Marea nera, l’elevata concentrazione di metano sta rendendo il mare inospitale alla vita

lug  10
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pesce nel petrolioAllarme rosso per le creature viventi. Non è di solo petrolio la marea nera nel Golfo del Messico. Dal pozzo Bp fuori controllo dal 20 aprile esce anche un’impressionante quantità di gas, soprattutto metano. Sono le “nuvole” bianche mostrate nelle riprese subacquee del getto.

Il metano è un potentissimo gas serra: e prima o poi bisognerà fare anche i calcoli a proposito dell’influenza sul clima di questo disastro.

Per intanto, due diversi ricercatori hanno riscontrato un’elevatissima concentrazione di metano nell’acqua. Questo la rende inospitale per il plankton (che è alla base della catena alimentare) e per gli animali. Significa che il mare sta morendo.

Nelle acque Golfo del Messico la concentrazione di metano è fino a 100.000 volte più alta del normale. Samantha Joye, una scienziata della University of Georgia, ha riferito al quotidiano britannico Guardian che il metano si trova soprattutto in uno strato dello spessore di circa 200 metri, alla profondità compresa fra i 1000 e i 1300 metri.

I microorganismi che si nutrono di metano si apprestano a banchettare e a riprodursi alla grande. Il loro proliferare però impoverisce di ossigeno le acque. I pesci e tutto il resto non possono sopravvivere.

E’ un fenomeno analogo all’eutrofizzazione che si produce alla foce dei grandi fiumi inquinati. Essi scaricano in mare sostanze organiche, i microorganismi si moltiplicano a dismisura e si creano zone morte prive di ossigeno e di vita.

Samantha Joye dice di non aver trovato nel Golfo del Messico zone completamente prive di ossigeno. Dice però anche che dal pozzo Bp esce una miscela costituita fino al 50% da gas, soprattutto metano: ce n’è a sufficienza per portare verso lo zero la quantità di ossigeno nell’acqua.

Analoghi risultati sono stati riferiti da John Kessler, un oceanografo della Texas A&M University: livelli sorprendentemente alti di metano nelle acque superficiali e profonde in un raggio di 5 miglia (circa 8 chilometri) attorno al pozzo, e diminuzione fino al 30% dell’ossigeno nell’acqua.

I risultati già si vedono. Pesci, gamberi, granchi ed altre creature del mare stanno abbandonando le zone in cui abitualmente vivono. Si dirigono verso le coste, in cerca di acque più ricche di ossigeno. Come gli animali che fuggono fuori da una foresta, incalzati dall’avanzare di un incendio.

Sul Guardian zone morte nel Golfo del Messico

Foto Flickr

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