Le foto dal satellite danno un’idea precisa della situazione del Pakistan travolto dalle alluvioni nell’ambito degli eventi meteorologici estremi che hanno caratterizzato quest’estate.
Il disastro va avanti ormai da un mese circa. Ieri le Nazioni Unite hanno diffuso un comunicato stampa in cui si fa il punto della situazione. Fra l’altro 800.000 persone sono ancora isolate, servono elicotteri per raggiungerle.
Vi mostro le immagini inserite sul web da Digital Globe: alcune città prima e dopo l’inondazione.
Ci sono anche aggiornamenti sulla crisi alimentare collegata alle inondazioni: i campi del Pakistan sono in larga parte distrutti e secondo l’Onu c’è il rischio che vada perduto anche il raccolto del prossimo anno.
Questa immagine mostra il fiume Indo nelle vicinanze della città di Chachran Sharif. A sinistra la situazione nell’autunno scorso: l’Indo raggiungeva l’ampiezza di un miglio (1,7 chilometri circa), e a destra la stessa area sabato scorso, 21 agosto, quando l’Indo era largo 13 miglia, cioè circa 23 chilometri

E’ finito sott’acqua circa un quinto del Pakistan. Secondo le Nazioni Unite, le inondazioni hanno colpito 17 milioni di persone; fra queste, almeno 8 milioni hanno bisogno di assistenza umanitaria. Oltre 1,2 milioni di abitazioni sono state danneggiate o distrutte.
Nella foto qui sotto la città di Nowshera e i campi circostanti nell’ottobre 2007

Ora la stessa Nowshera vista dal satellite il 5 agosto. Notate la situazione dei campi. Secondo le Nazioni Unite sono stati distrutti oltre 3 milioni di ettari di terreno coltivato e centinaia di migliaia di capi di bestiame sono morti: questi danni potrebbero minacciare gravemente la sicurezza alimentare nei Paesi dell’Asia meridionale.

Questa è Pir Sabaq fotografata dal satellite il 17 aprile scorso.

Sotto c’è la stessa Pir Sabaq il 5 agosto. Anche qui, una buona parte dei campi è coperta da acqua e fango. A settembre-ottobre dovrebbe svolgersi la semina: secondo le Nazioni Unite è necessario far sì che i contadini non perdano anche il prossimo raccolto.

Le Nazioni Unite non specificano la strada da percorrere per evitare questo rischio. Posso immaginare che sia urgente rifornire di sementi coloro che hanno perso tutto e che vivono grazie alla coltivazione dei campi.
Soprattutto, penso che sarebbero necessari sforzi internazionali per rimettere in sesto il territorio agricolo e per ripristinare il sistema di canali e di drenaggi indispensabile per coltivare i campi e per crescere il riso. Un’impresa probabilmente ciclopica. Ma urgente.
Il comunicato stampa dell’Onu sulla situazione in Pakistan
Foto Flickr e Digital Globe: 1, 2, 3, 4, 5









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