La marea nera nel Golfo del Messico scatenata dall’esplosione della piattaforma Bp è la Chernobyl dell’industria petrolifera. Una catastrofe ecologica molto più grave di quanto lascino intendere la Bp e l’amministrazione americana.
Lo afferma Rick Steiner, il biologo ritenuto il massimo esperto in materia di inquinamento da petrolio in mare, in un’intervista alla testata francese Rue 89. Nel Golfo si sentono i delfini tossire, dice Steiner, hanno dovuto ingerire o aspirare petrolio.
Ed è anche interessante ciò che aggiunge l’autrice del reportage, Armelle Vincent. Riferisce di essere stata ripetutamente fermata lungo il Mississippi dalle guardie nazionali: le hanno consigliato di chiedere l’autorizzazione alla Bp prima di procedere oltre.
Capito? Chi ha provocato il disastro tiene le fila della situazione, ed è il punto di riferimento della guardia nazionale, almeno per ciò che riguarda media e giornalisti. Ma torniamo a Steiner e alla sua intervista.
Steiner è l’autore del manuale delle Nazioni Unite sulle maree nere. Le ha studiate per anni, compresa quella della Exxon Valdez in Alaska. A lui hanno chiesto aiuto numerosi governi fra cui Libia, Pakistan, Russia. Si è recato in Louisiana per osservare la situazione, riferisce Rue 89: ma in questo caso specifico nessuno ha chiesto il suo intervento.
Il punto, secondo lui, è che per la prima volta bisogna affrontare una fuga di petrolio grezzo a 1.500 metri di profondità. Se il petrolio esce da una petroliera, rimane in superficie ed è possibile seguirlo, afferma: ma in questo caso no. E gli effetti sono nelle acque profonde.
Tutti sembrano preoccuparsi per l’impatto della marea nera sulle spiagge, “mentre al largo sono in pericolo centinaia di specie di uccelli, di delfini, di balene, di pesci eccetera”, dice lo scienziato, sottolineando che le conseguenze si faranno sentire per molto tempo.
Quanto ai disperdenti che la Bp sparge in quantità industriali sia in superficie sia in profondità, Steiner osserva che in Alaska, ai tempi della Exxon Valdez, non hanno funzionato.
Le compagnie petrolifere usano i disperdenti perchè permettono di mandare a fondo il petrolio: in superficie non lo si vede. Ma il petrolio è tossico, il disperdente è tossico e le due sostanze unite insieme sono ancor più tossiche per le creature del mare, afferma.
Le sue parole che concludono l’intervista: “Questa catastrofe è la Chernobyl dell’industria petrolifera. Spero che c’insegni almeno una lezione: bisogna fermare l’estrazione di petrolio in mare. Ne conosciamo adesso i rischi. Bisogna evitare a tutti i costi le trivellazioni nell’oceano Artico. Sarebbe assolutamente impossibile controllare un’esplosione ed una fuga di greggio sulla banchisa”.
Su Rue 89 marea nera, la Chernobyl dell’industria petrolifera
Foto Greenpeace
Grazie a Fabienne









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