alle compagnie del petrolio, del gas e del carbone, per ottenere risarcimenti destinati alle giovani generazioni alle quali i cambiamenti climatici renderanno più difficile la vita.
Molto più interessante (sempre a mio avviso) l’altra strada. Lasciar perdere il cap and trade, un castello di carte su cui pascola la finanza, e istituire invece una tassa sui combustibili fossili (che costano poco solo perchè nel prezzo non sono comprese le conseguenze del loro uso) da applicare direttamente alla fonte.
Ovvero, tassare carbone, petrolio e gas alla miniera, ai pozzi di estrazione, alle frontiere. Una tassa non incamerata dai Governi e dagli Stati, ma immediatamente e totalmente redistribuita ai cittadini.
Hansen dice che gli Stati Uniti non la istituirebbero. Ma potrebbero istituirla la Cina (ha definito impressionanti i suoi passi da gigante verso le energie puliea: ha imboccato la strada con determinazione molto maggiore rispetto agli Stati Uniti) e l’Europa, più consapevole del problema climatico.
Nel qual caso, secondo lui, anche gli Usa – volenti o nolenti – sarebbero costretti dalle leggi dell’economia a comportarsi nello stesso modo.
“Tempeste” di James Hansen
James Hansen su Wikipedia
Foto Flickr









nonostante sia molto interessata alll’argomento ammetto di non conoscere il “personaggio” in questione. Nulla da ridire sulle sue idee ma credo che la strada per la riduzione (giustissima e inevitabile) debba partire non tanto dalla cima dell’iceberg quanto dalla sua base più bassa, ovvero i cittadini e le loro abitudini sprecone! Vedo con sempre maggior frequenza che le persone che decidono di applicare alcune regole o seguire alcuni semplici comportamenti (es: bere acqua del rubinetto, comperare alla spina, usare la bicicletta, eccetera) venga derisa alle spalle e bollata come “poveraccio”. è questo il pensiero che deve essere sradicato dalle menti, bisogna insegnare, anche con martellamenti pubblicitari, che la riduzione dei consumi è innanzitutto un bene per le tasche (cosa che fa maggior presa sulle menti) e che porta con se un miglioramento ambientale per tutti!!!!
esempio forse banale: se si portassero i bimbi a scuola (le elementari spesso sono a pochi minuti da casa) a piedi o in bici, ci sarebbe meno traffico, gli autobus sarebbero più puntuali e alla fine della fiera l’aria sarebbe più pulita!
Se si bevesse acqua del rubinetto ci sarebbero meno immondizie da smaltire, meno camion che girano, meno gas di scarico, meno discariche piene fino all’inverosimile!
Hai ragione, Sara, a proposito degli stili di vita quotidiani: oltretutto chi li adotta vive meglio. Però penso anche che chi segue uno stile di vita diverso debba chiedere, anzi pretendere, comportamenti collettivi indirizzati nello stesso senso.
La soluzione proposta è sicuramente fattibile, ma in realtà una soluzione ancora più semplice e “perfetta per definizione” c’è, e va sotto il termine di “diritti di inquinamento trasferibili”. Si stabilisce ovvero la quantità di gas serra che il mondo può assorbile in un dato periodo di tempo (1 anno). Si distribuiscono “diritti di emissione” ai vari paesi del mondo secondo meccanismi economicamente efficienti. Si lascia ai vari paesi la possibilità di scambiarsi, in un libero mercato, questi diritti.
In questo modo si genererebbe un mercato efficiente in cui chi inquina di più paga chi riesce ad inquinare di meno per comprare i suoi diritti di inquinamento. Si avrebbe la conseguenza di una fortissima spinta a ridurre le emissioni (se non usi i tuoi diritti di emissione li puoi vendere!) e si avrebbe la garanzia di immettere in atmosfera solo ed esclusivamente quello che il pianeta può sopportare.
E’ tutto solo un problema politico.
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Provate a leggere quest’articolo a proposito della persuasione di massa…
http://lucachittaro.nova100.ilsole24ore.com/2010/11/appelli-alla-paura-alcuni-piccoli-segreti-della-persuasione-di-massa.html
Allora io sono un “non credente”, io faccio parte “della gente”. Voi volete tassarmi. Ebbravi.
La cosa puzza da chilometri. E vi prego di deporre la clava della “scienza”, non siete gli unici a saperla usare e poi con 2 clave va a finire che si fa la guerra.
Vedete di darvi una calmata.
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