Il Governo della Mongolia si è riunito venerdì nel deserto del Gobi per richiamare l’attenzione del mondo sui cambiamenti climatici. Il global warming indotto dalle attività umane accelera la desertificazione e mette in ginocchio il Paese.
I 12 ministri indossavano un cappellino da baseball verde con la scritta “Salviamo il pianeta” e sedevano attorno ad un tavolo collocato sulla sabbia infuocata, sotto un sole a picco.
Gli Stati piccoli e poveri situati in territori a vario titolo estremi sono quelli che più soffrono le conseguenze dei cambiamenti climatici e che meno hanno i mezzi per contrastarli. L’unica carta può essere una disperata spettacolarizzazione.
Infatti il Governo delle Maldive si è riunito sott’acqua (innalzamento del livello dei mari) e quello del Nepal sull’Himalaya (scioglimento dei ghiacciai), nel campo base dal quale partono le spedizioni verso la vetta dell’Everest. Guardate ora il video dei ministri nel deserto.
Teatro dell’insolita riunione è stata la vallata di Gashuunii Khooloi, circa 670 chilometri a Sud della capitale Ulan Bator, scelta perchè fino a cinque anni fa era terreno arabile: ora soltanto sabbia.
In Mongolia, hanno detto i ministri durante la riunione, piove sempre meno. I fiumi si stanno prosciugando. La desertificazione affligge il 70% del Paese, mettendo in pericolo il sostentamento dei tanti pastori nomadi.
Il tempo è impazzito. Fa sempre più caldo e contemporaneamente sempre più freddo: quest’inverno un’ondata di gelo ha ucciso un quinto del bestiame. Un perfetto quadro del caos climatico innescato dalle attività umane: episodi meteorologici estremi nell’ambito di una tendenza generale all’aumento delle temperature.
Su Associated Press il Governo della Mongolia si riunisce nel deserto del Gobi
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