Foreste abbattute per trasformarle in carta e lasciare spazio alle piantagioni di palma da olio. Vi siete mai chiesti come sono i frutti della palma da olio, così tristemente famosi? L’immagine a fianco soddisfa questa prima curiosità: ma ve ne propongo anche altre che illustrano cosa sta succedendo.
Vengono tutte da Sumatra (Indonesia) dove, per inciso, la deforestazione sta spazzando via gli ambienti naturali abitati dalle ultime tigri.
Non si tratta di misfatti remoti e lontani. Essi sono invece fittamente intrecciati con le nostre abitudini quotidiane. L’Italia, secondo informazioni offerte da Greenpeace, è il più grande acquirente di carta dell’Indonesia, ed è il maggior cliente europeo di APP, Asian Pulp and Paper, il campione della deforestazione. Quanto all’olio di palma, ci arrivo subito, insieme alle immagini.
Le foto sono tratte da Denverpost, che ha dedicato a Sumatra una gallery molto articolata (trovate il link in fondo). Questi che vengono caricati su un’imbarcazione sono i frutti della palma da olio, destinati ad essere appunto trasformati in olio di palma.

A cosa serve l’olio di palma? Visto che costa poco, è spesso presente dove le etichette citano “oli vegetali” o “grassi vegetali”. Entra nella composizione di dolci, shampoo, detersivi, cosmetici…
In Italia non c’è obbligo di esplicitare sulle etichette la presenza dell’olio di palma. Uno degli ostacoli più ardui della vita ecologica quotidiana è fare la spesa evitando tutto ciò che può contenere olio di palma. E per far spazio alle piantagioni di palma da olio – che vive solo nei climi tropicali – vengono abbattute le foreste.

Non è necessario ricorrere alla motosega. Si può anche incendiare la foresta. Solo il 2% circa dell’enorme quantità di olio di palma usato nel mondo è certificato come sostenibile: non deriva cioè dalla distruzione di ambienti naturali.

A foresta distrutta è possibile mettere a dimora le giovani palme. L’olio di palma, fra l’altro, va forte anche come biocarburante. L’Unione Europea ha perfino tentato di farlo passare per un biocarburante sostenibile dato che – foresta o piantagione di palme – sempre di alberi si tratta.

Fare la spesa quotidiana evitando tutto ciò che può contenere olio di palma, dicevo, è una delle cose più difficili. Io però ci provo. E mi sembra che ne valga la pena.
Su Denverpost deforestazione a Sumatra
Su Terra! olio di palma nemico pubblico









grazie!!!!!!!!!!!
ora ho finalmente capito come viene fatto!
sapevo che non era assolutamente sostenibile ma credevo che l’olio provenisse dal “tronco” stritolato!
ovvio che se son frutti è un po’ meglio ma comunque evitarlo è di certo la risposta giusta!
Sara, secondo me non è che se son frutti è un po’ meglio. Stritolare la foresta per metterci le palme è mille volte peggio che stritolare le palme…
in effetti ho scritto male..
usare i frutti, secondo me è meglio che stritolare la palma in toto come credevo avvenisse!
ovvio che mettere le palme da olio al posto della foresta è da folli!!!
e noi dobbiamo evitare che continui questo scempio cercando di fare acquisti consapevoli!
Io ci sto provando ma sembra una lotta contro i titani, come non comperare roba cinese!!! ne trovi ovunque ti giri!!! perfino in negozi che credevi nostrani!
L’olio di Palma e’ anche utilizzato per produrre detersivi con impatto ambientale inferiore ai classici detersivi derivati dal petrolio… E allora che fare? Sembra veramente una battaglia persa in partenza… Comunque decidi di comportarti c’e un rovescio della medaglia per nulla “sostenibile”.
Che dite?
Ciao Fabrizio. Io faccio il bucato con la lisciva a base di cenere
http://www.blogeko.it/2007/lisciva_autoproduzione_detersivo/
(chi non ha la stufa può procurarsi la cenere in una pizzeria con forno a legna)
Comunque esistono detersivi che impiegano olio di canapa e non olio di palma o derivati dal petrolio. Difficili da trovare, ma a Torino (dove abito) c’è almeno un negozio che li vende.
Comunque sì, la vita con un minimo di dignità ecologica è veramente dura