I controlli previsti dalla legge sull’acqua del rubinetto e sulle minerali

mar  10
26

acquaC’è una leggenda metropolitana dura a morire. Vuole che l’acqua del rubinetto non sia buona – a volte addirittura non potabile – e che quella in bottiglia sia più controllata.

Balle. Ci sono sicuramente situazioni locali particolari: e su quelle, non discuto. Ma avete idea del controlli cui viene sottoposta per legge l’acqua del rubinetto e dei parametri che essa deve rispettare? E avete idea di cosa sia previsto invece per le minerali?

Mi sono accorta della confusione oggi e ieri, quando i miei post sull’acqua in bottiglia e sul suo impatto ecologico e ambientale sono stati ripresi su Facebook da Informare per Resistere, che rilancia a beneficio di 178.000 iscritti articoli di approfondimento utili per riflettere sull’attualità.

Sono piovuti i commenti, ovviamente. Se li volete leggere, andate qui e qui. Cito fior da fiore: l’acqua del rubinetto “non in tutte le regioni è potabile”, “molto spesso le acque del rubinetto non sono molto controllate e possono contenere diverse tipologie di agenti inquinanti”.

Non è così. L’acqua del rubinetto viene analizzata obbligatoriamente dal gestore del servizio idrico e dall’Asl. Deve essere adatta al consumo umano e deve rispettare per legge almeno 62 parametri di qualità chimica, fisica e batteriologica: e altri possono essere aggiunti in specifiche situazioni locali.

I principali parametri chimici presi in considerazione riguardano solfati, cloruri, calcio, sodio, potassio, magnesio, nitrati, solventi clorurati, metalli (ferro, manganese, cromo), e poi diserbanti, pesticidi e altri microinquinanti provenienti da attività aziendali.

Con che periodicità avvengono i controlli? Dipende dal volume di acqua distribuito ogni giorno. Più è alto il volume dell’acqua distribuita, più sono frequenti i controlli. In un piccolo acquedotto in grado di servire circa 5.000 abitanti e che eroga ogni giorno tra i 100 e i 1000 metri cubi di acqua, ogni anno sono previsti un controllo di verifica (cioè su tutti i parametri di potabilità) e quattro controlli di routine, più ridotti.

Più l’acquedotto è grande, più aumenta il numero di questi controlli, che devono essere distribuito nell’arco dell’anno.

E le minerali? Le prescrizioni normative prevedono la realizzazione di un’analisi all’anno, dicasi una, ad opera dei titolari della concessione per lo sfruttamento dell’acqua, accompagnata da un’autocertificazione relativa al mantenimento delle caratteristiche delle acque.

Inoltre le minerali, sempre in base alla legge, possono contenere concentrazioni più elevate rispetto alle acque potabili di alcuni parametri tenuti invece sottocontrollo con la potabilizzazione. Resto della mia idea: l’acqua del rubinetto è la migliore.

I controlli previsti dalla legge sull’acqua del rubinetto e sulle minerali sono nei dossier di Legambiente “Acqua del rubinetto? Sì grazie” e “Il far west dei canoni di concessione per le acque minerali”

Foto Flickr

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2 risposte a I controlli previsti dalla legge sull’acqua del rubinetto e sulle minerali

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