
Un aggiornamento sulla campagna nazionale “Stop al consumo di territorio”. Ora ci sono un sito internet che raccoglie le adesioni, un gruppo e una causa su Facebook.
Vediamo tutti crescere smisurate periferie attorno alle nostre città, assolutamente non commisurate all’aumento della popolazione.
Senza contare case per vacanze, strade, autostrade, centri commerciali e grandi opere annesse.
Come se un domani potessimo sfamarci addentando un pezzetto di tangenziale, invece del grano che cresce nei campi. E come se lo spazio non finisse mai, e di tangenziali potessimo costruirne all’infinito.
Non si tratta di nostalgia per il buon tempo che fu e per le radici che tutti noi, in qualche modo, affondiamo nella terra e nel paesaggio.
In questo senso l’avanzare del cemento, certo, ci sradica. Ma l’accento cadeva su questo punto quaranta e passa anni fa, quando Celentano scriveva “Il ragazzo della via Gluck”.
Ora direi che il nocciolo è un altro. Stiamo toccando con mano il fatto che non possono esistere lo sviluppo infinito e la crescita infinita, dato che limitato e finito è il pianeta che ci ospita.
Eppure il cemento avanza al ritmo di 250.000 ettari all’anno. Dal 1950 abbiamo cementificato un’area grande quanto l’interno Nord Italia.
Rinunciare a consumare ulteriormente il territorio non significa affatto rinunciare a vivere meglio. Guardatevi intorno: quanti alloggi e capannoni vuoti ci sono nel vostro Comune, nel vostro quartiere?
Ecco, se l’intero patrimonio edilizio fosse utilizzato al completo e risultasse insufficiente sarebbe sciocco non prendere in considerazione la costruzione di nuovi edifici. Ma così non è.
Nel giro di pochi giorni l’idea di arginare l’ulteriore diffusione del cemento ha raggiunto 4,000 adesioni. Sposatela anche voi: è una santa causa. Ecco il sito internet della campagna “Stop al consumo di territorio”, nonchè il gruppo e la causa che essa ha aperto su Facebook.
Foto Flickr









Bel Titolo … ma il suolo buono
è quasi tutto consumato
Uno dei problemi oltre al non uso di una notevole parte del patrimonio EDILIZIO
è l’abbandono delle opere non più usate
Tra i vincoli urbanistici a edificare …
richiedere di … ripristinare il territorio
quando una opera finisce il suo ciclo di uso qualunque essa sia … si deve ripristinare la situazione originale.
non limiterei le opere nuove …
alcuni ripristini sono comunque uno spreco.
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