Mentre il Golfo del Messico è soffocato dalla marea nera finora inarrestabile, si parla poco degli animali morti. Vengono mostrate solo le foto dei pellicani eccetera lavati per liberarli dal petrolio e poi liberati.
Ma uno scienziato, statistiche alla mano, avverte: non sopravvivono al trattamento, sarebbe più compassionevole sottoporli ad eutanasia.
Prima di tornare su questo, una cosa. Ieri sono arrivate altre notizie sui “nuvoloni” di idrocarburi che si estendono per decine e decine di chilometri nelle profondità oceaniche, e gli scienziati si sono detti esterrefatti: mai vista una roba del genere (in effetti, il petrolio dovrebbe fra l’altro galleggiare…), andrà a gambe all’aria l’intera catena alimentare.
Trovo singolare che si parli così poco di questa catastrofe ecologica ed economica (pensate alla pesca e al turismo). Ma la Bp, proprietaria del pozzo fuori controllo e incaricata di gestire il contenimento della marea nera, fa di tutto per tenere alla larga i giornalisti,. Non vuole che si vedano spiagge imbrattate e animali morti. E allora ve le faccio vedere io, quelle immagini.
E’ una biologa tedesca a dire che sarebbe più compassionevole sottoporre ad eutanasia gli uccelli imbrattati di petrolio. Si chiama Silvia Gaus, parla in base a statistiche ventennali e le sue dichiarazioni sull’edizione internazionale dello Spiegel stanno facendo il giro del mondo.
Meno dell’1% degli uccelli cui sono state lavate le piume riesce a sopravvivere a medio termine, dice, anche se quando vengono liberati sembrano star bene.
Ci sono due problemi. Il primo è lo stress legato all’operazione: dal punto di vista di un pellicano, essere lavato dagli umani è una cosa analoga a quella che per noi potrebbe essere un abduction su un’astronave aliena.
E poi, soprattutto, l’istinto porta gli uccelli a pulirsi le piume con il becco non appena le sentono imbrattate. Quando vengono recuperati, hanno già mangiato petrolio, in poche parole.
Secondo uno studio relativo agli uccelli lavati dopo uno sversamento di petrolio nel Mare del Nord nel 1998, la loro vita media dopo il “salvataggio” fu di sei giorni. Appena.
La Bp diffonde orgogliosa le immagini degli uccelli dopo la “smacchiatura”. Vengono liberati in zone pulite: c’è anche da chiedersi se sopravviveranno al trapianto, se l’istinto non li riporterà là da dove erano venuti, e dove (se sopravviveranno) si impeceranno le piume di nuovo.
Ma al di là di questo, stanno morendo la natura e le attività umane in un’area enorme. La chiazza nera visibile in superficie è grande quando il Nord Italia, e continua a crescere: più tutto quello che è sotto il mare.
Fra un po’ il gioco delle correnti porterà tutta la porcheria anche nell’Atlantico. La marea nera è un problema planetario, e non regionale.
Sul New York Times scienziati esterrefatti davanti all’estensione delle “nuvole” sottomarine di petrolio
Sullo Spiegel gli uccelli ripuliti dal petrolio moriranno comunque
Foto Flickr









stiamo distruggendo il pianeta.
per favore tappiamo quel maledetto buco
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