Ne abbiamo già consumata metà, il mondo rischia di rimanere senz’acqua

feb  09
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457488554_2a0dceafd3Siamo al “picco dell’acqua”. Anche se miliardi di persone non hanno ancora accesso all’acqua, il genere umano usa già la metà dell’acqua accessibile.

L’informazione viene dal Pacific Institute, che usa il termine “picco dell’acqua” nel suo rapporto biennale “The World’s Water” appena pubblicato.

E se il 50% dell’acqua ancora non sfruttata sembra tanto, attenzione, dice il Pacficic Institute: quel 50% sta a indicare il punto critico, già raggiunto in molte zone, in cui abusiamo della capacità del pianeta di ammortizzare le conseguenze del nostro consumo d’acqua.

Del resto, guardate la distribuzione dell’acqua sulla terra: ce n’è moltissima ma – sottratti oceani e ghiacciai – quella effettivamente utilizzabile è solo una frazione molto esigua.

E’ la prima volta che sento parlare di “picco dell’acqua”. Di solito si parla di picco del petrolio – anche lì l’abbiamo raggiunto, o ci siamo vicini – e per estensione alle fonti fossili di energia.

Il “picco” è il momento in cui dobbiamo fare i conti con i limiti posti dalla natura. Con il fatto che le risorse naturali, per quanto abbondanti siano, sono comunque limitate.

I conti, dicevo, si fanno al momento del “picco” perchè per prime si usano le risorse – l’acqua, in questo caso – più facili da sfruttare. Se il Pacific Institute ha ragione, insomma, di qui in poi bisognerà pedalare in salita. A maggior ragione se popolazione e consumi sono in aumento.

Eppure l’acqua, non c’è neanche bisogno di dirlo, è essenziale per la vita. Tutta: non solo quella umana. Senza acqua, in particolare, niente igiene, agricoltura, allevamento di bestiame.

Sempre secondo il Pacific Institute, la situazione è particolarmente critica in Cina, dove le risorse idriche sono sovrasfruttate, usate in modo inefficiente, pesantemente inquinate, e dove 300 milioni di persone non hanno accesso alla potabile.

Il comunicato stampa del Pacific Institute: ne abbiamo già consumata metà, il mondo rischia di rimanere senz’acqua

Leggi Il primo atlante mondiale delle falde sotterranee d’acqua

Foto Flickr

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13 risposte a Ne abbiamo già consumata metà, il mondo rischia di rimanere senz’acqua

  1. Giovanni scrive:

    >Eppure l’acqua, non c’è neanche bisogno di dirlo, è essenziale >per la vita. Tutta: non solo quella umana. Senza acqua, in >particolare, niente igiene, agricoltura, allevamento di bestiame.

    Al contrario, l’allevamento di bestiame è una delle maggiori cause di spreco d’acqua e risorse.

    Go vegan!
    http://www.saicosamangi.info/

  2. federico vannucci scrive:

    Il “picco dell’acqua”: ora nemmeno ti accontenti più del “picco del petrolio”, ma metti di mezzo addirittura l’acqua?!!!?!
    .
    Ti prego, Maria: PIETAAA’….

  3. andrea scrive:

    Vinta la battaglia per l’acqua pubblica in Lombardia

    Accolte in Regione Lombardia le richieste

    del Comitato referendario a difesa

    della gestione pubblica del servizio idrico

    waterMilano, 28 gennaio 2009 – Ieri, martedì 27 gennaio 2009, in Consiglio Regionale della Lombardia sono state votate all’unanimità le modifiche alla legge regionale n. 18/2006, contro la quale era stata promossa la campagna referendaria sostenuta da ben 144 Comuni della Lombardia.

    Ne danno fieri l’annuncio Giovanni Cocciro, l’Assessore di Cologno Monzese, capofila dei 144 Comuni referendari, e Emilio Molinari, Presidente del Comitato Italiano Contratto Mondiale sull’Acqua, insieme a una delegazione di sindaci e amministratori che ieri si sono dati appuntamento al Pirellone.

    Doppia vittoria, dunque: in Lombardia l’acqua è e resta pubblica e non sarà quindi necessario indire nessuna consultazione referendaria.

    Anche nelle parole di Michele Papagna, Presidente di Acea Onlus, Associazione Consumi Etici e Stili di vita solidali, si esprime grande soddisfazione per “una battaglia che ha visto protagonisti in primo luogo i cittadini, le amministrazioni comunali, i movimenti e le associazioni che, come AceA Onlus, si sono impegnate per ribadire non solo un no fermo alla privatizzazione, ma anche per promuovere una cultura dell’acqua come diritto dell’umanità, bene comune da consumare con rispetto e consapevolezza.”

    L’associazione auspica che questa vittoria rappresenti l’inizio di un percorso ancora lungo a difesa dei diritti di cittadinanza e dei beni comuni. Che l’impegno politico espresso sino ad oggi possa continuare a livello nazionale per contrastare la mercificazione delle risorse idriche e sottrarle alla logica degli interessi economici. Che si continui a tenere alta l’attenzione ed il rispetto verso l’acqua e tutte le risorse naturali adottando comportamenti sempre meno consumistici e sempre più orientati a scelte etiche e di responsabilità.

    Francesca Cazzaniga, Ufficio Stampa AceA Onlus

    Lucia Zucchella, Responsabile AceA campagna Acqua Bene Comune da http://nunveregghepiu.splinder.com/

  4. Paolo C. scrive:

    Io credo che la soluzione sia una ed una soltanto : regolamentare pesantemente l’industria e il marketing ed obbligare la produzione a standard più alti.

    Parlo di prodotti di maggiore qualità nel senso stretto del termine. Manodopera specializzata, materiali migliori, politica del “tutto acciaio” e “garantito a vita” anzichè dell’obsolescenza. E poi aumenterebbero i prezzi (anche se non troppo, visto che il concetto di marchio lascerebbe posto al concetto di qualità, che è un dovere e non un extra per cui pagare) e le fasce meno abbienti dovranno scegliere se comprare la macchina fotografica o la borsa di pelle nuova; questo è un problema. Qui da noi nessuno vuole rinunciare alle cose, anche i poveri preferiscono indebitarsi dalle finanziarie che restare senza l’ultimo gingillo e l’ultimo vizio. Abbiamo tutti una macchina fotografica, quanti la usano?

    Bisognerebbe abbattere soprattutto la società del consumo, ma secondo me è impossibile. Se tutti vogliono avere tutto, avere il meglio, avere quello che è sbrigativo, magari di pessima qualità ma sovraprezzato da un marchio, il tutto pena lo status di povertà… non si va molto avanti.

    Ovviamente si tratta di mie opinioni, di economia non so un baffo nè di politiche ecologiche. Tra l’altro non sono neanche un ecologista nel senso stretto del termine, la mia è una situazione incidentale visto che ho semplicemente affetto per le cose durevoli che possano durare anni anzichè mesi, ed una certa repulsione verso gli sprechi.

    Correggetemi se ho detto un mucchio di frottole :)
    E complimenti per il blog, lo seguo tantissimo.

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