mag  12
12

Crisi economica e risorse naturali, parte seconda. Gli economisti e la scatola di spilli

Torno a scrivere del legame fra crisi economica e risorse naturali, constatando con rammarico che è possibile laurearsi in Economia senza mai aver raccolto gli spilli sul pavimento. Avete presente quando si rovescia la scatola? Prima possiamo radunarli per tirarli su a mucchietti, poi li prendiamo a pochi per volta, e infine li andiamo a cercare sotto i mobili.

Vale anche per l’estrazione delle risorse naturali, sulla quale si basano tutte le attività umane. Questa crisi si è prodotta – sarà proprio solo un caso? – nel momento in cui si è palesata la fine dell’abbondanza.

Di solito parlo soprattutto di acqua e petrolio (sono al picco, il momento in cui l’estrazione rallenta), ma il blog del giornalista Matthieu Auzanneau sul sito di Le Monde fa il punto della situazione per quel che riguarda i metalli. Il link come sempre è in fondo. Continua a leggere

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mag  12
9

Macchè Monti e la sua crescita. Limiti delle risorse naturali e crisi economica

Mi viene l’orticaria tutte le volte che sento Monti promettere e invocare la crescita economica come soluzione della crisi che affligge l’Italia, l’Europa e più o meno tutto il mondo. Mi viene l’orticaria anche quando in Francia invoca la crescita Hollande, per il quale comunque già nutro una stima superiore.

Questa crisi è ecologica, non economica, e non finirà. “Crescita” significa produrre (e acquistare) di più, estraendo e trasformando una crescente (appunto…) quantità di risorse naturali: sulle quali si basa ogni attività umana.

Ma le risorse naturali, proprio in questi anni, altro che essere estraibili in quantità crescente! Dopo decenni di sfruttamento forsennato stanno dimostrando tutti i loro limiti, tutta la loro finitezza. E allora bisognerà ben uscire dalla crisi in un altro modo, non vi pare? Continua a leggere

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mag  12
4

Alla faccia del popolo sovrano. Piemonte, impallinato il referendum contro la caccia

La Regione Piemonte ha impallinato ieri il referendum per limitare la caccia che – richiesto nel 1987 da 60.000 elettori, me compresa – doveva finalmente aver luogo il 3 giugno.

Per un quarto di secolo la Regione si è opposta in tutti i modi e in tutte le sedi allo svolgimento del referendum, finchè non è stata obbligata ad indirlo dalla Corte d’Appello e dal Tar (Tribunale amministrativo regionale)

Vinto ma non domo, ieri il Consiglio regionale ha abrogato la legge piemontese sulla caccia che il referendum mirava a modificare: così ora si può cacciare più di prima e (anche se manca ancora la conferma formale, anche se la situazione potrebbe addirittura ribaltarsi) sul sito della Regione si legge che non si va più a votare. Gli anticaccia annunciano ricorsi al Tar.

Qui non si tratta solo di impedire l’uccisione di animali innocenti, cosa che pure mi sta a cuore moltissimo. Si tratta di difendere la democrazia e i diritti di tutti noi. I diritti del popolo sovrano (o che tale in teoria dovrebbe essere) al quale si impedisce in ogni modo di far sentire la propria voce. Continua a leggere

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mag  12
3

Inizia l’estrazione di idrati di metano. Scassare la Terra, una nuova frontiera

E’ la nuova frontiera dei combustibili fossili non convenzionali. Anzi: la nuova frontiera dello scassare la Terra. Il Dipartimento per l’Energia degli Stati Uniti ha annunciato con squilli di trombe e rulli di tamburi il successo di un esperimento in Alaska per estrarre gli idrati di metano, il “ghiaccio che brucia”. E’ praticamente la prima volta nella storia dell’umanità.

Il test è stato effettuato insieme ai giapponesi (che compiono anche tentativi per conto loro; tutti i link come sempre in fondo) e alla società Conoco Phillips.

Già estrarre shale gas col metodo del fracking è far violenza in profondità alla Terra. L’estrazione di metano dagli idrati è una violenza ancor più profonda, più brutale, più pericolosa per il pianeta e i suoi abitanti.

