Solo modestissimi tagli nelle catture del tonno rosso, una specie così amata dai buongustai da essere sull’orlo del collasso. Si è conclusa sabato a Parigi la riunione dei 48 Paesi membri dell’Iccat, la commissione per la conservazione del tonno atlantico dalle cui decisioni discendono fra l’altro le quote pesca adottate dall’Unione Europea, comprese dunque quelle assegnate all’Italia.
Si è stabilito che nella stagione di pesca 2011 si potranno catturare 12.900 tonnellate di tonno: 600 in meno rispetto a quest’anno. A cui si aggiungeranno – commento io – tutti gli esemplari provenienti dalla floridissima pesca illegale.
Il tonno rosso del Mediterraneo e dell’Atlantico è duramente provato dalla pesca industriale. Si calcola che dal 1957 e 2007 il numero degli esemplari sia diminuito del 74% nel Mediterraneo, e dell’83% nell’Atlantico.
Infatti il Principato di Monaco aveva invano chiesto di vietarne il commercio internazionale, e di permettere la pesca solo per il consumo locale.
Attorno al mercato del tonno del Mediterraneo ruota fior fior di quattrini. La maggior parte delle catture avviene in Spagna, Francia ed Italia; l’80% del pescato prende la strada del Giappone, dove i buongustai sono disposti a fare follie per consumare il tonno sotto forma di sushi: un grosso esemplare vale addirittura 100.000 dollari.
Il Principato di Monaco aveva giustificato la richiesta di vietare il commercio internazionale osservando che anche con un divieto quasi totale di pesca fino al 2022 la popolazione rimarrebbe ad un livello incredibilmente basso.
Su Reuters decisa una piccola riduzione nella cattura del tonno
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