
Che potenza la lisciva! Ieri la mia cucina sembrava il laboratorio di Maga Magò, con un pentolone di liquido dal dubbio colore che ribolliva sul fornello, ma sono lieta, da oggi, di appartenere simbolicamente al movimento della decrescita felice, che cerca di erodere il potere dell’onnipresente mercato suggerendo di autoprodurre almeno una delle cose che comunemente si acquistano. Col bricolage sono una frana, la preparazione della conserva di pomodoro equivale ai miei occhi ad un lungo incubo rosso sangue e così, essendo dotata di un caminetto e della conseguente cenere di legna, ho appunto autoprodotto il detersivo secondo questa ricetta.
La biancheria, in lavatrice a 60 gradi, è venuta benissimo: via tutte le macchie, perfino dalla tovaglia della cucina. Solo su una cosa non mi tornano i conti. Si suggerisce di adibire una pentola a quest’unico scopo, ma quella che ho usato ieri – di acciaio inox – dopo l’uso e un po’ di risciacqui era pulita e splendente come non mai. Forse il consiglio valeva per le pentole d’alluminio di una volta? Non so. Anche la pasta di cenere rimasta dopo aver filtrato la liscivia ha fatto magnificamente il suo dovere al momento di lavare i piatti, e perfino sul piano di cottura della cucina, in acciaio pure lui e di solito molto incline ad apparire, dopo ogni pulizia, “leopardato” dalle macchie lasciate dall’acqua. Mi piacerebbe regalare lisciva a Natale: cosa dite, sarà mai apprezzata? Foto Flickr.









Ciao Maria, grazie per le risposte. Io ho preso del legno, visto che nella foresta della Costa Rica dove vivo ce n’è, l’ho bruciato in una cariola mentre giravo il compost, e il giorno dopo l’ho setacciato. C’erano dei pezzi di legno neri, ma la cenere era bianca o grigia, ed è quella che è passata per il colino. Sarebbe stato lo stesso da un camino.
E adesso ho anche letto su un altro sito ecologico (che quindi non ha nessun interesse a screditare la lisciva) che non è che la lisciva sia il massimo per la lavatrice.
http://biodetersivi.altervista.org/index_file/page0003.htm
Io ci provo cmq, almeno per l’igiene personale e i piatti o piastrelle.
Mah. La mia lavatrice si beve due bicchieroni di lisciva tre volte alla settimana da ormai due anni e non dà alcun segno di cedimento. Neanche le lenzuola e tutto il resto
OK non l’ho filtrata, ma se metto la mano dentro sembra piuttosto trasparente, ed è viscosa, ma sulla lingua nessuna reazione. L’ho sobbollita per 2 ore, doveva per forza bollire a manetta?
Piuttosto trasparente ok, viscosa un po’ meno… Più che altro, stupisce che non pizzichi sulla lingua. Dovrebbe darti un effetto analogo al contatto con un pezzo di peperoncino rosso ben ben piccante. Non è che deve bollire a manetta: però non deve nemmeno bollire per finta. Diciamo che deve bollire come una pentola di bollito. Se non “pizzica” non so quanto possa lavare…
A scanso di equivoci con gente che ha già provato a buttarsi dalla finestra perchè nei cartoni animati lo fa Superman e poi prende il volo: la lisciva NON va inghiottita
Ok, cosa faccio di sbagliato? Ho fatto dell’altra cenere, l’ho aggiunta al fango di cenere della volta scorsa che era ancora nella pentola, ho riempito la pentola d’acqua, per cui con doppia cenere, e l’ho messa a bollire nella mia cariola di metallo piena di legna ardente (in caso avessi bisogno di altra cenere).
Risultato: ancora non mi pizzica la lingua, l’ho filtrata e non è gialla, ma ovviamente grigia per via della cenere, e col fanghetto non mi sento molto di usarlo per pulire e sfregare. Primo, perché non essendo caustica l’acqua figuriamoci il fango, e poi perché non voglio macchiare tutto di grigio. Blando com’è potrei darlo alle mie piante, ma io volevo fare la lisciva per il bucato!!!
