Torno su acqua del rubinetto (ottima e a buon mercato) e acqua in bottiglia (cara, meno controllata, inquinante) perchè Legambiente ha diffuso le cifre aggiornate relative ai canoni di concessione delle acque minerali.
Se ne deduce che l’acqua in bottiglia di cui gli italiani sono gran consumatori è una sorta di mostro ecologico ed economico.
Facciamo due conti, a partire da ciò che è considerato un traguardo auspicabile: far sì che le aziende imbottigliatrici arrivino a pagare alla collettività 2,5 euro per ogni 150 euro spesi dal consumatore.
Il dossier di Legambiente verifica se, e quali, Regioni hanno adeguato alla legge d’indirizzo nazionale i canoni per lo sfruttamento delle sorgenti.
La legge consiglia di far pagare un canone di almeno 30 euro l’ettaro per la superficie su cui si trovano le sorgenti concesse all’azienda imbottigliatrice, più un altro canone da 1 a 2,5 euro per metro cubo di acqua imbottigliata, oppure 0,50-2 euro per metro cubo di acqua attinta: il che già dà l’idea di uno spreco.
Comunque, un metro cubo sono mille litri: ed è presto fatto il conto rispetto al prezzo di 15 centesimi al litro con cui si acquista al supermercato un’acqua in bottiglia senza pretese.
La situazione italiana è molto variegata, constata Legambiente. La Regione che fa pagare di più è il Veneto: 3 euro al metro cubo d’acqua e fino a 587 euro per ettaro. All’estremità opposta della classifica c’è la Liguria, che chiede appena 5 euro per ettaro, e non un soldo per l’acqua.
A prescindere da quello che le Regioni potrebbero tranquillamente incassare e spendere a beneficio della collettività, se solo ne avessero il coraggio, valgono secondo me anche altre considerazioni.
L’acqua è un bene sempre più raro e prezioso. L’acqua è un bene fondamentale, e non una merce.
L’acqua in bottiglia genera una gran quantità di inquinamento, dal momento che viene trasportata, soprattutto in autostrada: traffico, inquinamento, emissioni di gas serra, consumo di carburante.
Provoca inoltre sperpero inutile di risorse, perchè il vuoto a rendere di vetro è piuttosto raro: di solito l’acqua viene venduta in bottiglie di plastica. Avevo calcolato un paio di anni fa che per produrle l’italia consuma ogni anno 7 milioni di barili di petrolio, con emissioni di anidride carbionica – il principale gas dell’effetto serra – pari ad un milione di tonnellate.
Per fabbricare la plastica delle bottiglie ci vuole anche acqua, tanta acqua: si calcolano altri quattro litri per ogni litro d’acqua messa in vendita.
Dopo esserci costate tutto questo scialo di petrolio e di acqua, le bottiglie di plastica finiscono in pattumiera in qualità di rifiuti. E come tali comportano ulteriori costi, pecuniari ed ambientali.
Per questo dicevo che l’acqua in bottiglia è una sorta di mostro ecologico. E’ anche un mostro economico. Le aziende pagano due soldi per mettere in moto un processo produttivo secondo me inutile: c’è l’acqua del rubinetto, ci sono le case dell’acqua, come quella di Monterotondo.
Se le aziende fossero obbligate la collettività per l‘impatto ambientale dell’acqua in bottiglia, altro che 2,5 euro! Quanto dovrebbe costare loro un metro cubo d’acqua? Sempre che, in un caso come questo, i soldi possano bastare.
Il dossier di Legambiente sui canoni di concessione delle acque minerali e il comunicato stampa
La legge d’indirizzo nazionale sui canoni delle acque minerali
Foto Flickr









La bottiglia in PET è poco ecologica quando non è riciclata; potenzialmente il PET è molto ecologico, in quanto è riciclabile all’infinito. E se come in Europa dal prossimo anno anche in Italia, lobbies permettendo, si potranno produrre imballaggi in PET riciclato (e non solo vergine) avremo presto bottiglie 100% ecologiche (come sta accadendo ora in Francia). Il problema non è l’acqua in bottiglia in sé, è la gestione del rifiuto (risorsa). Uno spunto: il vetro a rendere è molto ecologico, non lo è per niente il sistema attuale di raccolta del vetro: rispetto a quanta CO2 è creata per rifondere una bottiglia rotta, è molto meno inquinante la produzione di una bottiglia in PET riciclato. Infine, non ovunque l’acqua del rubinetto, analisi chimiche alla mano, è bevibile senza rischi. Ciò detto, è sicuramente discutibile quanto (poco) paghino allo Stato le ditte imbottigliatrici.
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