Guerra chimica alla marea di petrolio, la Bp acquista un terzo delle scorte mondiali di disperdenti

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oil-spill-sunset-300px_gtRimedio peggiore del male? La Bp sta conducendo una sorta di guerra chimica alla marea di petrolio che zampilla nel Golfo del Messico in seguito all’incendio della sua piattaforma.

La società ha già acquistato un terzo delle scorte mondiali di disperdenti. La composizione di queste sostanze è segreta. In un solo giorno ne ha versato in mare 100.000 galloni, grossomodo 380.000 litri: quasi un litro di agenti chimici ogni due litri di petrolio usciti in mare.

Questo tipo di “cura” è tutt’altro che risolutiva. Effettua una sorta di maquillage sull’enorme chiazza di petrolio, riducendola – là dove viene aggredita dagli agenti chimici – in frammenti piccolissimi e non visibili. Però non la elimina. Anzi.

La composizione chimica dei disperdenti impiegati contro il petrolio nel Golfo del Messico è protetta dalle leggi sulla concorrenza. Il Governo americano, se la conosce, non l’ha resa pubblica.

Queste sostanze aggrediscono la pellicola di petrolio che copre la superficie del mare e la frammentano in goccioline distribuite lungo tutta la colonna d’acqua.

Di conseguenza la marea nera non si abbatte sulle coste: e nel delta del Mississippi, dove la terra si mischia inestricabilmente all’acqua, rimuovere il petrolio sarebbe molto più complicato di quanto già non lo sia su una spiaggia “normale”.

Però, dicevo, il petrolio così trattato non scompare magicamente. Le goccioline in cui risulta diviso tendono a depositarsi sul fondo, o a rimanere nelle profondità del mare. E lì diventano cibo per i microorganismi. Attraverso questa via possono entrare nell’organismo dei molluschi, ad esempio: e in tutto il resto della catena alimentare.

Già nel caso della Exxon Valdez furono usati i disperdenti. Vennero riferiti anche degli effetti sulla salute della gente del posto: riguardavano sistema nervoso e respiratorio, fegato, reni. Ma dall’Exxon Valdez sono passati più di vent’anni, gli esperti assicurano: i disperdenti di ultima generazione sono meno tossici.

Resta il fatto che nel Golfo del Messico, per ogni due litri di petrolio, è finito in mare anche un litro (più o meno) di solvente dalla composizione chimica ignota. Temo che di questa storia sentiremo ancora parlare.

Su Grist i disperdenti usati contro il petrolio nel Golfo del Messico

Su Pro Publica disperdenti, ambiente e salute

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8 risposte a Guerra chimica alla marea di petrolio, la Bp acquista un terzo delle scorte mondiali di disperdenti

  1. Flavio scrive:

    Maria bella :s non ci sono alternative :S purtroppo :( Dio santo tutit vorremo che nn fosse MAI uscito quello schifoso liquido :s, ma è uscito per un pezzacico difettoso ed ora almeno la BP sta facendo l’imposisbile epr evitare un distatro ecologico mostruoso ed eterno :s siamo clementi…. fosse accaduto in italia la marea ci avrebbe già devastato credimi….noi nn abbiamo nulla per fermare una marea nera (fide casus Lambro)

  2. LongLiveDaKrill scrive:

    Così facendo ovviamente limiteranno l’impatto visivo del disastro: non vedendo spiagge coperte di greggio, animali invischiati nella melma ecc, la gente non capirà la reale portata della catastrofe ecologica e soprattutto non si renderà conto della necessità di una vera svolta verso le energie rinnovabili.

    Ieri Krugman sul NY Times diceva proprio che dopo questa tragedia, se non altro, la questione ambientale poteva tornare “tangibile” e visibile alle masse. Ho come l’impressione che gli sforzi delle lobbies petrolifere siano rivolti proprio ad evitare che ciò avvenga. Utilizzando disperdenti e, chissà, anche falliti attentati a Times Square.

  3. Flavio scrive:

    Complottismo di bassa lega :( che non aiuta di certo l’ambiente

  4. LongLiveDaKrill scrive:

    Flavio spero che sia solo complottismo di bassa lega il mio. Mi davano del complottista anche quando dicevo (assieme a molti altri) che in Iraq non c’erano armi di distruzione di massa.

    Comunque non voglio andare fuori tema in questa sede, ognuno resterà lo stesso della propria opinione.
    Dico solo che se abitassi in Louisiana, nonostante le mie teorie complottiste, sarei in prima fila ad aiutare a proteggere le coste dal petrolio, quindi non capisco come la mia posizione possa essere a svantaggio dell’ambiente.

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