Ho fatto 2000 ricerche, la metà dei siti dice che è sufficiente colare dell’acqua attraverso la cenere e l’acqua che scola è già lisciva, e se non fosse forte ripassarla, ma tutto a freddo! Io l’ho bollita a morte in quella cariola, tanto che l’acqua si era ridotta di un quarto.
Sarà la pentola che mi neutralizza l’alcalinità? È una di quelle sottili smaltate. Uff…
Ma come hai fatto, Sergio? Sembri me quando cucino e mi viene una roba completamente diversa da quella promessa dalla ricetta, e che perdipiù promette di essere immangiabile
Aggiungere altra cenere a quella giù usata e cotta, non credo che aiuti. Fossi in te, ricomincerei daccapo.
Dunque. Una parte (in volume) di cenere e cinque di acqua, ok? E poi bollire. Non so come tu faccia a far bollire la pentola in una carriola, ma l’importante è che bolla per due ore.
La pentola smaltata, non so proprio se c’entra, ma non credo. In ogni caso è vero, già l’acqua fredda aggiunta alla cenere e poi filtrata dà una blanda lisciva, ma giallina, NON grigia. E la lisciva a freddo non pizzica la lingua, almeno in base alla mia esperienza.
Perchè la lisciva non sia grigia basta filtrarla attraverso uno straccio di cotone bagnato e strizzato. Tu come hai fatto?
Visto che sei in Costa Rica: sarà mica il tipo di legno? Tiro ad indovinare, eh. Esisteranno ben anche degli alberi importati dall’Europa: fossi in te farei ancora un tentativo con il loro legno.
Fammi sapere come si evolve, mi raccomando.
Il legno è di un albero che qui chiamano sandal, ma non ha niente a che vedere col legno di sandalo, però quando brucia è piuttosto aromatico, e sospetto che sia per delle chiazze muschiate che ha sulla corteccia.
Non so se sia legno duro o molle, però profuma, e visto che ci devo fare detersivi e saponi…
La cariola mi fa da camino. La prima volta che ho bruciato il legno era per terra, e ho dovuto lasciare parte della cenere lì per non mischiarla con la terra. Nella cariola invece alla fine ho solo cenere, perlopiù bianca, la setaccio in un colino di metallo, la metto nella mia pentola, aggiungo 5 parti di acqua e poi, la prima volta l’ho fatta bollire sul fornello, e l’ultima volta nella stessa cariola mentre bruciavo dell’altra legna. La filtro fredda, ovvero decanto il liquido trasparente in un altro contenitore attraverso un panno di cotone 75% (lenzuolino, ci faccio il formaggio etc.). Mentre verso, un po’ dell’acqua sporca vicino al fanghino si versa. Ma quello non è il problema; posso smettere di versare prima, e mi rimane solo un liquido trasparente (forse giallino). Quello che voglio sapere è come calcolare il pH, visto che sulla lingua non pizzica mai e sono vegetariano e non posso fare la prova dell’uovo. A quanto pare il pH giusto per fare il sapone è quando un uovo rimane sospeso giusto sotto la superficie della lisciva. Volendo, potrei cercare un vicino che alleva polli, così non pagherei per l’uovo, ma mi fa comunque un po’ ribrezzo.
Se è un fatto di densità proverò a bollire il liquido trasparente finche diventa denso, ma non si spiega come faccia la gente ad ottenere la lisciva molto più facilmente, versando acqua fredda su strati di cenere e paglia.
Quella dell’uovo non la sapevo! Sono vegetariana, non però vegana: credo che farò la prova dell’uovo.
Per filtrare meglio la lisciva prova così: prendo una bottiglia, infila nel collo un imbuto, fodera l’imbuto con lo straccio, versa sullo straccio a mestoli la lisciva, curando di lasciarla prima ferma un paio d’ore affinchè la cenere si depositi sul fondo e curando di tirarla su cul mestolo in superficie, senza smuovere il fondo. Verrà limpidissima.
