In una non meglio precisabile data dell’autunno 2011 nascerà il bambino con il quale il genere umano avrà raggiunto i sette miliardi di individui. La popolazione è raddoppiata rispetto al 1960. Mio padre – classe 1923 – è venuto al mondo quando la Terra era popolata da circa 2 miliardi di individui. Nell’arco della sua esistenza gli esseri umani si sono più che triplicati.
Le risorse della Terra sono sufficienti per i 7 miliardi di individui attuali e per quelli che si aggiungeranno in un prossimo futuro?
Un servizio su National Geographic fa il punto sulla questione demografica. Sottolinea che i Paesi poveri ed emergenti dovrebbero mettere al mondo meno figli. Ma secondo me anche l’Occidente deve fare la sua parte.
L’aumento della popolazione certo è allarmante, soprattutto dal punto di vista della necessità di sfamare sempre nuove bocche: gli oceani si svuotano di pesce e sparisce lo strato fertile del terreno senza il quale i raccolti sono ben poca cosa. Se vogliamo salvare le ultime foreste tropicali non ci sono ormai nuovi spazi da mettere a coltura e, insomma, in effetti come dice Lester Brown la penuria di cibo può far crollare la nostra civiltà.
La buona notizia – di cui National Geographic dà ampiamente conto – è che solo in una piccola parte dell’Africa c’è un alto tasso di natalità. Su tratta di un’area dove vive solo il 17% della popolazione mondiale.
Altrove il tasso tende a stabilizzarsi, così che ogni nuova generazione ha più o meno lo stesso “peso demografico” di quella che la precede.
Tuttavia la vita media si è allungata notevolmente. I bambini di mezzo secolo fa raramente facevano in tempo a conoscere i nonni. Oggi, di regola, quando vengono al mondo trovano ad accoglierli tutti e quattro i nonni, oltre ai due genitori.
Insomma l’aumento demografico procede ormai per inerzia e tende ad arrestarsi. Gli scenari non sono più quelli tragici tratteggiati negli Anni 70. Cionondimeno verso il 2045 abiteranno la Terra 9 miliardi di persone. Decisamente molte.
National Geographic sottolinea l’opportunità che vengano messi al mondo meno bambini in Paesi come Cina ed India, dove abitano rispettivamente 1,3 e 1,1 miliardi di individui e dove l’aumento demografico che procede per inerzia può condurre ad un elevato incremento della popolazione.
Però Cina e India ormai hanno tassi di natalità analoghi a quelli della vecchia Europa. E secondo me bisogna tenere in considerazione anche un altro fattore. Un bambino europeo (o americano, o australiano) consuma molte più risorse di un bambino cinese, indiano o africano.
Si chiede ai Paesi più poveri – secondo me giustamente – di mettere al mondo meno figli. Però noi del grasso Occidente dovremmo far nascere moltissimi bambini in meno o – a scelta – ridurre di moltissimo i nostri consumi. Altrimenti non so proprio se la Terra potrà avere risorse sufficienti per tutti.
Su National Geographic siamo ormai 7 miliardi
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