Salvare le ultime 3200 tigri che vivono in un pianeta sempre più popolato. A San Pietroburgo si è concluso fra luci ed ombre il summit dei 13 Paesi che ancora ospitano questo animale. Luci, perchè sono stati promessi dei bei quattrini e c’è l’obiettivo comune di raddoppiare il numero delle tigri entro il 2022, il prossimo Anno della Tigre secondo il calendario cinese.
E adesso le ombre. La maggior parte dei 330 milioni di dollari per le tigri fa parte di finanziamenti ambientali già stanziati. I soldi, poi, oltre che da Wwf, enti eccetera vengono anche dalla Banca Mondiale, che non ha una fama ambientale esattamente immacolata.
Infine, c’è un punto importante di cui secondo me non si parla abbastanza. Le cause principali del declino della tigre non sono solo la deforestazione per il legno e l’olio di palma e il bracconaggio che rifornisce di pelli i magnati necrofili e di (presunti) farmaci i cultori della medicina tradizionale.
C’è anche il fatto che ormai uomini e tigri vivono gomito a gomito. E le tigri, in mancanza di meglio, sono fortemente tentate di mangiare gli uomini. I quali ovviamente si difendono. C’è un video che mette i brividi.
Nello stato indiano dell’Assam, proprio nei giorni del vertice di San Pietroburgo, una tigre del Bengala è stata uccisa dalla polizia dopo aver sbranato una persona ed averne assalite altre. In una sola settimana quattro tigri sono state uccise nell’Assam.
L’India – il Paese delle tigri per antonomasia – ospita un miliardo circa di esseri umani. La densità delle popolazione è paragonabile a quella del Belgio. Per sfamarsi, la gente disbosca e mette a coltura anche i luoghi in cui abitano le tigri. E sono guai per tutti.
Per mettere insieme il pranzo con la cena (o per mettere insieme almeno il pranzo), i contadini indiani fanno esattamente quello che qui in Occidente abbiamo fatto per generazioni e generazioni. Se adesso abbiamo realizzato che non è la strada giusta, dobbiamo aiutare concretamente a trovare una migliore. E mi pare che questo sia mancato a San Pietroburgo.
Resta il fatto che la situazione delle tigri è drammatica. Sono diminuite del 97% in vent’anni. Le sottospecie di Bali, di Giava e del Caspio sono già sicuramente estinte. Dagli Anni 70 non si hanno più notizie certe dell’esistenza di un’altra sottospecie, la tigre della Cina meridionale.
Cent’anni fa le tigri abitavano un’area amplissima: dalla Turchia alla Siberia e a Sumatra. Ora il 93% del loro habitat è andato perduto e le popolazioni residue sono frammentate in poche aree che sembrano sparute cittadelle assediate.
Sul Guardian il summit per le tigri finisce con stanziamenti e dubbi
Su Ndtv tigri uccise nell’Assam (via Dot Earth)
Foto Flickr









non c’è da meravigliarsi se questte popolazioni riducono il territorio delle tigri o peggio le uccidono, del resto noi abbiamo ucciso l’unico orso che si aggirava in trentino