Se la ltua lisciva è giallina e limpida, va bene. Per il fatto che si ostini a non pizzicare sulla lingua, non so che dirti. Forse la tua lingua è meno sensibile della mia…
Comunque, dopo aver ottenuto una lisciva passabilmente limpida prova a lavarci qualche indumento o qualche pezzo di stoffa cui non tieni troppo. Se il bucato viene bene, la lisciva è ok, che pizzichi o no.
Per la famosa lisciva a freddo: non so proprio e non ho mai provato, ma non credo che lavi così bene. Qui dove abito nei ricordi dei vecchi, anzi delle vecchie (e in più sono già quasi vecchia anchi’io…), si parla sempre di bucato fatto con la lisciva cotta. Ho sentito vagamente anche di altri sistemi: impilare il bucato in un tino, metterci sopra un grosso setaccio pieno di cenere, versare lentamente acqua sul setaccio. Una lisciva a freddo, praticamente. Poi però bisognava recuperare l’acqua dal tino, portarla a bollore e versarla di nuovo sul bucato attraverso il setaccio pieno di cenere. Operazione da ripetere più e più volte. Tanto vale bollire la cenere prima…
Neanch’io sono vegano, bensì latto-vegetariano. In effetti è vero che avrei dovuto provare a farci il bucato lo stesso. Tra l’altro, ai tempi della lisciva il bucato si faceva con l’acqua caldissima (e non tanto spesso come lo facciamo noi), mentre noi qui abbiamo solo l’acqua fredda. Funziona a freddo?
A freddo non lavo niente. In acqua appena tiepida lavo lana e delicati: vengono benissimo. Macchie, unto e simili con l’acqua fredda non vanno mica tanto via…
Io lavo riempiendo la lavatrice con acqua calda presa dal boiler a gas. Scaldare l’acqua con l’energia elettrica, come appunto fa la lavatrice, è un metodo molto inefficiente. Così è contento il pianeta ed è contenta la mia bolletta della luce.
Ah lo sapevo che c’era la magagna. Qui con i detersivi chimici possiamo lavare anche a freddo e per fare l’acqua calda dovremmo usare la bombola del gas, che già solo per cucinare ci dura solo una settimana.
Adesso che ci penso, nella nostra mini centrale idroelettrica/solare c’è una resistenza immersa in un barile d’acqua per quando le batterie sono piene e bisogna spurgare l’energia di troppo. Quell’acqua dev’essere almeno 60º. Ci proverò.
Ma come fa a non pizzicare sullla lingua da fredda? Dev’essere comunque caustica per funzionare. Volevo fare un esperimento col sapone, ma mi sa che rischio di sprecare un sacco d’olio.
Caio a tutti,
ho letto i vostri commenti ed è stata una piacevole lettura,
io ho provato fare la lisciva già due anni fa, seguendo una delle ricette di una volta (e sono tante). Poi parlando con i vecchietti di una casa di riposo (entusiasti di parlare delle cose che si facevano una volta), siamo arrivati ad una conclusione e cioè:
l’unica differenza tra una lisciva prodotta a caldo e una prodotta a freddo è che, quella prodotta a caldo è più trasparente e serve meno cenere per avere la stessa quantità alla stessa forza.
Per quanto riguarda il passo successivo, produrre il sapone, ricordatevi che con questi metodi (compreso quello descritto nel mio sito, ricaverete solo sapone molle (questo metodo fu usato per la prima volta dai coloni del nord America). Il sapone vi risulterà sempre molle, sia che usiate l’amido, sia che aumentiate le dosi della lisciva, perchè c’è un limite tra le percentuali di olio e lisciva oltre il quale non si combinano. Inoltre, usando troppa lisciva o troppo densa correte il rischio di produrre un sapone (molle) troppo aggressivo. Il sapone di lisciva più vecchio che ho in casa ha circa un anno e ha la consistenza del burro ed un colore paglierino scuro. Tenendo presente che questo E’, un sapone primitivo, debbo dire che è molto efficace. Io lo uso sopratutto per lavarmi le mani, avvolte sporche di quel nero untuoso del ferro nuovo (da carpenteria) o sporche di cemento e colore e rimango sorpreso ogni volta di come sbianca le mani, inoltre, ho notato che da quando lo uso non ho più le mani screpolate (tipico dei muratori), basta crema per le mani.
