Ricordate i reverse graffiti? Sono immagini create sui muri delle città semplicemente lavandone via la polvere.
Meno sporcizia, più bellezza. Ultimamente vanno per la maggiore sul web i reverse graffiti di un gruppo di ragazzi di Durban, in Sudafrica. Guardate cosa riescono a fare, e quali tecniche si usano.
I muri di Durban sono stati “ripuliti ad arte” dalla band formata da Martin Pace, Stathi Kongianos, JP Jordaan e Nick Ferreira soprannominato “Dutch Ink”.

A volte i contorni dei disegni si fanno emergere dalla sporcizia usando stracci, spazzole ed olio di gomito. Altre volte si usano mascherine tipo quelle per gli stencil, detergenti e getti d’acqua.

I reverse graffiti in fondo non danneggiano nemmeno le proprietà private. Aiutano semmai a constatare come è inquinata l’aria delle città. Fa questo effetto anche la facciata di un monumento fresco di restauro, ma soltanto nel momento in cui viene “spacchettata” dai ponteggi e la memoria dei passanti la confronta con l’ultima immagine dell’edificio.

Con i reverse graffiti, invece, il contrasto fra sporco e pulito si protrae nel tempo, e non solo per lo spazio di un’effimera sensazione. Tutte le foto vengono da Inhabitat.









Bella come viral street art o come azione di guerriglia marketing ma troppa H2O sprecata!!! Poco green!