Dopo sette ore di camera di consiglio, il giudice Lorenzo Miazzi, del tribunale di Adria, ha condannato l’Enel per danneggiamento aggravato alla flora del delta del fiume Po in relazione alle emissioni della centrale a olio combustibile Polesine Camerini. La sentenza pone fine ad un lungo dibattimento che aveva preso il via dalle segnalazioni dei comitati civici di Porto Tolle e delle associazioni ambientaliste. Il processo si basava infatti sulle risultanze delle indagini svolte tra il 2001 e il 2003 dal Nucleo operativo ecologico dei carabinieri di Venezia, avviate dopo che era stata riscontrata un’elevata incidenza di malattie e morti per tumore nella zona del delta vicina alla centrale termoelettrica. E così 30 mila pagine di atti processuali, 77 testimoni e un escursus di 22 parti civili hanno portato alla condanna a 7 mesi per l’ex amministratore delegato Franco Tatò, 1 mese per Paolo Scaroni, 2 mesi per Paolo Zanatta, ex direttore della centrale e una sanzione pecuniaria per Renzo Busatto, altro ex dirigente Enel. E’ invece di 2,5 milioni di euro la somma che l’Enel dovrà pagare quale risarcimento per il danno ambientale.
Soddisfazione per aver visto riconosciute le proprie tesi sono state espresse da tutti i soggetti coinvolti, fra loro l’Ente Parco del Delta cui spettano 500 mila euro, la provincia di Rovigo, 200.000 euro, i comuni dell’area polesana, 100.000 euro ciascuno, e le associazioni ambientaliste.
Inutile riferire il commento dell’Enel che ha annunciato l’immediato ricorso in appello. E non è sicuramente né per i 2 milioni e mezzo di euro né, forse, per difendere i suoi ex amministratori che l’azienda ha deciso di rispondere alla sentenza. D’altra parte con un ricavo per il 2005 di 34.059 milioni di euro (+9,8) e un utile netto di 3.895 di euro (+ 48%) cosa sono 2 milioni e mezzo di euro? Quel che forse muove l’appello e che probabilmente rode è il principio affermato da Lorenzo Miazzi, giudice di Adria. Un principio che finalmente fa crollare l’arroganza e la sufficenza con le quali le grandi compagnie e i loro mandarini fanno e disfano a loro piacimento, all’ombra di marchi… a partecipazione statale.
[vedi Tg3 Veneto]









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