NB. Se volete un sapone più duro usando questo metodo, dovete usare grasso animale chiarificato. Consiglio: per chi vuole saperne di più del sapone molle, deve orientare le sue ricerche in inglese o spagnolo e cercare le ricette dei primi coloni del Nord America, troverete anche molte immagini delle pietre che usavano per colare la lisciva a freddo.
Ciao
A Sergio. Prova a farci il bucato, caspiterina! Non pizzica sulla lingua, dici. Vero, ma sulla mia lingua un sugo per la pastasciutta con un’ombra di peperoncino rosso mi fa venir voglia di chiamare i pompieri, tanto pizzica, e non riesco ad arrivare al secondo boccone. Mia figlia se ne mangia giososamente due piatti e mi dice: Pizzica?!? Ma va!
Ad Adriano. Per favore, puoi darmi qualche link sul sapone fatto con la lisciva, possibilmente in inglese? E le pietre usate per colare la lisciva a freddo, poi! Non riesco proprio ad immaginare…
Adriano, grazie per i ragguagli, ma il sapone di Marsiglia viene notoriamente fatto con olio d’oliva e mi sembra bello duro.
In effetti, le mie ricerche le faccio sempre in Inglese. Si trovano molti più video e informazioni in generale. Questa volta sono incappato qui perché la parola “lisciva” la conoscevo da un episodio di Super Quark, mentre non ero sicuro che “lye” fosse la stessa sostanza.
Proverò anche in Spagnolo. Anche in Francese, perché no, ma da che mi ricordo, la ricetta del sapone di Marsiglia è segreta dai tempi del Re Sole.
Maria, ok ce lo faccio il bucato! Ma tanto, se funziona solo con l’acqua calda, il mio bucato verrà già meglio per via dell’acqua calda, e non saprò quanto sarà dovuto alla lisciva. Basta che mi sbrigo perché qui siamo in piena stagione delle piogge e non so come togliere la muffa dai miei panni (!).
Si certo Sergio, lo so, ma il sapone di marsiglia lo fanno con la soda e non con la lisciva come stiamo tentando noi.
c’è chi usava mettere un po di farina (di Mais) per renderlo più duro, va messa a fine cottura e dopo raffreddato, io sinceramennte devo ancora provare! ma so che in africa fanno ancora così.
anche perche la farina e un ottimo sgrassante e quindi assorbirebbe anche l’olio che non si è perfettamente ammalgamato con la lisciva
(con la farina provate a lavarci i piatti unti e vedrete!, anche i miei nonni la usavano,finito di lavare i piatti, davano questa sorta di brodo al maiale, con l’aggiunta di qualche patata)
Capisco, e la soda da dove viene? A me non importa che sia lisciva o soda, basta che si possa fare in casa con ingredienti che si trovano in natura, visto che vivo in mezzo alla foresta, ma mi sa che seppure dai tempi del Re Sole, la soda si fa in laboratorio chimico, no?
E con la farina non si crea una pastella che diventa ancora piu difficile da togliere dalle stoviglie?
Adriano, ho visto sul tuo sito la ricetta del sapone con la lisciva e la proverò. E’ molto diversa da quella che ho seguito io. Anch’io, come Sergio, vorrei ottenere del sapone con ingredienti “naturali”: non con la soda caustica, roba chimica che compri al supermercato.
Tu dici, Adriano, che di lisciva hai discusso lungamente con i vecchi, ottenendo varie ricette. Sul tuo sito non ne ho vista traccia (magari ho guardato solo tropo in fretta): se lasci scritto qualcosa qui…
E ancora una cosa, per Adriano e per tutti. Mi sto arrovellando da mo’ il cervello per trovare un prodotto naturale che sostituisca idraulico liquido e simili. Lo scarico della doccia di casa mia avrebbe bisogno, come dire?, di una bella ringiovanita. Se qualcuno ha idee e suggerimenti… Grazie!