Eppure gli Usa affamati di energia investiranno quest’anno 6,5 milioni di dollari per proseguire le ricerche nel settore, più – forse – altri 5 milioni l’anno venturo. Continua a leggere

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apr  12
30

Italia deferita alla Corte Ue. Certificazione energetica degli edifici, il pasticcio brutto

L’Unione Europea ha deferito l’Italia alla Corte di giustizia per il mancato adeguamento della normativa nazionale in materia di certificazione dei consumi energetici degli edifici.

E’ una questione ecologica (meno energia si consuma, più il pianeta è contento) ma anche economica, e tocca direttamente le tasche di ciascuno.

In sostanza, lo Stivale ha parzialmente disatteso l’obbligo di abbinare ad ogni immobile la documentazione delle sue caratteristiche che influiscono sulle bollette ancor più delle abitudini degli inquilini. Se il concetto risulta ostico, pensate al costo del riscaldamento in una casa ben coibentata e in una che invece è tutta spifferi (nella foto all’infrarosso).

Come se non bastasse, anche laddove i dettami europei non sono stati elusi, le norme italiane in materia di certificazione energetica sono un brutto pasticcio. Ingarbugliatissime e bucate come un groviera. Si tratta di ignavia? Forse, ma probabilmente non solo. Continua a leggere

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apr  12
24

L’insostenibile pesantezza degli esseri umani. Nuovo mais Ogm, storia surreale

La storia del nuovo mais Ogm in procinto di essere approvato negli Usa è surreale ed emblematica del modo in cui gli esseri umani tentano di correggere la loro insostenibile pesantezza: ovvero con una dose da cavallo di insostenibilità.

Ricordate l’imbarazzante invasione di super erbacce nei campi americani? Le infestanti ormai si fanno un baffo del diserbante Roundup, il cui uso è abbinato alla semina delle “vecchie” colture Ogm ingegnerizzate per superare indenni un trattamento in grado (teoricamente) di stecchire ogni vegetale.

Ebbene, ora pare che abbiano trovato il modo per eliminare le super erbacce. Non la rotazione delle colture – pratica antichissima quanto efficace – bensì un nuovo mais Ogm resistente non più al Roundup ma ad un diserbante ancor più potente: il 2,4-D, uno degli ingredienti del micidiale Agente Arancio impiegato dagli Usa nella guerra del Vietnam.

In attesa, ovviamente, che le erbacce si attrezzino per sopravvivere anche a questo. Continua a leggere

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apr  12
20

Il lato nero delle banche. Campagna contro gli investimenti nel carbone di Unicredit

A volte le banche hanno un lato nero e sporco. Ma cosa avete capito, io mi riferisco esclusivamente al carbone: nero e sporco, appunto, e soprattutto nemico del genere umano. Eppure il suo impiego è abbondantemente finanziato dalle banche stesse. Attraverso i nostri soldi.

E’ on line la campagna per indurre Unicredit a smettere di investire in centrali che bruciano carbone per produrre energia elettrica.

Ci sono un video divertente (subito dopo il “segue”) e una pagina web con una petizione (link in fondo) in cui si sottolinea che nel 2011, mentre chiudeva 109 sportelli (pari a 1457 posti di lavoro), Unicredit ha registrato un profitto di 847 milioni di euro ed è stata elencata come uno dei principali investitori nel carbone, nelle società carbonifere e nello sviluppo di questa tecnologia.

In particolare, “in Slovenia, UniCredit contribuisce con milioni di euro alla costruzione della centrale a carbone di Šoštanj, mentre a casa propria la banca si tinge di retorica verde”. Ed ecco il video. Continua a leggere

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apr  12
16

Vicino agli inceneritori aumenta la mortalità per il cancro. Il caso di Forlì

Vicino agli inceneritori il cancro colpisce più duramente. L’Arpa Toscana (non un comitato di cittadini preoccupati, ma l’agenzia regionale per la protezione ambientale) ha messo sotto la lente di ingrandimento la situazione a Forlì.

Già uno studio francese, qualche anno fa, aveva mostrato un legame fra incidenza del cancro e presenza di inceneritori.

Però, si disse allora per tranquillizzare, quel lavoro riguardava le persone esposte alle emissioni negli Anni 70 ed 80, ed ammalatesi nel periodo 1990-1999: in seguito le norme anti inquinamento sono migliorate. Ma i dati di Forlì sono più recenti. Continua a leggere

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