Ciao
Sergio si è vero la sola è una questione chimica che risale al 1792,
e un composto che si ottiene solo in laboratorio (con le dovute precauzioni). ma però, mi sembra che qui, intendo tutti i post qui sopra, non tengano conto del fattore tempo, intendo dire:
tutti gli eventi che hanno portato al sapone commerciale di adesso, hanno subito per effetto di causa una metamorfosi , indirizzata al miglioramento. Quindi noi oggi con il sapere aquisito in questo lasso di tempo, dobbiamo decidere due cose: 1° da quale tempo vogliamo ricomenciare ( io direi da quando abbiamo cominciato ad inquinare chimicamente). 2° usufruire dei metodi che appartengono a quel tempo, sommandoli a tutta la conoscenza di oggi.
Vuio un sapone, duro ,bianco e profumato?, soda+ grassi (sintetici)+ essenze.
Vuio un sapone per lavarti?, lisciva + oli vegetali o grasso animale + oli essenziali.
se segli la seconda, come credo, non avrai mai un sapone commerciale.
in fondo che ti importa se rimane un pastella cremosa, personalmente la trovo più comoda ed igienica, basta raccoglierne un pizzico con un dito, anziche spalmarti la saponetta sopra lo sporco.
Riguardo la farina: dicevo di usare farina di Mais quella della polenta, per capirci ( però macimata fine), e questa non si impasta quando la bagni, mentre se usi la farina di grano (che è ancora più sgrassante, per l’alto contenuto di amido, devi mettere due o tre cucchiai da tavola, in proporzione alle stoviglie, in un bicchiere e aggiungere pochissima acqua e mescolare. quando l’impasto è omogeneo, aggiungi ancora acqua e continua a mescolare e procedendo così arrivi ad avere una soluzione quasi licquida e la versi nel lavandino. il tutto con l’esperienza ti occupa solo un minuto.
A Maria,
il consiglio viena da uno che gli spurghi li pulisce da una vita e mi disse: un litro di aceto bianco molto caldo. Versalo nei tubi di scarico alla sera quando sai che non ne farai più uso, al mattino risciacqua.
ciao a tutti … Adriano
Boh, va be’, secondo me mi sta facendo il malocchio la Palmolive. Sta mattina ho preso la “lisciva”, era trasparente e giallina, ma non densa. Tra l’altro, non so se tutti hanno letto il sito di Adriano (bisogna cliccare sul suo nome), ma volevo dire a tutti, vegetariani e no, che è meglio far galleggiare la patata che l’uovo; infatti uno dei metodi per sapere se un uovo non è più fresco, è proprio quello di vedere se galleggia, perché vuol dire che contiene una bolla d’aria.
Allora ho fatto bollire la lisciva e ogni tanto ci mettevo sta patatina che non galleggiava mai. Alla fine il liquido mi è diventato bello giallo, ma per via della patata e la patata, se mai avrebbe galleggiato sarebbe perché si sarebbe cotta nel frattempo, e invece ha fatto prima a evaporare quasi tutta la cosiddetta lisciva, ma sta patata andava sempre a fondo, e poi verso la fine non aveva neanche abb. liquido per galleggiare.
Mi sa che mi do all’origami…
Va be’ mi è partito un condizionale di troppo… è un po’ che manco dall’Italia, e poi comungue oramai abbiamo rimasti in pochi a parlare l’Italianesco correggiuto.
Tornando alla lisciva, non sarà che è tutto dovuto al fatto che non era legno duro?
ciao a tutti,
ho avuto un’idea dall’osservazione di Sergio, riguardo se è meglio usare la patata o l’uovo piuttosto che un penna d’oca o un bastone, per capire se la Lisciva è della forza giusta. Spero così di mettere tutti daccordo (vegetariani, vegani e animalisti). E’ un oggetto di legno di faggio, più pratico e preciso da usare e spero spiaccia a tutti, potete trovare foto di come si usa ed istruzioni eventualmente ne vorreste costruirvene uno.
http://www.flagoftheplanetearth.org/News.aspx?Lang=it-IT&Nid=10353
Colgo l’occasione per chiedervi se conoscete qualche associazione Onlus che potrebbe (liberamente) fabbricarlo e distribuirlo, traendone magari degli utili per le loro attività. Così anche voi potreste ordinarvene uno senza dovervelo costruire. La cosa mi farebbe piacere visto che è proprio l’intento del mio sito.
Grazie
Un po’ complicato (almeno per me) costruire questo oggetto. Fammi capire una cosa, Adriano: se io prendessi un cubo o un parallelepipedo di faggio, senza stare a smussare l’angolo e ad applicare il manico, non potrei raggiungere il medesimo risultato?
Basterebbe chiedere a qualche amico appassionato di bricolage …
comunque come dici tu, sarebbe stato troppo bello se fosse così facile! perchè se tu immergi un oggetto così senza creare un baricentro spostato qualsiasi forma potrebbe roteare nell’acqua, impedendoti di avere la possibilità di fare un segno preciso. Inoltre l’astina serve per recuperarlo e non avvicinarsi alla lisciva.
Potresti acquistare anche un uovo di legno, quelli che usavano le nonne per riparare i calzini, ma anche qui tende a roteare e il segno fatto immergendolo dell’acqua salata va dove gli pare. Se trovo un’associazione (non a scopo di lucro) che li vuole produrre, potremmo avere la possibilità in tanti di avere una lisciva tarata e così sarebbe più facile scambiarci le ricette.
Fantastici…… non mi era mai capitato di leggere un intero “botta risposta”, interessantissimi i vostri esperimenti che mi cimenterò ad effettuare. Ricetta per Maria (per lo spurgo lavandini, docce e vasche) : 150 g. sale grosso, 150 g. bicarbonato, versa nllo scarico e subito dopo versa velocemente un pentolone di acqua bollente.
Grazie dei preziosi consigli!
gentili amici,
vi scriviamo perchè da un pò di tempo autoproduciamo la lisciva con la cenere e usiamo questo detergente “naturale” per piatti, lavatrice ecc…. alcuni amici però ci dicono che il principio attivo è la soda caustica altamente inquinante! è vero? cosa pensate a riguardo?
grazie per la cortese attenzione.
guidoedaniela
Le lezioni di chimica ai tempi del liceo tornano tuttora periodicamente nei miei incubi. Però la lisciva dovrebbe essere idrossido di potassio, KOH, mentre la soda caustica è idrossido di sodio, NaOH.
La lisciva altamente inquinante? Non credo proprio. La cenere di legna viene sparsa negli orti per concimare, anche se certo non a quintali
Maria ha ragione. Il potassio è prezioso per l’agricoltura.
Si sente sempre di più emergere la necessità che a scuola si insegnino ….bene i fondamenti della chimica (e anche della fisica). Così si leggerebbero sui giornali meno inesattezze e stupidità, che fuorviano il comportamento dei cittadini indirizzandoli verso un ecologismo incompetente e sconclusionato.
grazie mille per le inforamzioni, volevo saprele se potevo utilizzare una pentola in allumio per preparare la lisciva e se la stessa pentola poteva esserre usata per far boliire i vasetti della salsa
Ciao Filippo, io ho sempre usato una pentola di acciaio che impiego anche per cucinare. Nessun effetto collaterale
sabato scorso ho provato a fare la lisciva con 5 litri di acqua, quando si è raffreddata lo travasata e ottenuto solo 1.5 litri di lisciva ed ho notato che sul bordo della pentola in alluminio a contatto con liquido si foemavano boliicine…come friggere….è normale?
Non ti so proprio dire se è normale: non possiedo pentole in alluminio…
e che ne dici della resa di solo 1.5 litri di lisciva?
Abbastanza normale. Se fai bollire per due ore cinque litri d’acqua, quanta te ne rimane nella pentola? E tieni conto che c’è acqua anche nella pasta di cenere rimasta sul fondo
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ho trovato interessante questo sito:
http://www.asuc.it/index.asp?pg=172
carissimi, ke bello leggervi…. Ora domandina e se volessi del sapone liquido? Lo preferisco invece della pasta… Mi aiutate con dosi e metodi vari? Grazie infinite dal brasile